L’educazione in Nietzsche


Una delle opere più importanti per comprendere la concezione educativa di Nietzsche è Umano, troppo umano, libro pubblicato tra il 1878 ed il 1886 che attesta la fase «illuministica» del suo pensiero (non a caso è dedicato alla memoria di Voltaire). Illuministico più nelle intenzioni, che nei fatti. Si tratta di un libro ineguale – con alti e bassi, affermazioni fortemente precorritrici (ad esempio una pagina sorprendente sul disarmo unilaterale, II, 254) ed altre assolutamente sconcertanti – nel quale Nietzsche presenta l’ideale dello spirito libero, l’uomo superiore che vive per la conoscenza, liberandosi da ogni necessità materiale, dai condizionamenti culturali, dalle aspettative degli altri, dai legami dei suoi stessi ideali; un uomo necessariamente solo, che vive come un viandante, uno che attraversa la vita godendo la gioia del paesaggio e del cammino. A questo ideale umano corrisponde una utopia sociale: «Una cultura superiore può nascere solo dove esistono due diverse caste sociali: quella di chi lavora e quella di chi ozia, di chi è capace di vero ozio; o, con un’espressione più forte, la casta del lavoro nella costrizione e del lavoro libero» (II, 439; cfr II, 462, dove ripresenta questa idea come la mia utopia). Si tratta, come si vede, di un rovesciamento dell’utopia sociale marxiana. Se Marx voleva un sistema nel quale le differenze di classe fossero superate ed il lavoro materiale fosse ugualmente distribuito, Nietzsche pensa ad una società nella quale le differenze di classe diventano differenze di casta. Occhio e croce, direi che siamo più vicini all’utopia nietzscheana che a quella marxiana. Continua a leggere “L’educazione in Nietzsche”

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