Educazione e co-educazione

Post indirizzato agli studenti del corso di Educazione Comparata dell’Università di Bari. Naturalmente, come sempre, possono commentare anche gli altri.

Nella prima lezione ci siamo soffermati su alcuni concetti di fondo, che ci serviranno per il lavoro successivo: violenza, potere, educazione, comunicazione. Abbiamo detto che esistono diverse forme di violenza (fisica, psicologica, culturale, strutturale, naturale), ed abbiamo definito in generale la violenza come un crescere-sopra. Abbiamo distinto dalla violenza la forza, che non è una cosa negativa, e che abbiamo definito come un crescere-accanto ed insieme. Violenza è, nel mondo naturale, il parassitismo, mentre forza è la simbiosi. Abbiamo anche detto che il potere, considerato come possibilità di fare qualcosa, non è negativo. Ognuno di noi esercita una forma di potere quando riesce a soddisfare un proprio bisogno. Il potere diventa negativo quando le cose che facciamo impediscono ad altri di fare, vale a dire quando si caratterizza per quel crescere-sopra che è proprio della violenza. Per indicare questo potere negativo sarebbe forse il caso di usare un termine diverso. Danilo Dolci parlava di dominio.
Ci siamo poi chiesti quale relazione c’è tra educazione e violenza. Abbiamo analizzato l’interprezione diffusa dell’educazione come e-ducere (trarre fuori, far uscire), secondo la quale l’educazione è l’attività con la quale l’educatoree aiuta l’educando ad uscire dallo stato in cui si trova ed a raggiungere la maturità ed il pieno sviluppo personale. Vi ho fatto notare che questa concezione dell’educazione comporta una visione negativa dell’educando. Pensare che il bambino debba uscire dallo stato in cui si trova, grazie all’educazione, vuol dire pensarlo in base a quello che sarà, non in base a quello che è. Ogni educando è visto come un essere provvisorio, che dovrà trasformarsi grazie alla magica azione dell’educazione. Inoltre in questo rapporto l’educatore si trova a giocare il ruolo del modello verso cui l’educando deve evolvere, colui che ha completato il suo processo di sviluppo e perciò può fare da guida all’educando. Ma l’educatore ha realmente compiuto il suo processo educativo? Sappiamo che l’educazione è un processo che dura tutta la vita; anche l’educatore, dunque, è un educando. Se le cose stanno così, allora sarebbe forse più corretto, e meno violento, pensare l’educazione come un co-e-ducere, vale a dire come coeducazione. In questo caso non c’è un soggetto, l’educatore, che agisce in modo da far uscire un altro soggetto, l’educando, dallo stato in cui si trova per condurlo verso la piena realizzazione di sé stesso, ma ci sono due soggetti che crescono insieme, arricchendosi reciprocamente.
Una di voi ha osservato che questo modello dell’educazione sembra essere poco concreto. Abbiamo allora analizzato il significato dell’aggettivo concreto, cercandone l’etimologia, come abbiamo fatto con la parola educazione. Concreto deriva da cum-crescere, vale a dire crescere insieme. Ora, se pensiamo l’educazione come l’atto con il quale l’educatore fa crescere l’educando, viene a mancare proprio la concretezza, perché non si cresce insieme. C’è concretezza se pensiamo che a crescere siano tanto l’educatore quanto l’educando, vale a dire se pensiamo lo stesso educando come un educatore. L’etimologia del’opposto di concreto, vale a dire astratto, sembra confermare questa interpretazione. Astrarre deriva da abs-trahere, tirare fuori qualcuno da: una etimologia che fa pensare all’e-ducere, con una maggiore evidenza, però, dell’aspetto violento (il condurre diventa trarre, strappare).
Se vi va, possiamo continuare a discutere di questi punti, utilizzando i commenti a questo post.

Advertisements

9 pensieri su “Educazione e co-educazione

  1. antonia arcuri

    Il potere “su” l’altro opprime, il poter “con” l’altro diventa risorsa.I processi di empowerment sono egualitari e democratici, quando le posizioni, espresse all’interno dei gruppi, sono legate al riconoscimento del ruolo di ognuno, così come nella conduzione dei gruppi di formazione e/o di cura si tende a riconoscere l’altro come portatore di una soggettività e di un valore. La co-educazione si situa, come viene espresso chiaramente in questo articolo, in questo processo di empowerment, in cui le parti sono scambievoli, con un riconoscimento, tuttavia, di ruoli diversi, pena la confusività e la demagogia.

    Mi piace

  2. andrea

    io credo che “Educazione” sia un termine generale e polisemico, che nasconde pratiche, principi, valori, funzioni, contesti diversi. Una cosa è descrivere “antropologicamente” le pratiche, le finalità educative nei diversi contesti, al fine di delineare un repertorio anche ideologico dell’educare. Altra cosa è decidere di elevare una pratica, una impostazione ideologica, una finalità educativa sulle altre. Se così fosse, più che aggiungere un “co”, sarebbe opportuno rivendicare un nuovo termine che descriva la “nuova” educazione, la educazione “evoluta” (smontando l’educare, il formare, l’apprendere, l’istruire). Occorrerebbe anche delineare le funzioni specifiche di questo fare, che per sua natura è relazionale e dissimmetrico negli apporti esperienziali reciproci, ma simmetrico nella comunanza di destino esistenziale e di condizione umana.

    Mi piace

  3. La pedagogia ha esattamente il compito di cercare quale, tra i mollti modi in cui si può fare educazione, è quello giusto, ed in ciò si distingue nettamente da una analisi antropologica o sociologica delle forme di educazione. In ultima analisi, rimanda ai valori, vale a dire a qualcosa che sfugge alla scienza. Io ad esempio posso dimostrare scientificamente che un certo tipo di educazione porta ad avere persone nevrotiche, anche se produttive sul lavoro: ma ciò diventa rilevante solo se i miei valori mi inducono a considerare la felicità personale come una cosa più imporatnte della produttività.
    Quello pedagogico è un discorso performativo: non si limita a descrivere delle pratiche esistenti, ma le costituisce. E’ per questo che non mi sembra che si possa parlare di un fare asimmetrico per sua natura. L’asimmetria non è naturale, ma istituita dal discorso pedagogico in base ad un fondo di valori; da un diverso discorso pedagogico, guidato da altri valori, può scaturire un fare naturalmente simmetrico. E’ questo, sia detto di sfuggita, che mi fa dubitare della possibilità di una pedagogia fenomenologica.

    Mi piace

    1. andrea

      la dissimmetria la rilevo nel diverso percorso esistenziale che ciascuno di noi compie. differenza e somiglianza sono fondanti e necessarie nei processi di riconoscimento, di conoscenza, di produzione culturale. del diverso è possibile fare esperienza (è possibile riconoscere l’altrimenti irriconoscibile) grazie alla assimilazione. assimilazione che non può essere grossolana e univoca, ma fine e reciproca. l’irriconoscibile reso riconoscibile è il contenuto della relazione “educativa”. l’alterità è dissimetria. lo spostamento reciproco della tuità nella seità è simmetria (che consente l’emergere del sociale). tutto questo per dire che concordo, nella idea di co-educazione, sulla necessità di assumere come principio pedagogico la reciprocità educante.
      sulla pedagogia fenomenologica, direi che se non può essere fondata una pedagogia fenomenologica, dovrebbe invece essere desiderata come fondante una fenomenologia pedagogica.

      Mi piace

  4. andrea

    Con fenomenologia pedagogica intendo dire che un approccio non eteronomo alla attribuzione e condivisione di senso alla esperienza personale ha un valore educativo.
    Con spostamento reciproco della tuità nella seità, intendo la capacità di immedesimarsi l’altro in sè.

    Mi piace

    1. andrea

      Hai ragione, scusami. Cercherò di parlare/scrivere “come mangio”. In effetti essere comprensibili è una questione di rispetto. Solo che è più facile e meno faticoso pensare di esserlo che non cercare di esserlo e riuscirci.

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...