Amicizie su Facebook

facebooklineunlikeFa discutere la circolare con la quale il preside di una scuola media di Albisola Superiore, in Liguria, ha vietato ai docenti di stringere amicizia su Facebook con i loro studenti (qui un articolo). Un provvedimento analogo è stato preso in una regione tedesca, la Renania- Palatinato, con la motivazione che i contatti su Facebook mettono a rischio la distanza professionale che deve esserci tra studenti a alunni (qui un articolo).

Cosa ne pensate?

(La discussione è indirizzata agli studenti di prima, ma possono partecipare tutti.)

Cosa si può fare?

Domenica scorsa un uomo disabile di 73 anni è stato aggredito con pugni al volto da alcuni minori cui aveva chiesto di allontanarsi perché con il loro comportamento provocavano fastidio. L’episodio, di cui ha dato notizia Stato Quotidiano, è avvenuto a Manfredonia presso Piazzale Perotto. Me abbiamo discusso in un seminario maieutico in quarta, chiedendoci perché avvengono cose del genere. Alcuni hanno attribuito la cosa alle famiglie, che evidentemente non sono in grado ed educare, o che a volte sono troppo protettive, suscitando come reazione atteggiamenti di ribellione; altri hanno parlato di cattive amicizia, cosa che però sposta i problema (perché le amicizie sono “cattive”, allora?); altri ancora hanno evidenziato una concezione diffusa tra i giovani, per cui se sei bravo vieni disprezzato, e vengono apprezzati al contrario gli atteggiamenti da duro.

Sempre su Stato Quotidiano Francesca Brancati, ex studentessa della nostra scuola, ha pubblicato un articolo in cui avanza la seguente proposta per “salvare i ragazzi dalla strada”:

Il punto è che i ragazzi spesso, troppo spesso, sono lasciati a se stessi. Abbandonati dalle famiglie chi per un motivo, chi per un altro, trascorrono la maggior parte delle ore dopo la scuola buttati per strada alla mercé di quel che capita. Sfogano la rabbia e la frustrazione che hanno appreso, chi in un mod , chi in un altro. Non è colpa dei ragazzi. L’amministrazione potrebbe solo impegnarsi maggiormente a creare appositi spazi per farli giocare ‘monitorati‘ o meglio, al sicuro! Io ho detto anche durante un incontro con le associazioni nel quale si parlava proprio di questo aspetto nell’ambito di un’iniziativa sulla legalità, che i ragazzi più ‘problematici’ vanno stimolati. Si. Vanno responsabilizzati. Come?.

Cominciamo per esempio ad ‘affidargli’ gli spazi. Se io da buon educatore “lascio fare” ( chiaramente io sono li a sorvegliarli da lontano).. però lasciandoli agire, lasciando che siano loro ad occuparsi anche della stessa manutenzione dei campetti da calcio.. loro potrebbero non solo giocare in spazi sicuri, ma sublimare le proprie frustrazioni e le proprie insoddisfazioni nella creazione di valore. Lasciamo che si prendano cura loro degli spazi. Una volta esistevano gli oratori in cui interi spazi venivano lasciati ai ragazzi per giocare a pallone o coltivare le proprie passioni.

Cosa ne pensate? In quali altri modi a vostro avviso si può intervenire per affrontare il problema?