Il mito di Aristofane nel Simposio

Abbiamo cominciato in classe a leggere il Simposio di Platone. Dopo Fedro, Pausania ed Erissimaco, parla Aristofane: ed il suo discorso è tra le cose più note di Platone.
Racconta Aristofane un mito. Dice che in origine gli uomini non erano come ora. Esistevano uomini e donne che avevano quattro mani, quattro braccia, due volti, eccetera: insomma, due uomini e due donne attaccati per la testa, che era una sola. Esisteva poi un terzo genere, l’ermafrodito, che era formato da un maschio e una femmina attaccati anch’essi per la testa.
Questi esseri strani non erano poi tanto male. Si muovevano molto velocemente sulle otto membra ed “erano terribili per forza e per vigore e avevano grande superbia, tanto che cercarono di attaccare gli dei” (190 B). Zeus allora, che non voleva fare una brutta fine, decise di segarli in due: zac! Quelli che erano stati seperati desideravano ardentemente ricongiungersi, e vivevano attaccati, e perciò morivano di fame, perché non pensavano nemmeno a mangiare, pur di stare attaccati all’altra parte di sé. Allora Zeus, impietosito, creò gli organi sessuali, affinché potessero sperimentare la loro unione attraverso il sesso, dedicandosi ad altro quando erano sazi. Continua a leggere “Il mito di Aristofane nel Simposio”

Ciò che gli uomini chiamano amore

Torniamo nel blog dopo un periodo di assenza, durante il quale abbiamo concluso, in aula, le nostre discussioni sul sacro ed iniziato a riflettere sull’Eros, proseguendo il percorso avviato dalla visione di Teorema di Pasolini.

Sto leggendo l’ultimo libro di Michel Houellebecq, La possibilità di un’isola (Bompiani). Ho trovato un passo interessante, che vi propongo (pp. 155-156):

“La sola possibilità di sopravvivenza, quando si è sinceramente innamorati, consiste nel dissimularlo alla donna che si ama, nel fingere in ogni circostanza un leggero distacco. Che tristezza, in questa semplice constatazione! Che accusa contro l’uomo!… Non mi era tuttavia mai venuto in mente di contestare tale legge né di sottrarmi ad essa: l’amore rende deboli, e il più debole dei due è oppresso, torturato e infine ucciso dall’altro, che dal canto suo opprime, tortura e uccide senza cattive intenzioni, senza nemmeno provarne piacere, con una perfetta indifferenza; ecco ciò che gli uomini chiamano amore.”

Vorrei sentire cosa ne pensate.