Amkoullel

Amadou Hampâté Bâ, detto Amkoullel, è stato uno dei grandi protagonisti della cultura africana. Nato a Bandiagara, un villaggio del Mali, nel 1900, e morto ad Abidjan nel 1991, è stato al servizio dell’Impero coloniale francese, entrando poi nell’Istituto Francese per l’Africa Nera.
L’importanza della sua opera è nella raccolta minuziona della tradizione orale dell’Africa, mossa dalla consapevolezza che “in Africa quando muore un vecchio è una libreria che brucia”. Ha raccontato la storia della sua vita nel libro Amkoullel, il bambino fulbe (Tulsi). Voglio proprorvi però un passo di un altro suo libro, Gesù visto da un musulmano (Bollati Boringhieri), nel quale illustra quella concezione africana della persona di cui vi ho parlato a lezione:

“Maa ka maaya ka ca a yere kono. In lingua bambara significa: le persone di una persona, sono numerose in ogni persona. Mia madre, quando voleva vedermi, aveva l’abitudine di chiedere a mia moglie: “Quale delle persone di mio figlio abita qui oggi? Il toubab? L’uomo di religione oppure mio figlio?”. Se mia moglie rispondeva “Tuo figlio” allora entrava in casa senza cerimonie e mi diceva cosa voleva. Se diceva “E’ l’ uomo di Dio”, mia madre si limitava a fare proposte, ma se mia moglie rispondeva “Il toubab”*, allora mia madre ripartiva senza neppure provare a incontrarmi.”

*Toubab sono i bianchi. In questo caso, la parola indica ironicamente uno che frequenta i bianchi.