Censura

26 gen

Sta facendo molto discutere l’opera teatrale di Romeo Castellucci Sul concetto di volto nel Figlio di Dio, accusata di essere blasfema. In una delle scene dell’opera il protagonista scaglia qualcosa contro l’immagine di Cristo. Secondo i cattolici si tratterebbe di feci, mentre il regista si difende dicendo che si tratta di inchiostro. La prima dello spettacolo si è tenuta a Milano il 24 gennaio scorso. Durante la rappresentazione alcune organizzazioni cattoliche hanno inscenato una messa di riparazione. Da molte parti si è chiesto di censurare lo spettacolo, perché offensivo nei confronti dei cattolici, mentre diversi intellettuali hanno scritto un appello in favore della messa in scena dell’opera.

Voi cosa ne pensate? Ritenete che sia giusto censurare un’opera, se questa offende – e ammesso che offenda – la religione cattolica?

Di seguito un servizio del Tg3

Ghettizzare gli immigrati? Un chiarimento sul libro di testo

24 gen

Il libro di testo in uso in una delle prime (Aa. Vv., Il manuale di scienze umane, Marietti) ha un passo che pare discutibile. Ho contattato uno degli autori, il professor Vincenzo Matera dell’Università di Milano Bicocca, per chiedere chiarimenti. Quello che segue è il nostro scambio di email.

Gentile professor Matera,
grazie per la sua disponibilità.

Il nostro dubbio riguarda un passo a pagina 55 del Manuale.
Dopo aver sostenuto che esiste una contraddizione tra appartenenza e presenza dello straniero, poiché “mentre lo Stato nazionale pretende lealtà da parte dei suoi concittadini (…) lo straniero, proprio perché tale, non si sente (o si teme che non si senta) obbligato a rispondere in questo senso”, il testo conclude:


Ciò non sarebbe un problema per gli Stati nazionali se gli stranieri che soggiornano per un periodo limitato, fossero confinabili (spazialmente, ritualmente, giuridicamente).

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Cos’è educazione?

19 gen

Questa mattina abbiamo (in 5A) cominciato a discutere sul tema Cos’è educazione?, al fine di giungere ad una concezione condivisa dell’educazione – una nostra teoria pedagogica, per così dire.
Nell’immagine seguente c’è la lavagna dopo un primo giro di risposte:

Come si vede, le parole più ricorrenti sono trasmettere, valori e regole.
Abbiamo cominciato a ragionare sul trasmettere. Vi ho fatto notare che il trasmettere è unidirezionale, va da A a B, e vi ho chiesto se si può considerare unidirezionale un rapporto educativo: se, cioè, chi educa dà senza ricevere. Ci siamo trovati d’accordo nel ritenere che anche chi educa riceve qualcosa dal cosiddetto educando. Qualcuno di voi ha detto che allora sarebbe meglio parlare di dialogo.
Questa può essere una prima conclusione della nostra ricerca: l’educazione è una cosa che accade in una situazione dialogica.
Abbiamo anche visto che, poiché l’educazione è un processo che dura per tutta la vita, lo stesso educatore si può considerare un educando. Il dialogo educativo è dunque un dialogo tra due persone (l’educatore e l’educando) che si stanno educando. Restano da capire meglio le caratteristiche di questo rapporto. Come dobbiamo pensare il dialogo tra educatore ed educando? In che modo si differenzia da altre forme di dialogo? Che differenza c’è, ad esempio, tra il dialogo educativo ed il dialogo erotico (quello degli amanti)? E tra il dialogo educativo e quello tra amici?
Dopo aver risposto a queste domande possiamo discutere dei valori.

Si riprende

2 gen

Tre anni fa ho chiuso/sospeso questo blog, perché ho lasciato la scuola per fare un dottorato di ricerca. Come spiegavo allora, avevo bisogno di un po’ di tempo per studiare e scrivere: ed in effetti questi tre anni mi sono serviti a fare alcuni studi cui tenevo molto (pubblicando tre libri: Il Dio di Gandhi. Religione, etica e politica, Levante editore; La pedagogia di Gandhi, Edizioni del Rosone; Pedagogie della liberazione, Edizioni del Rosone, scritto con Paolo Vittoria). Tra le altre cose, ho fondato con degli amici una rivista che si chiama Educazione Democratica.

Da lunedì tornerò a scuola. Cercherò di fare scuola in modo diverso, mettendo in pratica le cose che ho studiato in questi tre anni (ad esempio la maieutica reciproca, di cui vi parlerò). Penso che lo strumento di questo blog, che ho provato sporadicamente ad usare senza grande successo con gli studenti universitari (come potete constatare dai post precedenti), possa ancora servirci per mettere a fuoco i problemi e confrontarci in modo aperto.

Al più presto, sperando che non vi siano intoppi tecnici e burocratici, avvieremo le prime discussioni. Intanto vi auguro un anno nuovo felice e fertile.

Homeschooling

11 dic

Abbiamo visto durante l’ultima lezione (mi rivolgo agli studenti del corso di Educazione Comparata dell’Università di Bari) che Gandhi in Sudafrica rifiuta di mandare i figli a scuola, praticando quello che oggi si chiama homeschooling (scuola domestica). La sua scelta era motivata dal fatto che considerava inadeguate le scuole esistenti in Sudafrica, che non prevedevano l’insegnamento nella lingua degli immigrati indiani o addirittura non ammettevano studenti indiani (avrebbero fatto un’eccezione per i suoi figli, cosa che Gandhi considerava inaccettabile).
Come ho accennato, la possibilità di no mandare i propri figli a scuola, offrendo loro un’educazione domestica, è aperta in Italia dall’articolo 111 del Decreto Legislativo 297/94:

I genitori dell’obbligato o chi ne fa le veci che intendano provvedere privatamente o direttamente all’istruzione dell’obbligato devono dimostrare di averne la capacità tecnica od economica e darne comunicazione anno per anno alla competente autorità.

Si tratta di una via poco praticata, e riservata comunque a quei genitori che hanno le possibilità soprattutto culturali di provvedere all’educazione dei figli (vale a dire, prevalentemente a persone laureate). Negli ultimi tempi tuttavia le esperienze di stanno moltiplicando, e sono nati anche siti internet che ne parlano, come Mio figlio a scuola non ce lo mando e Controscuola.
Mi piacerebbe sentire cosa ne pensate. Ho invitato Erika, che ha creato il sito Controscuola, a discuterne con noi.

Domande su Gandhi

1 nov

Alla fine della conferenza su Gandhi al liceo di Narni ho proposto agli studenti di continuare la discussione on-line su Muntu. Mi hanno mandato alcune loro domande, cui rispondo con i post che segue, invitandoli (e come sempre l’invito è esteso anche agli altri) a continuare la discussione nei commenti.

Il lavoro per Gandhi dovrebbe essere scelto in base alla tradizione castale; ma allora come lo considera? Non come un modo per esplicare la propria creatività e il proprio impegno.


Ciò da cui bisogna partire è la concezione gandhiana della società. Per Gandhi la società non è un insieme di individui, ma un grande organismo che funziona grazie al contributo di tutti. L’uomo non ha il diritto di perseguire scopi ndividuali che siano in contrasto con gli interessi della società. La società come organismo funziona se ognuno compie il proprio dovere, che è quello indicato dalla propria casta di appartenenza. E’ una concezione estrememente lontana dal nostro modo di vedere, e difficilmente sostenibile oggi. C’è però in Gandhi anche dell’altro, riguardo alla questione del lavoro. Era sua convinzione che il lavoro manuale non sia per nulla inferiore al lavoro intellettuale, e che anzi sia moralmente superiore. E’ un’idea che riprende da Tolstoj, che a sua volta l’aveva appresa dal contadino Bondarev. Per Gandhi ognuno dovrebbe dedicarsi al lavoro manuale: lui stesso dava l’esempio, sia impegnandosi ogni giorno nella filatura, sia pulendo le latrine e comprendo altri lavori considerati umili nelle sue comunità. Questa idea della dignità del lavoro manuale mi sembra molto importante, anche se in pieno contrasto con le idee dominanti (noto di sfuggita che mentre aumenta nel nostro paese la disoccupazione intellettuale, le aziende lamentano la mancanza di artigiani). Continue reading 

Una mia lezione su Radio Radicale

21 ott

Nel sito di Radio Radicale è possibile ascoltare una mia lezione su Gandhi, tenuta al liceo “Gandhi” di Narni lo scorso 2 ottobre, in occasione della commemorazione della nascita del Mahatma. La registrazione è qui.

L’educazione democratica

8 gen

La sera del 29 dicembre ho conversato con gli studenti del liceo “Pacinotti” di Cagliari, invitato dal loro docente di filosofia, Ettore Martinez. La discussione si è tenuta sulla rete IRC, ed ha riguardato alcuni temi della pedagogia libertaria. Con il consenso degli studenti, riporto qui la conversazione integrale. Spero che loro o gli altri visitatori di questo laboratorio (l’invito è ai miei ex studenti) vogliano continuarla usando i commenti a questo post. In particolare mi piacerebbe che il confronto riguardasse la domanda che ho posto alla fine della conversazione: come dovrebbe essere per voi una scuola per essere autenticamente democratica? E’ possibile anche fissare un appuntamento in rete per discuterne “in diretta”. Continue reading 

Oltre

21 dic

Questo laboratorio didattico è nato cinque anni fa senza troppe pretese: volevo semplicemente vedere che sarebbe successo se avessi portato i miei studenti a discutere in rete. Non mi spettavo molto. E invece la reazione è stata per certi versi sorprendente. Fin dall’inizio – allora insegnavo ad Apricena – lo strumento ha suscitato curiosità, interesse, perfino appassionamento. In cinque anni abbiamo discusso di tutto, dall’amore alla filosofia orientale, dai diritti degli animali al potere, dai matrimoni tra omosessuali alla pratica del salasso. Più di centotrenta discussioni, più di quattromila commenti.
Il tempo passa e le cose cambiano. E’ la legge della vita. Gli studenti che discutevano qui cinque anni fa ora sono all’Università. Io stesso sono cambiato. Il mio affetto per gli alunni, la passione ed il divertimento legati al mio lavoro sono immutati, ma sempre più ho avvertito, nell’ultimo periodo, il bisogno di tempo per dedicarmi ad altre cose che pure considero importanti. Di qui la decisione di lasciare la scuola per qualche anno; decisione che segna anche la fine di questo blog – o almeno la sua sospensione.
Sapete che detesto la retorica, soprattutto quella degli addii. Vi dico solo grazie, e vi auguro ogni bene.

Il male

28 nov

Lo scorso 11 novembre a Rimini quattro ragazzi hanno dato fuoco a un clochard (barbone) che dormiva su una panchina. Secondo le testimonianze di quelli che lo conoscono la vittima, Andrea Severi, è un uomo mite, che non ha mai dato fastidio a nessuno. I responsabili dell’atto sono stati individuati ed arrestati. Hanno tra i 19 e i 20 anni. Dopo aver bruciato il clochard si sono vantati con gli amici ed hanno raccontato la loro impresa alle fidanzate, che probabilmente l’hanno trovata divertente.

Dovevi vederlo il barbone dentro al fuoco… Gli ho buttato addosso tutta la benzina che avevo. Lui non fiatava, dormiva…. Dovevi vederlo. Le fiamme che si alzavano. E quello lì che fa uno scatto e poi casca dritto… Avessi visto come si dimenava, urlava, quante fiamme! Poi siamo dovuti scappare…

avrebbe detto agli amici uno dei quattro, quello che materialmente ha gettato la benzina sul clochard.
Ieri pomeriggio ho seguito un po’ un dibattito televisivo su questo fatto di cronaca. Un commentatore diceva che non sono normali, un altro al contrario affermava definirli anormali è pericoloso, perché può portare a giustificarli, e vanno invece considerati come dei normalissimi balordi. Io ho qualche difficoltà, di fronte a cose del genere. Mi trovo spiazzato, non so che dire. Mi piacerebbe sentire cosa ne pensate voi. Perché, secondo voi, accadono cose del genere?

Classi ponte

21 nov

Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha rilanciato ieri, durante la giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, l’idea di creare a scuola della classi-ponte per i figli degli immigrati. Si tratta di una proposta della Lega Nord che dovrebbe favorire l’apprendimento della lingua italiana da parte dei ragazzi stranieri, inserendoli in classi in cui sono presenti solo stranieri e in cui si insegna in particolare la lingua italiana. Secondo Berlusconi ciò non comporta alcuna discriminazione, ma è “una cosa logica e doverosa a vantaggio dei bambini e delle maestre”. Molti invece criticano la proposta, sostenendo che in questo modo gli stranieri vengono trattati in modo diverso dagli italiani. Mariapia Garavaglia, ad esempio, ha commentato: “Siamo convinti che per i bambini non sia in nessun modo educativo vedere il proprio vicino di banco sottoposto a un trattamento discriminatorio che lo potrebbe segnare per sempre”. Altri hanno notato che il modo migliore per un bambino straniero per imparare la lingua italiana è quello di stare insieme agli altri bambini italiani.
Voi cosa ne pensate?

Discussione rivolta alla classe 1A.

L’alcool

19 nov

peroniMi avete chiesto di parlare di alcool, ed accetto molto volentieri, perché penso che si tratti di un tema importante di cui non si discute abbastanza. Basta ricordare i dati dell’ultimo Rapporto annuale sulle tossicodipendenze: nel 2007 in Italia sono morte 517 persone per droga, contro le 24.000 persone morte per alcool. Di fronte a questi dati, resta incomprensibile il comportamento delle autorità, che perseguono il consumo e la vendita di droghe anche leggere e non muovono un dito per frenare la diffusione di sostanze che provocano danni ben più consistenti. Non solo: molto spesso gli enti pubblici finanziano iniziative per la diffusione degli alcolici (in classe ho fatto l’esempio della manifestazione “Calici di stelle” di Lucera). Ultimamente il ministro delle politiche agricole, Luca Zaia, ha perfino detto che bisognerebbe consentire alla gente di farsi la grappa in casa: e questo in un paese in cui chiunque venga trovato in casa con una sola pianta di cannabis rischia il carcere.
Una traccia per la discussione può essere la seguente:
- il nostro/vostro rapporto con l’alcool (come, quando e quanto beviamo)
- la diffusione dell’alcool nel nostro ambiente (chi, quando e quanto beve)
- la motivazione (perché si beve)
- che fare?

Discussione per la classe 1D.

Nell’immagine: una vecchia pubblicità della Birra Peroni.

Degrado

12 nov

caladelfico1La foto che vedete (ripresa dal sito manfredonia.net) non riguarda un paese del terzo mondo. E’ stata scattata alcuni giorni fa a Manfredonia, in via Cala del Fico. In altri casi lo stesso giornale on-line ha documentato il degrado del Lungomare del sole, che è molto bello, ma deturpato periodicamente da persone che frantumano, imbrattano, insultano la poesia e la bellezza del luogo.

Non è, sia chiaro, un problema solo di Manfredonia. Fotografie simili si potrebbero scattare a Foggia, e non solo in periferia, ma anche in centro (c’è una discarica a cielo aperto a pochi metri del Palazzo della Provincia).

Che sensazioni suscitano in voi queste immagini? Vi sembra che sia una cosa grave, o vi lascia più o meno indifferenti? Perché, secondo voi, da noi accadono queste cose ed altrove no (o in forma non così grave)? E che cosa è possibile fare per evitare che accada?

Discussione indirizzata alla classe prima.

Le attribuzioni

7 ott

Durante l’ultima lezione di psicologia sociale (mi rivolgo alla terza) abbiamo cominciato a studiare le attribuzioni, le “etichette” che appiccichiamo agli altri nel tentativo di spiegare il loro comportamento, ma che in alcuni momenti possiamo applicare anche a noi stessi. Le attribuzioni si trovano spessissimo negli articoli di giornale: nel riferire fatti di cronaca, il giornalista quasi sempre suggerisce una interpretazione, attribuendo al protagonista della vicenda caratteristiche che possono far apparire il suo atto come grave o, almeno in parte, scusabile. Continue reading 

Il 25 aprile

22 apr

Venerdì prossimo è il 25 aprile, e voi non verrete a scuola. Si tratta di una festività un po’ diversa dalle altre: come il 1 maggio, non è una festa religiosa, ma politica. Questo vuol dire che non si festeggia un momento significativo della storia sacra, ma qualche fatto importante della nostra storia sociale e politica. Sapete cosa si festeggia il 25 aprile? A quale fatto storico fa riferimento questa data? E, se lo sapete, questa festa ha qualche significato per voi?

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