Guestbook

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7 pensieri su “Guestbook

  1. Antonietta Pistone

    ciao Antonio,
    ho visto il tema dell’ultimo argomento che hai proposto (antidoping a scuola). Per il prossimo argomento mi piacerebbe, se me lo permetti, lanciarti un input. Vogliamo parlare (o tornare a parlare) di educazione alla pace e cultura non-violenta mettendo questi argomenti a confronto con gli episodi degli ultimi giorni comparsi in cronaca sui giornali? (bullismo tra alunni, atti di abuso di alunni su docenti, genitori che picchiano i dirigenti scolastici). Ho cominciato ad affrontare questo problema in classe, ed è emerso che ogni giorno i nostri discenti si sentono sottoposti a dover subire vere e proprie violenze verbali e psicologiche, perché umiliati verbalmente o dal comportamento dei docenti, costretti a “sorbirsi” la noia di argomenti per i quali non sentono di nutrire il benché minimo interesse. Perché nelle nostre scuole accade ciò? Vogliamo interrogarci? Non è forse proprio nella sede eletta che viene ritenuta fonte della cultura e dell’educazione di tutta una società di persone che si attua la prima forma di violenza pedagogica? Senza dimenticare che molti alunni subiscono violenza anche nelle loro famiglie…Come conciliare l’obiettivo di una civiltà della pace e della non-violenza con la realtà squallida che i giornali ci pongono ogni giorno all’attenzione?

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  2. Antonio Vigilante

    Non ho molta voglia di parlare di nonviolenza, perché la nonviolenza è una ideologia come le altre, ed a me non piace trasmettere ideologie. Di violenza però si può parlare. Ma sulla violenza, come sai, ci sono già un bel po’ di discorsi preconfezionati, di prese di posizione collaudate – i nostri studenti hanno cominciato presto con i temi sulla “violenza negli stadi”. Evitiamo dunque i moralismi e le frasi fatte; evitiamo soprattutto la genericità, che non serve a nessuno e ci fa solo perdere tempo. Non possiamo parlare al tempo stesso di bullismo, di violenza pedagogica e di violenza nella famiglia. Dobbiamo fare delle scelte. Per me va benissimo discutere della violenza pedagogica, come la chiami tu. Se a te va bene, e se agli studenti interessa, possiamo discutere di questo.

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  3. Rousseau diceva che anche il maestro può fare violenza sull’allievo se lo obbliga a studiare discipline e argomenti che non rispecchiano i suoi interessi. La pedagogia della libertà e degli interessi (vedi la Scuola su Misura di Claparede) ci invitano, perciò, proprio a rispettare l’allievo e tutte le sue fasi di crescita e di sviluppo. Spesso, però, il fanciullo non è ancora in grado di recepire la bontà di taluni insegnamenti (molte mie allieve mi chiedono incessantemente quale sia il valore pratico di alcuni insegnamenti come la matematica e il latino, che loro vivono come mera teoria). Fino a che punto è lecito “assecondare” la natura e le predisposizioni degli alunni, senza che questo voglia significare lo scivolamento nell’opposto rischio dell’anarchia?
    Sì, Antonio, ritengo che questo tema possa suscitare molte reazioni e commenti di sicuro interesse.

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  4. °Alex°

    Proooooooooofff!!!!! sono Alessio (IVE) volevo semplicemente fare una piccola critica per quanto riguarda i colori del blog…. 🙂
    da quando ho cominciato a rivisitarlo la mia vista sta cominciando ad avere problemi 🙂 …. boh….sarà colpa del mio monitor? o magari di questa fluorescenza predominante?

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