Censura

Sta facendo molto discutere l’opera teatrale di Romeo Castellucci Sul concetto di volto nel Figlio di Dio, accusata di essere blasfema. In una delle scene dell’opera il protagonista scaglia qualcosa contro l’immagine di Cristo. Secondo i cattolici si tratterebbe di feci, mentre il regista si difende dicendo che si tratta di inchiostro. La prima dello spettacolo si è tenuta a Milano il 24 gennaio scorso. Durante la rappresentazione alcune organizzazioni cattoliche hanno inscenato una messa di riparazione. Da molte parti si è chiesto di censurare lo spettacolo, perché offensivo nei confronti dei cattolici, mentre diversi intellettuali hanno scritto un appello in favore della messa in scena dell’opera.

Voi cosa ne pensate? Ritenete che sia giusto censurare un’opera, se questa offende – e ammesso che offenda – la religione cattolica?

Di seguito un servizio del Tg3

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Ghettizzare gli immigrati? Un chiarimento sul libro di testo

Il libro di testo in uso in una delle prime (Aa. Vv., Il manuale di scienze umane, Marietti) ha un passo che pare discutibile. Ho contattato uno degli autori, il professor Vincenzo Matera dell’Università di Milano Bicocca, per chiedere chiarimenti. Quello che segue è il nostro scambio di email.

Gentile professor Matera,
grazie per la sua disponibilità.

Il nostro dubbio riguarda un passo a pagina 55 del Manuale.
Dopo aver sostenuto che esiste una contraddizione tra appartenenza e presenza dello straniero, poiché “mentre lo Stato nazionale pretende lealtà da parte dei suoi concittadini (…) lo straniero, proprio perché tale, non si sente (o si teme che non si senta) obbligato a rispondere in questo senso”, il testo conclude:

Ciò non sarebbe un problema per gli Stati nazionali se gli stranieri che soggiornano per un periodo limitato, fossero confinabili (spazialmente, ritualmente, giuridicamente).

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Cos’è educazione?

Questa mattina abbiamo (in 5A) cominciato a discutere sul tema Cos’è educazione?, al fine di giungere ad una concezione condivisa dell’educazione – una nostra teoria pedagogica, per così dire.
Nell’immagine seguente c’è la lavagna dopo un primo giro di risposte:

Come si vede, le parole più ricorrenti sono trasmettere, valori e regole.
Abbiamo cominciato a ragionare sul trasmettere. Vi ho fatto notare che il trasmettere è unidirezionale, va da A a B, e vi ho chiesto se si può considerare unidirezionale un rapporto educativo: se, cioè, chi educa dà senza ricevere. Ci siamo trovati d’accordo nel ritenere che anche chi educa riceve qualcosa dal cosiddetto educando. Qualcuno di voi ha detto che allora sarebbe meglio parlare di dialogo.
Questa può essere una prima conclusione della nostra ricerca: l’educazione è una cosa che accade in una situazione dialogica.
Abbiamo anche visto che, poiché l’educazione è un processo che dura per tutta la vita, lo stesso educatore si può considerare un educando. Il dialogo educativo è dunque un dialogo tra due persone (l’educatore e l’educando) che si stanno educando. Restano da capire meglio le caratteristiche di questo rapporto. Come dobbiamo pensare il dialogo tra educatore ed educando? In che modo si differenzia da altre forme di dialogo? Che differenza c’è, ad esempio, tra il dialogo educativo ed il dialogo erotico (quello degli amanti)? E tra il dialogo educativo e quello tra amici?
Dopo aver risposto a queste domande possiamo discutere dei valori.

Si riprende

Tre anni fa ho chiuso/sospeso questo blog, perché ho lasciato la scuola per fare un dottorato di ricerca. Come spiegavo allora, avevo bisogno di un po’ di tempo per studiare e scrivere: ed in effetti questi tre anni mi sono serviti a fare alcuni studi cui tenevo molto (pubblicando tre libri: Il Dio di Gandhi. Religione, etica e politica, Levante editore; La pedagogia di Gandhi, Edizioni del Rosone; Pedagogie della liberazione, Edizioni del Rosone, scritto con Paolo Vittoria). Tra le altre cose, ho fondato con degli amici una rivista che si chiama Educazione Democratica.

Da lunedì tornerò a scuola. Cercherò di fare scuola in modo diverso, mettendo in pratica le cose che ho studiato in questi tre anni (ad esempio la maieutica reciproca, di cui vi parlerò). Penso che lo strumento di questo blog, che ho provato sporadicamente ad usare senza grande successo con gli studenti universitari (come potete constatare dai post precedenti), possa ancora servirci per mettere a fuoco i problemi e confrontarci in modo aperto.

Al più presto, sperando che non vi siano intoppi tecnici e burocratici, avvieremo le prime discussioni. Intanto vi auguro un anno nuovo felice e fertile.