Il papa contestato

Lo scorso giovedì 17 gennaio papa Benedetto XVI avrebbe dovuto tenere un discorso in occasione della inaugurazione dell’anno accademico della università “La Sapienza” di Roma. La visita è invece stata annullata a seguito di numerose contestazioni. A protestare contro la presenza del papa era stato, fin dal novembre dello scorso anno, il grande fisico Marcello Cini, con una lettera al Magnifico Rettore nella quale notava che una tale visita è discutibile sul piano formale, perché la teologia non si insegna nelle università dello stato, e pertanto una lezione magistrale con contenuti teologici non ha senso, ed avrebbe conseguenze “devastanti” sul piano sostanziale, perché rappresenterebbe un passo ulteriore nel tentativo di Ratzinger di sottomettere la ragione alla fede, considerando le scienze “come ambiti parziali di una conoscenza razionale più vasta e generale alla quale esse dovrebbero essere subordinate”.

Sessanta docenti de “La Sapienza” hanno sottoscritto la lettera di Cini, aggiungendo alle sue argomentazioni un solo particolare:

 Il 15 marzo 1990, ancora cardinale, in un discorso nella citta di Parma, Joseph Ratzinger ha ripreso un’affermazione di Feyerabend: ‘All’epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto.

“Sono parole che, in quanto scienziati fedeli alla ragione e in quanto docenti che dedicano la loro vita all’avanzamento e alla diffusione delle conoscenze, ci offendono e ci umiliano”, hanno scritto i docenti. L’annullamento ha suscitato le reazioni indignate di quasi tutti i politici italiani. Il capo del governo Romano Prodi ha espresso “profondo rammarico”, il presidente della Repubblica Napolitano ha mandato al papa una lettera di solidarietà, Silvio Berlusconi ha parlato di “grave ferita per la libertà del nostro Paese da parte di un’ideologia settaria e faziosa””, mentre secondo Pier Ferdinando Casini i firmatari della lettera “con la loro intolleranza hanno dimostrato lo stato di desolazione dell’Università italiana e la debolezza culturale dei reduci del ’68”. Unica eccezione Marco Pannella, che ha affermato: “Potremmo certamente consolarci di questa sua [del papa] decisione di non parlare in quella sede: potremmo sicuramente consolarci ascoltandolo, come quasi ogni giorno, a reti unificate nei telegiornali dall’alba a tarda notte.” I radicali hanno anche diffuso dati sulla presenza della Chiesa nelle televisioni italiane, dai quali risulta che nel periodo dal 19 aprile 2005 al 14 gennaio 2008

il Vaticano complessivamente ha avuto accesso per 26h 35’ sul TG1 (più del Presidente del Consiglio e del presidente della Repubblica); 20h 28’ sul TG2 (più del Presidente del Consiglio e del presidente della Repubblica,); 19h 32’ sul TG3 (più del presidente della Repubblica).

Nel testo che avrebbe dovuto leggere alla “Sapienza”, papa Benedetto XVI sostiene che il papa ” non deve cercare di imporre ad altri in modo autoritario la fede, che può essere solo donata in libertà”, ma sottolinea anche che la ragione, se

diventa sorda al grande messaggio che le viene dalla fede cristiana e dalla sua sapienza, inaridisce come un albero le cui radici non raggiungono più le acque che gli danno vita. Perde il coraggio per la verità e così non diventa più grande, ma più piccola. Applicato alla nostra cultura europea ciò significa: se essa vuole solo autocostruirsi in base al cerchio delle proprie argomentazioni e a ciò che al momento la convince e – preoccupata della sua laicità – si distacca dalle radici delle quali vive, allora non diventa più ragionevole e più pura, ma si scompone e si frantuma.

In questa vicenda sono in gioco almeno due questioni.
La prima è quella del senso della democrazia. V’è chi dice che democrazia è dare sempre e comunque libertà di parola, per cui l’annullamento della visita del papa è stato un episodio inequivocabile di intolleranza antidemocratica. altri rispondono che invece la democrazia è incompatibile con la presenza di autorità che non si possono contestare, che anche la libertà di critica e di contestazione sono forme della libertà di parola, e che comunque il papa ha mille modi per far conoscere il suo pensiero, come dimostrano i dati sulla sua presenza in televisione.
La seconda questione è quella, più complessa, dei rapporti tra ragione e fede. Per gli scienziati la ragione è libera ed autonoma, ed ha il diritto di ricercare la verità senza alcun condizionamento, senza dover fare riferimento ad alcuna verità superiore. Secondo il papa (come appare chiaro dallo stesso discorso che avrebbe dovuto tenere alla “Sapienza”, e come emerge chiaramente da un precedente discorso all’Università di Ratisbona), la ragione da sola inaridisce, ed ha bisogno di essere vivificata dalla verità indicata dalla fede.
Questa seconda questione ci porterebbe troppo lontano, temo. Possiamo però discutere dell’episodio alla luce della nostra concezione della democrazia. Chiederci, cioè, se si è trattato di una espressione di democrazia o di antidemocrazia, di un fatto rassicurante o allarmante.

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10 pensieri su “Il papa contestato

  1. carmen e ilaria

    secondo noi il papa è ignorante , ma non nel senso che non ha cultura ma che ha una mentalità chiusa priva del senso di libertà e del concetto che stiamo nel 2008 e non nel medioevo… inoltre è molto egocentrico e crede di essre superiore per quanto non lo è perchè se sostiene ancora che la condanna di Galileo sia giusta è sintomo di illogicità e di presunzione. quindi questa contestazione l’ approviamo e infine speriamo che il papa svolga ciò per cui è stato eletto piuttosto che voler bloccare lo sviluppo della scienza e la libertà di ragione

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  2. Ricopio qui un commento di Katia e Serafina, postato per errore in un’altra discussione:

    Non riusciamo a capire di quale verità si parli, se il papa, persone molto intelligente, spinge l’uomo a cercare la verità senza “interessi di parte”, “forme di potere messo a disposizione”, non ricordi che proprio la chiesa ha usato questi mezzi per convincere la gente della propria verità.
    Reinseriamo il concetto di verità nel dibattito politico e filosofico ma ancora una cosa non la riusciamo a capire: cosa ha da offrire la chiesa a questo dibattito?
    Quale verità potrà portare un’organizzazione religiosa che vieta al suo “popolo” la ricerca sulle cellule staminali, l’aborto, il divorzio e, che ancora, nel 1990 (proprio lo stesso papa che ora inneggia alla verità), definisce il processo a Galileo ragionevole e giusto!

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  3. sere & cry

    Ci rendiamo conto che certe cose che accadono solo nel nostro paese sono ridicole??
    Qualsiasi enciclopedia sotto la parola Italia le prime parole che riporta sono: STATO LAICO…quando si parla di laicità si intende l’autonomia decisionale rispetto a ogni condizionamento ideologico, morale o religioso altrui.Capisco che, essendo l’Italia patria della Chiesa, questa sia implicata in qualche modo nella vita politica, ma questo non vuol dire che la Chiesa debba mettere bocca in tutte le decisioni. Riguardo quello che è accaduto alla Sapienza è indubbio il fatto che la modalità con cui hanno protestato è errata, ma comunque bisogna dire che la Sapienza, come tutti sanno, è un’Università laica ed in quanto tale, per l’inaugurazione dell’anno accademico avrebbero potuto chiamare un politico o il capo dello stato. Noi crediamo, anzi siamo fermamente convinte che un fenomeno del genere sicuramente non sarebbe mai accaduto con il precedente papa,il quale sapeva mantenere le distanze dalle decisioni politiche. Solo un’ultima riflessione…ad aderire alla manifestazione sono stati non solo ragazzi, ma anche e soprattuttto docenti e politici…..su questo bisognerebbe riflettere.

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  4. Marianna

    Ormai mi sono espressa talmente tante volte su questo argomento..quello che dico io è semplicemente che non c’era bisogno di creare tutto questo scompiglio..Una semplice visita è passata come “attentato alla laicità dell’istruzione”, ma in realtà quello che ne è conseguito è stato un “attentato alla libertà di parola”!!Ma ci rendiamo conto?Innanzitutto il Papa non è ignorante..prima di essere una guida spirituale è un uomo di cultura; d’accordo, ha delle idee particolari, d’accordo, è un conservatore, ma perché non sfruttare l’occasione di avere un confronto con chi non la pensa come noi? Forse per paura? In questo senso mi sembra giusto parlare di “debolezza culturale” da parte di quei docenti,usando le parole di Casini.Il dialogo arricchisce, e rappresenta anche un mettersi alla prova, per vedere se realmente siamo coerenti con le nostre idee.Io non sono d’accordo con il Papa su alcune cose, per esempio il giudizio su Galileo, ma non per questo non vale la pena di essere alscoltato.

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  5. Complimenti per l’articolo pacato e interessante. L’unica cosa che mi ha irritato di questa storia è che si fa passare la rinuncia del papa come l’imposizione di qualcuno. Il papa ha rinunciato ma poteva benissimo presentarsi all’appuntamento, affrontando quello che sarebbe successo, cioè probabilmente nulla. Il non saperlo però ha prodotto troppe chiacchiere inutili.

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  6. mago silva

    secondo me, i professori della sapienza potevano benissimo far parlare il papa, in questo modo avrebbero avuto l’occasione di ridicolizzarlo, per il semplice fatto che gli argomenti del papa nella sua verita’, sono campati in aria, ma sono sicuro che da buon cocciuto tedesco, lui se ne sarebbe fregato, e poi dove sta la sua cultura se ogni qualvolta per dire un paio di parole si mette a leggere dei foglietti, con un accento che fa ridere i polli. Voglio ricordare al papa la mia riflessione: IL TESTICOLO DEL CANE
    DICE A QUELLO DELL’UOMO; VISTO CHE SIAMO UGUALI, TU PERCHE’ VAI SEMPRE IN CHIESA A PREGARE ? PERCHE’ VOGLIO LA VITA ETERNA – MA SEI PROPRIO UN COGLIONE. IL TESTICOLO DEL CANE INCONTRA QUELLO DELL’UOMO SOTTOTERRA
    E GLI DICE: TE L’AVEVO DETTO DI NON SPREGARE LA TUA VITA A PREGARE, ORA
    IO SONO MORTO DA ANIMALE E TU DA COGLIONE

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