Formazione integrale o per il lavoro?

Avrete notato la differenza tra Comenio e Locke riguardo agli scopi dell’educazione. Per Comenio l’educazione deve mirare alla formazione integrale dell’essere umano, con particolare attenzione alla dimensione morale e religiosa, oltre a quella culturale. Anche per Locke la dimensione morale e la formazione del carattere sono importanti, ma al centro del suo progetto educativo, che è indirizzato al gentleman inglese, c’è una concezione pratica che privilegia le conoscenza che sono fondamentali per la futura attività lavorativa. Per questo la geografia, l’equitazione e la scherma risultano importanti, mentre sono ridimensionate le lingue classiche.

Voi ritenete che sia più importante mirare ad una formazione integrale della persona o dare una formazione che consenta di inserirsi positivamente nel mondo lavorativo? E, qualunque sia la vostra risposta, quali discipline sono fondamentali per voi per raggiungere lo scopo?

[Discussione per la 4A, ma come sempre aperta anche ad altri.]

Un nuovo modello per la scuola?

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In classe abbiamo analizzato questa immagine, tratta dall’Orbis sensualium pictus di Comenio. Si tratta di una semplificazione efficace di quello che potremmo considerare il modello tradizionale della scuola. C’è il maestro il cui potere è evidenziato dalla cattedra, una sedia quasi regale, rialzata rispetto al resto dell’aula, mentre la sottomissione degli studenti è chiara dal loro essere seduti su dei semplici sgabelli. Alcuni studenti parlano tra loro: il testo che accompagna l’immagine dice che per loro sono adatti i due strumenti che si trovano a sinistra, la virga e la ferula. Davanti al maestro c’è un libro aperto: e la centralità del libro è un altro dei caratteri fondamentali della scuola tradizionale. Continua a leggere “Un nuovo modello per la scuola?”

Uguaglianza o equità?

E’ convinzione diffusa che a scuola i professori debbano trattare tutti gli studenti allo stesso modo, al punto che quando una classe ha l’impressione che questo principio non sia rispettato vi sono proteste e lamentele. Una cosa ugualmente evidente, però, è che non siamo tutti uguali. Questo fatto è sancito anche dalla legge 170, che riconosce agli studenti con disturbi specifici di apprendimento (dislessia, discalculia eccetera) il diritto ad una serie di agevolazioni, come l’uso della calcolatrice durante il compito di matematica o quello delle mappe concettuali durante le verifiche orali. Dal momento che, per ragioni di privacy, un docente non può dire alla classe quali studenti hanno disturbi specifici di apprendimento, accade che i docenti vengano accusati di fare disparità quando applicano la legge, riconoscendo ad alcuni studenti il diritto all’uso di questi strumenti. Continua a leggere “Uguaglianza o equità?”

Scuola e carcere

Da qualche tempo gira in rete la seguente immagine.

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Ad alcuni l’accostamento tra il carcere e la prigione appare una evidente provocazione ed una forzatura, mentre per altri esistono in  effetti reali analogie tra l’una e l’altro. Voi cosa ne pensate? Scuola e carcere sono due cose radicalmente diverse, che non possono essere confrontate e che nulla hanno in comune, o si tratta di istituzioni simili? In che modo vivete la vostra esperienza scolastica?

La scuola è una merda?

Un mio ex studente, Mirco, ha scritto sulla sua pagina Facebook il seguente status:

La scuola è diventata davvero una pagliacciata, bidelli che si credono degli Dei scesi sulla terra, professori impediti con i loro tablet e alunni che hanno soltanto voglia di evadere da sta merda.

Si tratta, evidentemente, di uno sfogo, ma mi piacerebbe che diventasse l’input per ragionare insieme di scuola. E’ davvero una merda? E se sì, perché? Cosa davvero non va? Si può cambiare?

L’invito alla discussione è rivolto sia ai miei ex studenti del “Roncalli” di Manfredonia che ai miei nuovi studenti del “Caselli” di Siena. E, come sempre, a chiunque voglia confrontarsi con noi.

Cambiare i paradigmi dell’educazione

 

[Per i ragazzi di quinta.]

Vi prego di guardare con attenzione questo video e di commentarlo, facendo attenzione in particolare ai seguenti punti:

1. La scuola distingue le persone intellettuali da quelle che non lo sono; da questa distinzione scaturisce una sostanziale discriminazione verso le persone che non si adeguano alla concezione scolastica di intelligenza e di cultura.

2. La scuola è organizzata sul modello della fabbrica, come una catena di montaggio.

3. La scuola che spegne il pensiero divergente.

4. Importanza dei gruppi e della collaborazione per l’apprendimento.

Violenza e scuola (La scuola improbabile -4)

Si parla molto, da qualche settimana, di violenza a scuola. Il primo caso che ha suscitato scalpore è stato quello di alcuni studenti che malmenavano un compagno diversamente abile, riprendendo la scena con il telefonino. L’ultimo, credo, quello di un preside pestato a sangue dai genitori di alcuni studenti ai quali aveva vietato l’uso del cellulare a scuola.
Non voglio però discutere di questi casi clamorosi e con ogni probabilità gonfiati dalla stampa. Voglio discutere con voi di una violenza meno clamorosa, che non fa notizia. E’ la violenza che emerge a tratti nelle precedenti discussioni sulla “scuola improbabile” -ad esempio nei commenti di chi dice di venir giudicato dai docenti non per la propria preparazione, ma per il suo modo di essere.
Definire la violenza non è facile. Senza far troppa filosofia, io credo che possa andar bene questa definizione: è violenza tutto ciò che ci impedisce di crescere e ci riduce a cose o quasi-cose (ad esempio costringendoci al silenzio o all’immobilità). In un certo senso, la violenza è il contrario della gioia espansiva. Ciò di cui dobbiamo discutere è allora questo: se e quando vi sembra a scuola di subire violenza, se e quando avvertire la scuola come una realtà che non vi aiuta a crescere, ma che al contrario vi mortifica. Può essere utile, per meglio mettere in luce il fenomeno, parlare anche del fatto contrario, vale a dire delle volte in cui a scuola di sembra realmente di crescere e di sperimentare una sorta di gioia di essere, di conoscere o di comunicare.