La scuola improbabile -3

bianca.jpgStringiamo la discussione su tre punti: il voto, il “distacco” dei docenti ed i “momenti di discussione”.

Il voto

“La cosa migliore sarebbe batterci per difendere i nostri voti e la nostra preparazione che non sempre viene sottolineata…”, scrive Ila. Lo Statuto degli studenti e delle studentesse dice, all’articolo 2, comma 4: “Lo studente ha inoltre diritto a una valutazione trasparente e tempestiva, volta ad attivare un processo di autovalutazione che lo conduca a individuare i propri punti di forza e di debolezza e a migliorare il proprio rendimento.” Questo vuol dire che è un vostro diritto conoscere il voto subito dopo la verifica ed avere tutti i chiarimenti necessari sui criteri della valutazione stessa. Avete il diritto di chiedere quanto avete preso e perché avete preso quel voto e non un altro.
Il voto dovrebbe essere sempre il risultato di un confronto aperto tra il docente e lo studente. Nemmeno questo in realtà mette al riparo da contestazioni e malumori, perché c’è sempre lo studente che si sente imbrogliato, ma la discussione continua, alla luce del sole, dei voti e dei criteri di valutazione migliora di molto la situazione. Non è una cosa da scuola ideale o improbabile. E’ un diritto che avete già. Una cosa che dovete imparare fin d’ora, però, è che non basta che i diritti siano sulla carta. Bisogna farli valere.
Poiché qui si parla anche di scuola improbabile, vi chiedo: è possibile immaginare una scuola senza voti?
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La scuola improbabile -2

Tiro un po’ le somme delle discussioni che abbiamo fatto sulla scuola. Le idee e le critiche più interessanti che sono emerse mi sembrano le seguenti:

a. I professori

Alcuni hanno sostenuto che i professori sono troppo distaccati, si credono quasi delle divinità e lasciano poco spazio agli studenti, esprimendo anche dei giudizi che feriscono. Si chiede dunque un rapporto più informale. Qualcuno però al contrario sostiene che ormai i ruoli si stanno confondendo, c’è troppa parità.
Maria Antonietta dice che i professori non “dovrebbero essere troppo dottrinali e troppo ansiosi di fare il loro lavoro alla perfezione”. Se ho capito bene, Maria Antonietta vuol dire che un docente dovrebbe essere più rilassato, evitare troppe nozioni e parlare degli argomenti della lezione come stesse raccontando a degli amici una cosa bella. Se è questo che intende, penso di poter essere d’accordo.
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La scuola improbabile -1

In quinta abbiamo cominciato una discussione sulla scuola. Non sulla nostra scuola, ma sulla scuola in generale. Su ciò che non va della scuola, per la precisione. Se devo dire la verità, ho parlato soprattutto io. Ho parlato da docente e da ex studente; ho cominciato a spiegare perché a scuola mi sentivo fuori luogo quando ero uno studente del vecchio magistrale, e perché mi sento a disagio ora che sono un docente del liceo delle scienze sociali. Sono cose di cui ho parlato in un libretto che si chiama La barchetta di Virginia, che qualcuno di voi ha letto (chi non lo ha letto può scaricarlo qui). Alla fine di quel libretto provo a dire come vorrei che la scuola fosse. Parlo di una “scuola improbabile”, che con ogni probabilità non ci sarà mai. Continua a leggere “La scuola improbabile -1”

Riprendiamo

Dopo nove mesi, la mia scuola ha riavuto Internet. Muntu riprende, dunque. Non ringraziamo nessuno, perché per nove mesi non ci è stato possibile lavorare, ed è una cosa grave, che non dovrebbe succedere. Ma non ho voglia di far polemiche. L’importante è che ora si possa lavorare.
Sarei molto felice se, oltre ai singoli che anche in passato hanno partecipato alle nostre discussioni, qualche classe di altre scuole volesse partecipare a Muntu. Forse due classi online nello stesso momento darebbero vita a una discussione un po’ difficile da governare, ma si può prender parte alla discussione in momenti diversi; c’è sempre il tempo, poi, per rileggere tutto con calma e mettere ordine nella discussione.