Allegro pessimismo

Abbiamo letto in classe il libro di Qohelet, “l’uomo dell’assemblea” che riflette sulla vanità di tutte le cose, sulla nebbia che avvolge il mondo distante e impenetrabile. Un libro molto bello, pieno di riflessioni profonde, ma anche di contraddizioni. Ve ne segnalo una. Qohelet dice (4, 1):

Ho poi esaminato tutti i soprusi che si fanno sotto il sole. Ho considerato il pianto degli oppressi e ho visto che nessuno li consola. Dalla mano dei loro oppressori non esce che violenza: nessuno li consola. Allora ho detto beati i morti che già sono morti, più dei vivi che ancora sono vivi. Ma meglio ancora di tutti e due, chi non è ancora nato, ché ancora non ha visto tutto il male che si fa sotto il sole.

Poi però afferma (8, 15):

E allora ho esaltato l’allegria, perché per l’uomo non c’è altro bene sotto il sole, se non mangiare, bere e stare allegro. E’ questa la sola cosa che gli faccia buona compagnia nella sua fatica, nei giorni contati di sua vita che Dio gli ha dato sotto il sole.

Da una parte, dunque, Qohelet dice che, dal momento che il mondo è pieno di male, è meglio non nascere affatto; dall’altra dice che bisogna stare allegri. Come si può stare allegri, se il mondo è talmente pieno di male, che sarebbe meglio non nascere nemmeno?

Secondo voi è possibile conciliare queste due cose apparentemente inconciliabili? E’ possibile essere allegri senza essere superficiali? E se sì, come?