L’assistente sessuale per persone con disabilità

L’Olanda ha deciso di offrire alle persone fino a dodici interventi di assistenza sessuale. Si tratta di incontri con professionisti/e che aiutano la persona disabile a scoprire e vivere la propria sessualità. In Italia esiste un progetto, LoveGiver, che intende diffondere la cultura dell’assistenza sessuale. Nel sito del progetto la figura dell’assistente sessuale è presentata come segue:

L’assistente sessuale è un operatore professionale (uomo o donna) con orientamento bisessuale, eterosessuale o omosessuale che deve avere delle caratteristiche psicofisiche e sessuali “sane” (importanza di una selezione accurata degli aspiranti assistenti sessuali).
Attraverso la sua professionalità supporta le persone diversamenteabili a sperimentare l’erotismo e la sessualità. Questo operatore, formato da un punto di vista teorico e psicocorporeo sui temi della sessualità, permette di aiutare le persone con disabilità fisico-motoria e/o psichico/cognitiva a vivere un’esperienza erotica, sensuale e/o sessuale. Gli incontri, infatti, si orientano in un continuum che va dal semplice massaggio o contatto fisico, al corpo a corpo, sperimentando il contatto e l’esperienza sensoriale, dando suggerimenti fondamentali sull’attività autoerotica, fino a stimolare e a fare sperimentare il piacere sessuale dell’esperienza orgasmica.

Per farsi un’idea del tipo di bisogno cui questa proposta intende rispondere, può essere utile leggere questa lettera mandata al sito:

Buon giorno mi chiamo **** e sono un ragazzo di 37 anni disabile dalla nascita per “spina bifida”. Non ho mai avuto un esperienza sessuale e sinceramente non ho mai avuto nessuno approccio con un altra donna non conosco proprio il corpo femminile, sono abbastanza timido e questa mia timidezza mi impedisce a fare qualsiasi passo verso l’altro sesso. Ho sentito parlare di assistente sessuale per disabili poco tempo fa in tv alle iene ed ho deciso di scrivervi è da un po’ che sento il bisogno di avere qualcuno al mio fianco con cui parlare abbracciare ed essere abbracciato accarezzare e perché no scoprire qualche cosa di nuovo nell’altro sesso. Insomma sento fortemente il bisogno di avere e stare pochi minuti con una donna e non so come fare. Ho una madre bigotta e non capirebbe e soprattutto non cerco una prostituta.
Io penso che la sessualità sia un diritto di tutti. A premetto sono impotente ma nonostante tutto io sento il bisogno di accarezzare, toccare, baciare una donna.

La proposta naturalmente non piace a tutti. Nel sito Corrispondenza Romana, ad esempio, si legge:

Il perverso disegno di legge “Disposizioni in materia di sessualità assistita per persone con disabilità” è figlio della rivoluzione sessuale che negli ultimi decenni ha minato le fondamenta morali ed etiche della nostra società. Una rivoluzione che a partire dal celebre motto «make love not war» ha ridotto la sessualità a mero piacere, disgiungendola dalla procreazione, e ha reso l’uomo, al pari dell’animale, schiavo dei propri impulsi e istinti sessuali. […] Nel 1934, l’antropologo inglese J.D. Unwin pubblicò la sua grande opera Sex and Culture con l’obiettivo di verificare la tesi di Sigmund Freud secondo la quale la cultura si produce attraverso la sublimazione dell’impulso sessuale, ossia attraverso la rinuncia alla soddisfazione dell’impulso. A tal fine lo studioso inglese prese in esame ottanta cosiddette uncivilized societies raffrontandole a culture superiori di babilonesi, sumeri, ateniesi, romani e anglosassoni. In poche parole, l’interessante risultato al quale giunse la ricerca fu che, quanto più è presente una limitazione dell’attività sessuale, tanto più alto risulta il livello della società e, all’opposto, quanto meno è limitato l’impulso sessuale tanto più basso è il livello culturale.

Voi cosa ne pensate?
[La discussione è per la classe 4A, ma aperta anche ad altri.]

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14 pensieri su “L’assistente sessuale per persone con disabilità

  1. Giulia Faleri

    La teoria freudiana (che sembra anche essersi rivelata veritiera sulla base di studi condotti) secondo la quale in una società dove l’impulso sessuale viene represso il progresso incrementa consequenzialmente (come in un rapporto causa-effetto) mi ha fatta riflettere molto.
    Credo che il progresso in questione non sia correlato ad una maggiore tolleranza dal punto di vista umanitario, quanto ad una più concreta affermazione della scientificità interna ad una società.
    Sembrerebbe quindi paradossale accostare la tolleranza, di derivazione strettamente irrazionale ad una scientificità che – come lo si può vedere in particolar modo ad oggi – si è sempre imposta in nome di una rigidità che va a discapito di tutto ciò che può concernere la sfera irrazionale e sentimentale, ergo anche la tolleranza stessa nei confronti del prossimo.
    Stando a ciò, la questione apertasi sul giudizio morale nei riguardi dell’esistenza di una figura professionale come l’assistente sessuale per persone diversamente abili, non dovrebbe suscitare meno scalpore di quanto non lo faccia la figura dell’assistente sessuale di per sé alla maggior parte dell’opinione pubblica.
    Aprire un dibattito per stabilire la veridicità di un giudizio morale (sulla questione in corso) rispetto ad un altro fa correre il rischio di arrivare ad una conclusione stabilita sulla base dei “giudicanti” e non sulla base di quelle che sono invece le opinioni di coloro che dovrebbero poi successivamente giovare dell’assistente sessuale. Il dibattito si rivela quindi una digressione dall’argomento stesso.
    Ho letto varie testimonianze di persone diversamente abili (facilmente reperibili sul web) nelle quali è possibile leggere la posizione favorevole delle persone diversamente abili nell’avere accanto un assistente sessuale, dunque perché negare questa possibilità?
    È indubbio che dal soddisfacimento dell’impulso sessuale, il soggetto ne tragga vantaggio psicologico. Non a caso l’atto sessuale è psicologicamente catartico, purificatorio. Al contempo, un modo per “esorcizzare” (almeno istantaneamente) tensioni che altrimenti si somatizzerebbero.
    A mio avviso, inoltre, potrebbe essere un modo per far sì che la persona diversamente abile possa tornare ad acquisire un’autostima persa (in caso di una disabilità successiva alla nascita) o peggio ancora mai avuta (in caso di una disabilità sin dalla nascita). Perché alla fine, siamo sinceri, quanto è alta la possibilità che una persona diversamente abile possa avere una vita di coppia sessualmente attiva, o che soltanto possa averla? alquanto infima sosterrei.
    Dunque perché vietare ad un diversamente abile la conoscenza della funzione di appagamento del proprio corpo? Ed in particolar modo perché vietarla qualora il soggetto diversamente abile esprime una volontà propria di tale conoscenza?
    Tra le tesi a sfavore, ricercando un po’ qua e la sul web, ho letto che per molti l’assistenza sessuale viene considerata prostituzione.
    Innanzitutto un assistente sessuale svolge una professione benefica e che coinvolge aspetti poliutropi: medico, sanitario, psicologico(…) dunque non si tratta di “commercio” del proprio corpo. Il salario previsto per l’assistente sessuale è dovuto alla sua qualificazione ed alla sua “assistenza” medico-psicologica appunto. Il soggetto diversamente abile non va alla ricerca del piacere, bensì alla scoperta del proprio corpo. Se questa fosse prostituzione, allora quanti di noi si sarebbero prostituiti? Dunque ritenere l’assistenza sessuale una prostituzione è alquanto surreale.
    Parlando dell’aspetto legale invece, gli articoli 2, 3 e 41 Cost. si prestano bene per la disfatta della tesi “assistenza sessuale= prostituzione”

    L’art. 2 Cost. Recita
    « La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.  >>
    Dunque vogliamo negare ad un diversamente abile il DIRITTO di conoscere sé stesso?

    L’art. 3 Cost. Recita
    <>

    Dunque è espressamente scritto che compito della Repubblica è rimuovere gli ostacoli di ordine sociale che limita libertà, sviluppo del cittadino, uguaglianza.
    Di conseguenza istituire una figura professionale come l’assistente sessuale in questo caso calza perfettamente.

    L’art. 41 Cost. Recita
    <>

    Direi che in questo caso sia banale esplicare la finalità sociale della figura dell’assistente sessuale.

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  2. Anna Ferradini

    A mio avviso si tratta di una cosa assolutamente positiva.
    Ognuno di noi ha il diritto di star bene con il proprio corpo e di sperimentare ciò che più lo aggrada, e qualora questo non possa avvenire in maniera autonoma, non vedo perché non ricorrere all’aiuto di una persona competente.
    Le polemiche moralistiche di chi trova il ruolo dell’assistente sessuale eticamente sbagliato, secondo me sono frutto di ignoranza e cecità, dovute ad una mancanza di conoscenza alla quale non si vuole sopperire.
    Chi riduce il tutto a mera prostituzione, costretto nella propria ristrettezza mentale, non vuole o non è capace di immedesimarsi con coloro che, per ragioni disparate, sono impossibilitati nello scoprire autonomamente tutti gli aspetti della sfera erotica, affettiva e sessuale.
    Se è vero che bisogna fornire a tutti la possibilità di esercitare gli stessi diritti senza discriminazioni di sorta, allora, quella dell’assistenza sessuale mi sembra un’iniziativa sulla buona strada per raggiungere questa tanto agognata parità di diritti.

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  3. Fiamma Coli

    Premettendo che non avevo mai sentito parlare di questo tipo di esperienza, sono assolutamente d’accordo nel fornire un assistente sensuale per le persone diversamente abili poiché è diritto di ognuno sentirsi bene con la propria persona, conoscendola in ogni suo aspetto. Ritengo quindi che questa sia un’opportunità importante per coloro che, per vari tipi non problemi, non riescono a conoscere e vivere la propria sessualità.

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  4. Personalmente ritengo che in una società che tenta di diventare il più tollerabile possibile (purtroppo non sempre riuscendoci) non ci debbano essere barriere che impediscono a qualsiasi tipo di persona di poter fare azioni che non vanno a ledere ad altri individui o alla società in generale, soprattutto se, come in questo caso, il servizio non fa altro che aiutare la persona che ne vuole usufruire.

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  5. Eva Romagnoli

    Ho vissuto un’esperienza il cui scopo riguardava l’assistenza a giovani disabili.
    Uno dei compiti che i miei collaboratori ed io dovevamo svolgere riguardava appunto la spiegazione del sesso e della sessualità a questi ragazzi.
    Purtroppo l’argomento non è stato affrontato per mancanza di tempo.
    Ritengo che sarebbe stato un colloquio importante da effettuare.
    Il fatto che si tratti di persone fisicamente o mentalmente non del tutto abili non comporta assolutamente la mancanza di pulsioni, curiosità ed esigenze sessuali in loro; anzi.
    Hanno bisogno di scoprire la loro sessualità e quella dell’altro sesso non solo da un punto di vista anatomico ma anche e soprattutto perché collegata alla sfera sentimentale ed emotiva che spesse volte non sono in grado di gestire ed esprimere. Soprattutto accade che non siano in grado di distinguere, definire e capire cosa stia accadendo loro.
    Ritengo che la possibilità di poter esprimere liberamente, serenamente e consciamente la propria sessualità non debba essere negata a nessuno. Sostengo anche che laddove non sia possibile per qualcuno affrontare questo percorso autonomamente sia opportuno affiancargli persone che lo possano guidare nella scoperta di se e di come relazionarsi agli altri in questo ambito.

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  6. Alice Scali

    A mio parere, nonostante non abbia mai sentito parlare di questa nuova iniziativa, credo che sia importante prima di tutto garantire un diritto di tutti, anche di chi purtroppo non ha la possibilità o la capacità di sfruttarlo nei migliori dei modi. In secondo luogo è un passo verso una società sempre più aperta di fronte ad argomenti considerati da sempre tabù.
    La sessualità, o l’esperienza affettiva con un altro sesso, è una cosa fondamentale nella vita di una persona e non esiste motivo per cui un altro essere umano possa vietare una possibilità del genere.

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  7. Sara oliboni

    Secondo me è una cosa giusta, perché ognuno ha il diritto di provare determinati sentimenti e sensazioni, ed è giusto aiutare quelle persone che non riescono/ non possono farsi esperienze su questo ambito autonomamente. Quindi penso che questo ” progetto” sia una cosa positiva

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  8. Valentina Giannessi

    Non ho un’idea ben chiara a riguardo, ma sicuramente NON sono contraria.
    Siamo tutti esseri umani, e in quanto tali proviamo emozioni, sentimenti e desideri.
    Quindi non c’è motivo di negare a qualcuno la possibilitá di sperimentare determinate esperienze (come in questo caso la propria sessualitá) e se una persona non è in grado di riuscirci da sola è giustissimo che venga aiutata da altri.

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  9. Alessio Duranti

    Sono a favore di questo progetto anche se non sono abbastanza informato a riguardo ma credo che ogni essere umano abbia diritto a sperimentare esperienze di questo tipo e di essere aiutato se in difficoltà a rapportarsi con il sesso opposto

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  10. Jacopo Bicchi

    Io personalmente sono totalmente a favore di questo progetto, in quanto ritengo che ognuno ha bisogno di provare questo tipo di sensazioni, sia chi se lo può permettere, sia chi, invece, per un modo o nell’altro, non è in grado di farlo. Per questo sono fortemente favorevole, anche perché, in fondo, non c’è niente di male a farlo, e nessuno ci perderebbe qualcosa.

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  11. Matilde Furenti

    Non ho un opinione ben chiara a riguardo, ma leggendo l’articolo posso dire di essere a favore, poiché è giusto che tutti si sentano a loro agio con il proprio corpo e che non si sentano in difficoltà a rapportarsi con persone del sesso opposto.

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  12. Anonimo

    Molte volte mi sono chiesta come una persona disabile potesse esprimersi autonomamente nel campo del sesso e sinceramente ho sempre pensato che loro non ne sentissero il bisogno, ma non perchè sono persone che non hanno sentimenti o stimoli, ma perchè nessuno glielo ha mai insegnato, o perlomeno credevo che non sentissero lo stesso bisogno che ha l’uomo senza questi “disagi” (non è una discriminazione verso i disabili). Dopo aver letto questo articolo, e quindi avendo avuto una spiegazione chiara a tutte le mie domande, penso che l’assistenza sessuale per queste persone prive di conoscenza a riguardo, sia un’idea molto riuscita e importante, poichè anche loro hanno il diritto di conoscere sia se stessi, sia il sesso opposto, ma la cosa più importante è far conoscere loro le emozioni e i limiti (inteso come controllo) riguardo a questo ambito.

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    1. Eleonora Raniero

      Molte volte mi sono chiesta come una persona disabile potesse esprimersi autonomamente nel campo del sesso e sinceramente ho sempre pensato che loro non ne sentissero il bisogno, ma non perchè sono persone che non hanno sentimenti o stimoli, ma perchè nessuno glielo ha mai insegnato, o perlomeno credevo che non sentissero lo stesso bisogno che ha l’uomo senza questi “disagi” (non è una discriminazione verso i disabili). Dopo aver letto questo articolo, e quindi avendo avuto una spiegazione chiara a tutte le mie domande, penso che l’assistenza sessuale per queste persone prive di conoscenza a riguardo, sia un’idea molto riuscita e importante, poichè anche loro hanno il diritto di conoscere sia se stessi, sia il sesso opposto, ma la cosa più importante è far conoscere loro le emozioni e i limiti (inteso come controllo) riguardo a questo ambito.

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  13. Maria Chiara La Marca

    Per me questa è una cosa nuova di cui non avevo mai sentito parlare e sinceramente mai avevo pensato. Ciò nonostante credo che sia una iniziativa molto positiva poiché tutti, persone disabili compresi, hanno il diritto di sperimentare o scoprire la loro sessualità.
    Le persone disabili spesso e volentieri sono ” lasciate da parte” e considerate più manichini privi di sentimenti ed emozioni che veri essere umani, perciò, penso che questa iniziativa oltre che a fargli scoprire la propria sessualità possa anche indirizzarli verso una giusta via per instaurare veri rapporti con una persona, maturando così più sicurezza per se stessi e magari una nuova e piacevole compagnia. In sostanza, sono pienamente favorevole

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