Homeschooling

Abbiamo visto durante l’ultima lezione (mi rivolgo agli studenti del corso di Educazione Comparata dell’Università di Bari) che Gandhi in Sudafrica rifiuta di mandare i figli a scuola, praticando quello che oggi si chiama homeschooling (scuola domestica). La sua scelta era motivata dal fatto che considerava inadeguate le scuole esistenti in Sudafrica, che non prevedevano l’insegnamento nella lingua degli immigrati indiani o addirittura non ammettevano studenti indiani (avrebbero fatto un’eccezione per i suoi figli, cosa che Gandhi considerava inaccettabile).
Come ho accennato, la possibilità di no mandare i propri figli a scuola, offrendo loro un’educazione domestica, è aperta in Italia dall’articolo 111 del Decreto Legislativo 297/94:

I genitori dell’obbligato o chi ne fa le veci che intendano provvedere privatamente o direttamente all’istruzione dell’obbligato devono dimostrare di averne la capacità tecnica od economica e darne comunicazione anno per anno alla competente autorità.

Si tratta di una via poco praticata, e riservata comunque a quei genitori che hanno le possibilità soprattutto culturali di provvedere all’educazione dei figli (vale a dire, prevalentemente a persone laureate). Negli ultimi tempi tuttavia le esperienze di stanno moltiplicando, e sono nati anche siti internet che ne parlano, come Mio figlio a scuola non ce lo mando e Controscuola.
Mi piacerebbe sentire cosa ne pensate. Ho invitato Erika, che ha creato il sito Controscuola, a discuterne con noi.

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