La non resistenza al male

Abbiamo discusso della legittima difesa e del rischio che diventi, in certe circostanze, una “legittima offesa”. Ora vi propongo una questione un po’ più impegnativa. E’ stata più volte presentata l’idea che al male bisognerebbe rispondere con il bene; non reagire alla violenza con la violenza, ma vincere la violenza con la forza dell’amore. Sostenitori di questa tesi sono stati, in epoca contemporanea, persone come Lev Tolstoj (uno dei più grandi scrittori di ogni tempo) ed il Mahatma Gandhi, ma l’idea è antica. La trovate anche nel Vangelo:

“Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente. Io invece vi dico di non resistere al male; anzi, se uno ti colpisce alla guarcia destra, volgigli anche la sinistra.” (Matteo, 5, 38)

Voi ritenete che sia una tesi giusta e praticabile? La ritenete ingenua? Pensate che sia valida in alcuni casi ed in altri no? Quali obiezioni avete contro di essa, o quali argomenti a favore?

Nella foto (piuttosto famosa) uno studente ferma i carri armati a Pechino, in piazza Tien an men, nel 1989.

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42 pensieri su “La non resistenza al male

  1. utente anonimo

    secondo noi reagire alla violenza non fa che portare altra violenza,ma comunque sarebbe lo stesso”volgendo l’altra guancia”perchè subiremmo comunque altra violenza;violenza=violenza.post.8

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  2. utente anonimo

    e allora si procede con la buon vecchia regola dell”occhio per occhio,dente per dente”,perchè noi siamo convinti che debba esistere per forza la violenza per bilanciare la non violenza e creare un certo equilibrio nel mondo.post.8

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  3. utente anonimo

    secondo noi sarebbe bello rispondere ad uno schiaffo porgendo l’altra guancia ma purtroppo la società di oggi basata principalmente sulla violenza non ce lo consente e quindi alla violenza siamo costretti a rispondere con la violenza. post 2

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  4. utente anonimo

    Crediamo che errare è umano, quindi va sempre data una possibilitá, ma se la persona persevera bisogna prendere provvedimenti…Post.5 =DIRTY SOUL= & =DEVIL SHADY=

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  5. Per post. 8: Occhio per occhio rende il mondo intero cieco, diceva Gandhi. Se però tu dici che nel mondo devono esistere violenza e nonviolenza, per avere equilibrio, non sostieni proprio che bisogna reagire con nonviolenza alla violenza? Altrimenti c’è solo violenza, e nessun equilibrio.

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  6. utente anonimo

    PACILLO: a volte se qualcuno ci colpisce io cerco sempre di perdonare, non reagisco mai con violenza perchè a volte la violenza provoca conflitti…

    FRANCESCA: Io al contraio di Pacillo rispondo con violenza. Secondo me nessuno è superiore e quindi deve essere ripagato con la stessa moneta… POS6

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  7. utente anonimo

    per il prof.

    se risp alla violenza con la non violenza, subiremo altra violenza, se invece risp con la violenza ad altra violenza, comunque porteremo ancora violenza.In un modo o nell altro vedremo sempre e sola violenza, sia essa attiva o passiva…Post.8

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  8. All’anonimo del commento #26: quella di cui parli era caratterizzata da Gandhi come “nonviolenza del debole”, se non ricordo male. La nonviolenza di chi non ha le armi per affrontare l’avversario. La vera nonviolenza per lui era quella di chi, pur avendo la forza per affrontare armato l’avversario, desiste.

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  9. utente anonimo

    Secondo noi sarebbe bello risp. con l’amore alla violenza però questo è molto difficile soprattutto al giorno d’oggi.se una persona”porgesse l’altra guancia”verrebbe considerata debole e se ne approfitterebbero.post 3

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  10. Post. 9: Non sembra una cosa molto intelligente. Se la violenza è un male, bisognerebbe agire in modo tale da minimizzare la quantità di violenza presente in una società. Se qualcuno venisse con una pistola, io non potrei reagire, perché non vado in giro armato. Potrei andare in giro armato, ma non sarei più lo stesso, sarei uno segnato dalla paura. Post. 8: E se parlassimo di stati, e non di persone?

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  11. utente anonimo

    Dovremo dire a Gandhi che ormai, o forse sempre, siamo tutti “senza armi” e dunque deboli, non c’è mai uno scontro pari di fronte ad un aggressore violento, la stessa sua violenza lo fa “superiore” a noi, ci anticipa infatti nella violenza. Forse dunque non esiste la vera “nonviolenza”, se non come ideale regolativo.

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  12. Quello della nonviolenza è sempre stato un ideale regolativo, lo stesso Gandhi ammetteva la legittimità del ricorso alla violenza in alcuni casi estremi. Ma Gandhi parlava anche di efficacia dalla nonviolenza, come scelta che consente di essere pari all’aggressore nel rapporto di forza, e superiore a lui dal punto di vista morale. Naturalmente le valutazioni del suo esperimento sono diverse; è difficile negare che, al di là della controversa conquista dell’indipendenza, il Mahatma sia stato sconfitto.

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  13. Sì. La nonviolenza pensa in fondo che non ci sarà una seconda volta, se si risponde alla violenza con l’amore.

    Sono le dieci, torniamo in classe.

    Grazie all’anonimo/a per aver discusso con noi. Alla prossima.

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