L’immaginazione al potere

A un giovane piace una ragazza. Va a casa sua e parla con il padre. Il padre lo invita a ritirarsi con sua figlia in una stanza apposita, dove i due ragazzi potranno fare l’amore. Una volta usciti, i due giovani possono dire di essersi sbagliati oppure stipulare un contratto matrimoniale che dura quattro anni, nel quale è indicato tra l’altro il numero di scappatelle e di veri e propri tradimenti che entrambi possono concedersi. Allo scadere dei quattro anni i due coniugi potranno decidere di rinnovare il contratto oppure annullarlo, tornando liberi.

Quella che ho descritto non è l’usanza di qualche paese lontano, ma ciò che un misterioso scrittore francese del Settecento, il cavaliere di Bethune, immagina che accada su Mercurio (in un’opera del 1750 intitolata, appunto, Relation du monde de Mercure). Nel Seicento e nel Settecento erano diffusissimi libri che immaginavano mondi totalmente diversi dal nostro, popoli felici viventi nello stato di natura in paesi lontani, extraterrestri molto più saggi di noi o gente del futuro. Non si trattava solo di letture leggere e piacevoli; erano libri che contenevano una critica della società europea e avanzavano, spesso in modo provocatorio e grottesco*, delle proposte alternative – a volte radicalmente alternative.
Oggi sembra che non vi sia più molta voglia di immaginare mondi possibili. Eppure può essere divertente, oltre che utile.
E’ quello che faremo adesso. Ci divertiremo ad immaginare una società diversa dalla nostra, con istituzioni alternative, con libertà oggi impensabili, con altre credenze ed usanze, con diversi poteri ed autorità, con nuove feste e possibilità di gioia. Vediamo dove arriviamo.

* grottesco: “che è comicamente deforme, goffo, sgraziato o bizzarro” (dizionario De Mauro).

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Violenza e scuola (La scuola improbabile -4)

Si parla molto, da qualche settimana, di violenza a scuola. Il primo caso che ha suscitato scalpore è stato quello di alcuni studenti che malmenavano un compagno diversamente abile, riprendendo la scena con il telefonino. L’ultimo, credo, quello di un preside pestato a sangue dai genitori di alcuni studenti ai quali aveva vietato l’uso del cellulare a scuola.
Non voglio però discutere di questi casi clamorosi e con ogni probabilità gonfiati dalla stampa. Voglio discutere con voi di una violenza meno clamorosa, che non fa notizia. E’ la violenza che emerge a tratti nelle precedenti discussioni sulla “scuola improbabile” -ad esempio nei commenti di chi dice di venir giudicato dai docenti non per la propria preparazione, ma per il suo modo di essere.
Definire la violenza non è facile. Senza far troppa filosofia, io credo che possa andar bene questa definizione: è violenza tutto ciò che ci impedisce di crescere e ci riduce a cose o quasi-cose (ad esempio costringendoci al silenzio o all’immobilità). In un certo senso, la violenza è il contrario della gioia espansiva. Ciò di cui dobbiamo discutere è allora questo: se e quando vi sembra a scuola di subire violenza, se e quando avvertire la scuola come una realtà che non vi aiuta a crescere, ma che al contrario vi mortifica. Può essere utile, per meglio mettere in luce il fenomeno, parlare anche del fatto contrario, vale a dire delle volte in cui a scuola di sembra realmente di crescere e di sperimentare una sorta di gioia di essere, di conoscere o di comunicare.

Antidoping a scuola

Parlando a Firenze ad un convegno dell’Anci, il ministro Amato ha sostenuto la necessità di una grande campagna contro la droga. Tra l’altro, ha parlato della scuola: “Si potrebbe prevedere l’antidoping a scuola, ad esempio dopo l’interrogazione. Ho spiegato questa mia idea a un insegnante che mi ha detto: ‘ma sei matto’? Di sicuro arriverebbero i genitori a fare un occhio nero al preside o al professore. Ma io penso che se lo studente risultasse positivo dopo l’interrogazione, perderebbe i punti e l’interrogazione non varrebbe”.
A voi la parola.

Fonte: RaiNews24

Una pubblicità contro le donne?

Sta facendo molto discutere una pubblicità di Dolce & Gabbana (guarda) che rappresenta una donna tenuta a terra per i polsi da un uomo a torso nudo, mentre altri uomini assistono alla scena. Una pubblicità che sembra rappresentare uno stupro di gruppo. La pubblicità ha suscitato forti proteste in Spagna da parte dell’Istituto spagnolo della donna. In Italia hanno protestato in molti: la sezione italiana di Amnesty International, che ha sostenuto che la pubblicità “rischia di rappresentare un’apologia dell’uso della violenza nei confronti delle donne ed è un contributo inaccettabile dei due stilisti alla vigilia della Giornata internazionale della donna”; il sindacato Cgil, che attraverso il segretario generale della Filtea Valeria Fedeli dice: “È vergognoso che Dolce & Gabbana veicolino un messaggio di violenza e sopraffazione nei confronti delle donne. Quel manifesto dovrebbe scomparire e gli stilisti devono chiedere scusa a tutte le donne. Se ciò non avverrà, l’8 marzo le donne proclameranno uno sciopero degli acquisti dei capi di Dolce & Gabbana”; infine, tredici senatori e senatrici di diversi partiti, che hanno scritto al Giurì per l’autodisciplina pubblicitaria, denunciando che “la pubblicità rappresenta in maniera non allusiva una vera e propria istigazione allo stupro di gruppo: una donna sofferente a terra e tre uomini sulla cui funzione l’immagine non lascia dubbi. Siamo sconcertati – continuano – e offesi poichè essa va molto oltre la concezione della donna come oggetto che il più delle volte ricorre nelle immagini pubblicitarie.” Continua a leggere “Una pubblicità contro le donne?”