Povertà e disagio sociale a Siena

In questa prima parte dell’anno scolastico in quarta abbiamo affrontato il tema della povertà, del ruolo dei servizi socio-sanitari e degli interventi delle amministrazioni comunali per arginarla. Per contestualizzare il problema, abbiamo chiesto un incontro alla dottoressa Anna Ferretti, assessore alla Sanità, Politiche Sociali e Casa del Comune di Siena. L’incontro si è tenuto il 26 novembre presso l’Istituto Caselli. Quanto segue non è la trascrizione fedele delle parole dell’assessore, ma una sintesi basata sugli appunti presi durante l’incontro.

Fino a quattro o cinque anni fa Siena era una città ricca, con una economia centrata sui servizi, che girava in particolare intorno a tre realtà: il Monte dei Paschi di Siena, l’Università e l’Ospedale. Non c’erano e non ci sono industrie, fatta eccezione per l’industria farmaceutica Novartis nella zona di Rosia. Negli ultimi anni queste aziende sono entrate in crisi. L’Università per via di una gestione clientelare e dell’indebitamento. Poiché l’Università era proprietaria del Policlinico, i suoi problemi si sono riservati su quest’ultimo, fino a quando esso è stato acquistato dalla Regione. Ma l’Università ha dovuto smettere di assumere e tagliare gli stipendi, oltre a dismettere i numerosi locali che dava in affitto in città. Ora questi locali sono vuoti, ed il personale che li gestiva è licenziato.

Dopo la crisi, il Monte dei Paschi di Siena non produce più utili e non è più in grado di finanziare la Fondazione, che a sua volta non eroga più risorse per il sociale.  Il bilancio attuale dell’assessorato è ora di dieci milioni di euro, mentre prima era di quindici milioni, con cinque milioni che venivano dalla Fondazione.

Solo qualche anno fa, gli sfratti per morosità a Siena non erano più di cinque o sei all’anno, mentre oggi sono un centinaio. Il Comune interviene grazie ad un patrimonio di 1.032 case popolari, che però di fronte a questa nuova emergenza rischiano di risultare poche in breve tempo. Il Comune ha fatto un bando per la concessione temporanea di alloggi popolari a famiglie sfrattate. Condizioni per ottenere il beneficio sono: risiedere a Siena da 3 anni; aver pagato precedentemente un affitto non superiore a un terzo dello stipendio; non possedere immobili; non avere automobili di grossa cilindrata; avere una morosità dipendente dalla perdita del lavoro.

Chi ottiene il beneficio della casa popolare viene messo in contatto con i servizi sociali, per uscire dalla situazione nell’arco di due anni.

I servizi sociali di Siena possono contare su diciassette assistenti sociali e su un budget di 45 euro a persona da gestire, mentre il fondo per l’assistenza ai minori ammonta a settecentomila euro.

Per le situazioni di maggiore emergenza c’è una mensa dei poveri presso la chiesa di San Girolamo, mentre molti altri viveri giungono alle famiglie da associazioni di volontariato.

La crisi economica dovrà indurre a rivalutare la risorsa del turismo. Nonostante il suo straordinario patrimonio artistico, Siena è attualmente meta di gite di un giorno da parte di turisti che alloggiano per lo più a Firenze, Per cambiare questa situazione è necessario superare una certa concezione elitaria del turismo, fare rete con la Regione e valorizzare ciò che offre il territorio della zona.

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Un pensiero su “Povertà e disagio sociale a Siena

  1. AleIre

    La scuola è diventata davvero una pagliacciata, bidelli che si credono degli Dei scesi sulla terra, professori impediti con i loro tablet e alunni che hanno soltanto voglia di evadere da sta merda.

    Sui bidelli siamo disaccordo,sulle altre cose a parer nostro sono vere.

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