Allegro pessimismo

Abbiamo letto in classe il libro di Qohelet, “l’uomo dell’assemblea” che riflette sulla vanità di tutte le cose, sulla nebbia che avvolge il mondo distante e impenetrabile. Un libro molto bello, pieno di riflessioni profonde, ma anche di contraddizioni. Ve ne segnalo una. Qohelet dice (4, 1):

Ho poi esaminato tutti i soprusi che si fanno sotto il sole. Ho considerato il pianto degli oppressi e ho visto che nessuno li consola. Dalla mano dei loro oppressori non esce che violenza: nessuno li consola. Allora ho detto beati i morti che già sono morti, più dei vivi che ancora sono vivi. Ma meglio ancora di tutti e due, chi non è ancora nato, ché ancora non ha visto tutto il male che si fa sotto il sole.

Poi però afferma (8, 15):

E allora ho esaltato l’allegria, perché per l’uomo non c’è altro bene sotto il sole, se non mangiare, bere e stare allegro. E’ questa la sola cosa che gli faccia buona compagnia nella sua fatica, nei giorni contati di sua vita che Dio gli ha dato sotto il sole.

Da una parte, dunque, Qohelet dice che, dal momento che il mondo è pieno di male, è meglio non nascere affatto; dall’altra dice che bisogna stare allegri. Come si può stare allegri, se il mondo è talmente pieno di male, che sarebbe meglio non nascere nemmeno?

Secondo voi è possibile conciliare queste due cose apparentemente inconciliabili? E’ possibile essere allegri senza essere superficiali? E se sì, come?

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Il senso e il sacro

BlakeCominciamo dal sacro, allora. E cominciamo la nostra riflessione-discussione sul sacro non da un testo sacro (ci arriveremo, credo), ma da un fatto storico: Auschwitz. Fatto storico che rappresenta un po’ tutte le violenze e le violazioni, le sofferenze e le ingiustizie, le atrocità e le umiliazioni subite da uomini e donne nel corso del Novecento. Un libro recente, che vi consiglio, di Marcello Flores (Tutta la violenza di un secolo, Feltrinelli) fa un po’ il punto sulla violenza del secolo scorso: un secolo nel quale la violenza ha assunto le forme più assurdamente tragiche, dalle guerre mondiali (solo la seconda ha fatto più di cinquanta milioni di morti) ai campi di sterminio, dai gulag ai desaparecidos.
Il male è un problema religioso. Con la fede, abbiamo visto, si acquista il Senso della vita e al tempo stesso il senso della vita, la nostra vita trova senso all’interno dalla vita dell’universo. Ma la fede non sfugge del tutto all’inquietudine, è una risposta che non mette a tacere ogni domanda. La fede è chiamata a rispondere a questa domanda: se c’è Dio, perché il male? Oggi la domanda ha assunto questa forma: se c’è Dio, perché Auschwitz? Oppure: come pensare Dio, se c’è stato Auschwitz?
Abbiamo letto in classe la risposta del filosofo ebreo Hans Jonas nel libro Il concetto di Dio dopo Auschwitz (Il Melangolo). Per Jonas dopo Auschwitz bisogna scegliere tra la bontà e la giustizia di Dio. Se Dio non ha aiutato gli ebrei nel campo di sterminio, ciò è avvenuto per due ragioni possibili: o Dio poteva, ma non voleva, o voleva, ma non poteva. Cioè: o è potente ma non buono, o è buono ma impotente. Abbiamo visto che Jonas opta per la seconda soluzione, e sostiene che Dio dopo la creazione si è indebolito, affidandosi interamente all’uomo.
Ma la risposta di Jonas è solo una delle risposte possibili. Elenco di seguito le tesi possibili:
1. Dio è buono ma impotente (tesi di Jonas e di altri)
2. Dio è potente ma non buono
3. Dio è al tempo stesso potente e buono, ma non interviene nella storia per rispettare il libero arbitrio degli uomini
4. Dio non salva coloro che non sono di fede cristiana, e perciò è rimasto indifferente alla richiesta degli ebrei
5. Non sappiamo nulla di Dio e dei suoi piani. Egli è imperscrutabile
6. Dio non è né potente né buono: semplicemente non esiste
7. Dio esiste, ma esiste anche Satana, e tutto il mondo è in suo potere
Può essere che abbia dimenticato qualche tesi. Vi chiedo di prendere posizione a favore di una di queste tesi o di aggiungerne una nuova, criticando, tra le altre tesi, quelle che vi sembrano più assurde. Io, come sempre, vi criticherò qualunque sia la vostra tesi.

L’immagine è tratta da The book of Urizen di William Blake.