Tesi e obiezioni sui matrimoni tra…

Provo a mettere qualche ordine nella nostra discussione, distinguendo le diverse tesi che sono emerse ed esplicitando le obiezioni che è possibile fare ad esse (alcune già fatte nei commenti, altre nuove).

Tesi 1. Oggi il matrimonio riguarda solo persone di sesso opposto.
Obiezione: Questo non vuol dire nulla, perché stiamo discutendo proprio dell’opportunità di cambiare le cose. Continua a leggere “Tesi e obiezioni sui matrimoni tra…”

Gli effetti dei mass-media

di Natasha Lorito

Tutti ci rendiamo conto per esperienza diretta dell’importanza che hanno assunto nella nostra vita le tecnologie multimediali. Quelli recenti come il computer, i videogiochi e i cellulari sono quelli che hanno rivoluzionato la nostra vita rispetto a quella dei nostri genitori, che pure hanno assistito alla progressiva accelerazione dei ritmi di lavoro e di vita. Noi viviamo ormai immersi nella simultaneità. Alla Tv, ad esempio, saltiamo da un canale all’altro, da un’epoca all’altra, riusciamo a vedere contemporaneamente due film, cosa impossibile per i nostri genitori. Passare rapidamente da una cosa all’altra, fare insieme cose diverse è il nostro ritmo: sostare troppo di annoia, la velocità, le variazioni ci appassionano. Continua a leggere “Gli effetti dei mass-media”

La singolare storia di Donato Manduzio e dei suoi

Donato ManduzioHo voglia, nella giornata della memoria, di raccontarvi una storia non tragica, anzi a lieto fine; una storia nostra, garganica, anche se non abbiamo molta voglia di riconoscerla come tale, perché provoca in noi qualche imbarazzo. E’ una storia quasi incredibile, che percorre al contrario, ed in piccolo, il cammino che ha portato all’Olocausto.
La notte fra il 10 e l’11 agosto del 1930 un uomo dorme nella sua casa: una stanza imbiancata a calce con un soppalco in legno. Una casa povera di un paese povero. Il paese si chiama Sannicandro, e si trova nella parte settentrionale del Gargano. L’uomo invece si chiama Davide Manduzio, ha quarantacinque anni, è sposato con una donna di poco più giovane di lui ed è conosciuto ed apprezzato nel paese per certe sue doti di guaritore, oltre che per l’abilità nell’organizzare teatrini popolari.
Dunque Donato dorme, ma una voce lo sveglia. La voce dice: “Ecco, vi porto una luce”. E nel buio Donato vede un uomo con in mano una lanterna spenta. Per accendere quella lanterna, spiega quell’uomo a Donato, occorre del fuoco, ed è proprio lui, Donato, che lo possiede.
Donato Manduzio capirà il senso di quella visione solo il giorno dopo, quando un suo conoscente gli porterà una copia della Bibbia ricevuta da un protestante. La lettura della Bibbia lo sconvolge: distrugge le statue e le immagini di Cristo, della Madonna e dell’Arcangelo Michele che ha in casa, considerandole segni di idolatria; il suo Dio da ora in poi sarà il Dio dell’Antico Testamento. Manduzio, cioè, segue la religione ebraica, ma non lo sa ancora. Degli ebrei non ha mai sentito parlare, non sa nemmeno che esistano ancora. Immagina che il popolo dell’Antico Testamento sia scomparso. Grande è la sua meraviglia quando scopre che invece gli ebrei esistono ancora, e che anzi sono anche in Italia. Subito, insieme ai compaesani che condividono la sua conversione (poco più di una ventina), prende contatto con la comunità ebraica di Roma per ottenere il riconoscimento ufficiale dell’appartenenza al popolo ebraico. La cosa non è facile. Gli ebrei non fanno proselitismo, ed il processo di conversione è lungo ed accurato, ma Donato ed i suoi sono determinati, non vogliono per nulla al mondo rinunciare alla verità, una volta che sono riusciti a scovarla. E così il 22 ottobre, alla presenza del rappresentante del rabbino di Roma, viene inaugurata la sinagoga di Sannicandro garganico: una abitazione povera come le altre, con l’essenziale per il culto ebraico.
Arrivano, nel settembre del 1938, le prime leggi razziali, che porteranno a gravi forme di discriminazione nei confronti egli ebrei. Da Roma, il rabbino capo cerca di risparmiare agli entusiasti di Sannicandro la persecuzione: “Voi – scrive a Manduzio – non siete ebrei, perché non siete nati ebrei, e d’altra parte la vostra conversione non è stata mai legalizzata”*. Ma Manduzio risponde sdegnato. E’ ebreo, e tale vuole essere riconosciuto a tutti gli effetti, costi quel che costi.
La vita della comunità prosegue tra l’ostilità delle autorità fasciste, scandita dalle principali festività ebraica ma anche da frequenti discordie interne, fino a quando gli Alleati entrano anche a Sannicandro. Tra loro, dei soldati ebrei della VIII armata britannica, che apprendono con non poco stupore dell’esistenza di quello stranissimo gruppo di ebrei garganici. Dai frequenti contatti con questi soldati nasce la prima idea di emigrare in Israele.
Il 4 agosto del 1946 finalmente gli ebrei di Sannicandro ricevono la circoncisione. Davide Manduzio muore poco tempo dopo, compiuta la missione di completare la conversione dei suoi all’ebraismo.
L’11 novembre del 1949 gran parte degli ebrei di Sannicancro partono per la Terrasanta. Alla migrazione, fenomeno di ieri e di oggi nella terra garganica, questi uomini riuscirono a dare un significato particolarmente profondo. Non era un andare verso una terra sconosciuta, ma il ritorno a casa.

Quale è la morale di questa storia? Mi fa venire in mente una storia che racconta Moni Ovadia nel suo ultimo spettacolo. Un ebreo novantenne di origine ucraina – un uomo che nella vita ne ha viste di tutti i colori – incontra nella metropolitana, a New York, un uomo di colore con l’abito e l’acconciatura tradizionale ebraici. Non crede ai suoi occhi, e non resiste alla tentazione di parlargli. Gli si avvicina e gli chiede: “Scusi, non riesco a fare a meno di farle una domanda. Ma a lei, essere nero non bastava?” A questo punto il pubblico ride ed applaude. La storia finisce lì. Nessuno sa quale sia la risposta del nero ebreo. A nessuno interessa. Eppure io so che in quella risposta c’è la morale della storia singolare di Donato Manduzio e dei suoi.

* Elena Cassin, San Nicandro. Un paese si converte all’ebraismo, Corbaccio, Milano 1995, p. 47.

[Nella foto, Donato Manduzio]

Emile Durkheim, Il concetto di anomia

In questo passo non facilissimo de Il suicidio (1897), sua opera fondamentale e testo tra i più importanti della storia della sociologia, Emile Durkheim presenta il concetto di anomia, in base al quale, escluse altre cause ed altri fattori, interpreta il fenomeno dell’elevato numero di suicidi nelle società contemporanee. Il suicidio è l’esito di uno sbandamento generale, dovuto al fatto che la società, in epoche di transizione e di grandi cambiamenti, non è più in grado di offrire una regola normativa; in questo modo i bisogni ed i desideri, non frenati più dalla società, crescono in modo folle, senza che sia mai possibile soddisfarli. Di qui uno stato di inquietudine costante, che conduce spesso alla decisione estrema di togliersi la vita. Continua a leggere “Emile Durkheim, Il concetto di anomia

Ancora su genitori e figli

Dalla discussione precedente sono emersi due punti che mi sembrano importanti.

Il primo è l’affermazione di Teresa ed Ilaria: “Il troppo silenzio, quello sconfinato crea molti problemi, ma anche la troppa complicità non genera un rapporto sano”. Mi sembra che qui venga toccato un problema di molte famiglie attuali. La complicità tra genitori e figli è senz’altro una cosa bella e positiva, ma anch’essa, come il silenzio e l’incomunicabilità, può essere eccessiva e far danni. In questo caso il genitore annulla quella distanza che lo fa genitore, ed il figlio resta senza riferimenti. Lo sconfinato silenzio non è, necessariamente, mancanza assoluta di comunicazione; può essere anche un silenzio limitato al ruolo genitoriale. In altri termini, il padre e la madre parlano al figlio, ma gli parlano da amici, e così facendo tacciono in quanto genitori. A mancare sono quelle poche parole decisive con le quali un padre ed una madre chiedono conto, indirizzano, controllano, responsabilizzano. Continua a leggere “Ancora su genitori e figli”

Cos’è un matrimonio

Abbiamo sospeso la nostra discussione (in aula) sui matrimoni omosessuali con la convinzione condivisa da tutti che non avremmo potuto esprimere un giudizio, se prima non avessimo chiarito a noi stessi cosa sono un matrimonio ed una famiglia. E’ ciò di cui discuteremo adesso.
Poiché questo Laboratorio rappresenta per voi una novità, vorrei spiegarvi brevemente per quale motivo ne discutiamo qui e non continuamo a parlarne in aula. In primo luogo, perché ho notato che le discussioni in aula sono caratterizzate da una animosità non so quanto spontanea, in virtù della quale le nostre discussioni finiscono per assomigliare in modo preoccupante a certe trasmissioni televisive. In secondo luogo, perché la parola scritta è più “pensata”, costringe ad un lavoro di riflessione più intenso, ad una maggior assunzione di responsabilità. In terzo luogo, perché le cose scritte possono essere rilette con calma, e ciò vi consente di rivedere i vostri giudizi, di approfondirli, di cercare argomenti migliori. Infine, perché qui la discussione è pubblica, aperta al contributo prezioso dei visitatori. Continua a leggere “Cos’è un matrimonio”

Uno sconfinato silenzio

Mi ha colpito molto una dichiarazione del pubblico ministero Vincenzo Maria Bafundi, che ha indagato sull’omicidio di Giusy Potenza. “Indagando su questa vicenda – ha affermato – ho accertato che a Manfredonia vi è una realtà sociale molto difficile e vi è uno sconfinato silenzio nel rapporto tra genitori e figli. In questa vicenda mi ha preoccupato molto la sconfitta della genitorialità biologica, ci sono stati reciproci silenzi e ho constatato una distanza tra genitori e figli, non so se per negligenza o se per distanza anagrafica”.
Sarò felice se vorrete discutere questo giudizio.