Il mito di Aristofane nel Simposio

Abbiamo cominciato in classe a leggere il Simposio di Platone. Dopo Fedro, Pausania ed Erissimaco, parla Aristofane: ed il suo discorso è tra le cose più note di Platone.
Racconta Aristofane un mito. Dice che in origine gli uomini non erano come ora. Esistevano uomini e donne che avevano quattro mani, quattro braccia, due volti, eccetera: insomma, due uomini e due donne attaccati per la testa, che era una sola. Esisteva poi un terzo genere, l’ermafrodito, che era formato da un maschio e una femmina attaccati anch’essi per la testa.
Questi esseri strani non erano poi tanto male. Si muovevano molto velocemente sulle otto membra ed “erano terribili per forza e per vigore e avevano grande superbia, tanto che cercarono di attaccare gli dei” (190 B). Zeus allora, che non voleva fare una brutta fine, decise di segarli in due: zac! Quelli che erano stati seperati desideravano ardentemente ricongiungersi, e vivevano attaccati, e perciò morivano di fame, perché non pensavano nemmeno a mangiare, pur di stare attaccati all’altra parte di sé. Allora Zeus, impietosito, creò gli organi sessuali, affinché potessero sperimentare la loro unione attraverso il sesso, dedicandosi ad altro quando erano sazi.
Succede dunque che nella vita quegli uomini che erano parte di un uomo originario, desiderano congiungersi ad un altro uomo: è l’amore omosessuale maschile. Quelle donne che facevano parte della donna originaria invece cercano un’altra donna: è l’amore omosessuale femminile. Infine, quelli che facevano parte dell’ermafrodito cercano una persona del sesso opposto: è l’amore eterosessuale.
Per Aristofane l’amore eterosessuale, quello che noi consideriamo normale, è una forma di amore che costituisce quasi un’eccezione. I migliori sono quei ragazzi che amano gli uomini, “perché per natura sono più virili” (192A). Sono loro che si occupano della politica, una volta cresciuti.
Insomma, per Aristofane l’amore è desiderio di unità con la persona amata, la quale non è una persona a caso, ma è quella stessa persona cui eravamo legati in origine. Questo vuol dire che esiste in un certo senso una persona predestinata, e che non è possibile amare allo stesso modo più persone. Conclude Aristofane: “la nostra razza sarebbe felice se ciascuno di noi conducesse l’amore al suo fine e ritrovasse il suo amato, ritornando, così, all’antica natura” (193 C).
Qui troviamo, dunque: a. l’amore come desiderio di unità b. la superiorità dell’amore omosessuale c. l’amore come “destino”.
Pensate che l’Aristofane platonico possa contribuire in qualche modo alla vostra personale riflessione sull’Eros?

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7 pensieri su “Il mito di Aristofane nel Simposio

  1. utente anonimo

    la vita non umana ha valore pero ci sono alcuni insetti che fanno talmente impressione che chiamo mia madre x ucciderli.infatti non uccido mai insetti ma sono gli altri che lo fanno x me xke fanno SENSO.

    le magnifiche 2

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  2. Anna Rita

    Per me,sapere il voto è fondamentale,perche non tutti sono convinti che l’interrogazione che daranno sarà positiva.In fondo quasi tutti abbiamo delle incertezze,quindi essere a conoscenze del proprio voto potrebbe essere un aiuto per migliorare sempre il nostro modo di studio.Inoltre possiamo confrontarci con i nostri amici di scuola.A volte diventa molto difficile capire perche con alcune materie non abbiamo nessuna voglia di studiarle,molti di noi pensano che sono negati nella materia;per me non è assolutamente vero,perchè il nostro approccio con una materia scaturisce dal comportamento che i professori hanno con noi.

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  3. jessica

    per aristofane la completezza crea felicità, l’uomo se è comletato dalla persona amata si sente come un dio, crede di poter scalare il cielo e combattere gli dei……. insomma l’amore è la ricerca continua della nostra metà perduta.

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  4. Anonimo

    Certo che Aristofane così descritto sembra essere un”maniaco” del sesso. E’ vero che ai giorni d’oggi tutto ruota intorno al sesso, però non infanghiamo le memorie di uno scrittore greco così grande riducendolo al nulla e addirittura rapportandolo a quella che è la società odierna. Non c’è paragone…

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