Processare Dio?

C’è una canzone di Vasco Rossi che mi piaceva ascoltare quando avevo più o meno la vostra età. Si intitola Portatemi Dio (Bollicine, 1983), e dice:

Metteteci Dio
sul banco degli imputati
metteteci Dio
e giudicate anche lui
con noi
e difendetelo voi
buoni cristiani.
Portatemi Dio
lo voglio vedere
portatemi Dio
gli devo parlare
gli voglio raccontare
di una vita che ho vissuto
e che non ho capito…

Giobbe dice cose non troppo diverse. Anche lui non capisce più la sua vita (ha perso tutto, senza aver fatto nulla di male), ed anche lui pensa di chiamare in causa Dio: “Ecco, ho preparato un processo, cosciente di essere innocente” (13, 18). La sua accusa contro Dio è quella di essere uno che se la ride della disgrazia degli innocenti, che fa governare il mondo dai malvagi (9, 23-24), che fa grandi i popoli e poi li distrugge, che toglie la ragione agli anziani (12, 23-24) eccetera.
Come sapete, quando parliamo noi non comunichiamo solo informazioni, ma anche una certa immagine di noi stessi. Parlando così, Giobbe sta comunicando una immagine estremamente dignitosa di sé: pur immerso nella miseria, ha il diritto e la forza di chiamare in causa Dio. Rispondendogli, Dio demolisce proprio questa presunzione. Dio non prende in considerazione le affermazioni di Giobbe, non cerca di rispondere alle sue dure affermazioni, non giustifica il proprio operato, non spiega a Giobbe il suo piano. Se lo avesse fatto, avrebbe confermato l’immagine di sé di Giobbe. Dio invece mostra a Giobbe la sua insignificanza nell’ambito della creazione, gli aizza contro il Leviatan ed il Beemot, gli chiede dov’era quando veniva creato il mondo. Non gli dice: tu hai ragione o torto. Gli dice: tu non hai alcun diritto di chiedere a me conto del mio operato. E’ quella che si chiama disconferma che, come ricorderete, contiene il messaggio “tu non esisti”.
Giobbe accetta la lezione, si riconosce infinitamente piccolo, ammette di aver detto cose troppo superiori a lui (42, 3) e si pente.
Come vi pare questo finale? Secondo voi l’uomo che soffre ha il diritto di processare Dio, di chiedergli conto della sua sofferenza, oppure come Giobbe deve ritenersi troppo piccolo per porre domande a Dio?

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36 pensieri su “Processare Dio?

  1. utente anonimo

    secondo noi l’uomo ha il diritto di chiedersi il perchè delle sue sofferenze; ma d’altra parte pensiamo che se certe cose accadono ci deve essere un motivo valido. quindi non dobbiamo farne una colpa a Dio anche se nella situazione lo facciamo.

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  2. utente anonimo

    Secondo noi,postazione 8,nel momento del dolore,viene spontaneo chiedere un aiuto a Dio,e non renderlo colpevole del nostro dolore.si forse è vero che noi in confronto a Dio siamo piccoli,anche considerando le cose che lui ha fatto x noi,ma pensiamo sia normale rivolgerci a lui nel momento del bisogno…

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  3. utente anonimo

    Anche gli amici di Giobbe pensano che c’è un motivo valido per la sua sofferenza. Pensano che sia colpevole, anche se non vuole ammetterlo. Il discorso dev’essere questo: se Dio è causa di tutto, è causa anche della sofferenza di Giobbe; se Dio è giusto, non può aver arrecato sofferenza a Giobbe senza un motivo valido. a.v.

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  4. utente anonimo

    Secondo me Dio è troppo grande per rispondere a degli esseri perfettamente imperfetti come noi.D’altro canto Lui non deve darci alcuna spiegazione del suo operato nè tanto meno giustificarsi o chiedere conferma delle sue opere.L’uomo che soffre quindi non ha alcun diritto di interrogare Dio. Post-11

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  5. utente anonimo

    noi siamo totalmente in disaccordo con quanto affermato dalla post-11, perchè pensiamo che l’uomo abbia almeno il diritto di chiedersi il perchè e di avere delle risposte, vivere pieni di dubbi non avrebbe senso. post-9

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  6. utente anonimo

    io penso che l’uomo abbia il diritto,quando soffre,di chiedere a Dio il motivo della sua sofferenza. questo perchè l’uomo avverte la propria debolezza e crede ke Dio sia l’artefice di tutto.ma penso ke non possa fare a Dio un vero e proprio processo.

    post.10

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  7. utente anonimo

    Secondo noi nessun uomo ha il diritto di processare Dio per ciò che gli capita perchè tutto è già predestinato e quindi deve accadere.E poi non è detto ke ciò che accade provenga da Dio.Gli uomini nn devono mettersi al suo livello!…bibby E sissi

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  8. utente anonimo

    per risp. alla post-8 vorremmo dire che non è vero che Dio dopo averci creato debba prendersi cura di noi. questo non era nei patti, infatti Dio ci crea e dopo ci lascia liberi, cioè in condizione di peccare o meno. il dolore non deriva da questo. by agata

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  9. utente anonimo

    prima di tutto noi diamo sempre la colpa a DIO di quello che ci succede,invece non ci rendiamo conto che il miracolo ,che i padroni della nostra vita siamo noi.Dio ci ha dato il dono della vita e con essa ci ha dato anche la ragione e la capacita di decidere cio che facciamo ogni cosa che succede nel mondo:le guerre,gli omicidi,gli attentati,pensiamo sempre che sia colpa di dio che resta a guardare e non interviene,mentre se ci fermiamo a pensare tutto l orrore che ce in giro potremmo farlo cessare noi,con un semplice “BASTA”INVECE CI DISCOLPIAMO dando la colpa a Dio ma in relta noi decidiamo ,noi agiamo e ce ne dobbiamo prendere la responsabilita…

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  10. utente anonimo

    Rispondiamo alla post.8!Si è vero che Dio ci ha creati ma lui ci ha lasciati liberi di fare le nostre scelte sia in positivo che in negetivo!Quindi basta Antonella abbiamo ragione noi,non si può obbiettare!…bibby E sissi

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  11. utente anonimo

    secondo me tutti i problemi che ci poniamo sul destino, non esistono, perchè o Dio non esiste oppure è totalmente indifferente. quindi perchè ha lasciato andare in fumo la vita di un uomo come Giobbe, che rispettava Dio sopra ogni cosa? questo ne è un esempio. post 9 by dina

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  12. utente anonimo

    assolutamente no!il destino non è superiore a dio.io sono dell’idea che nel cammino dell’uomo il destino sia la strada spianata e dio lo guarda dall’alto..katrina

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  13. utente anonimo

    Care bibby e sissy,sono Antonella,cmq ci avete mal capite,perchè anche secondo noi Dio dopo averci creato ci lascia liberi di agire nel bene e nel male…quindi…cmq non è vero che non si può obiettare,perchè nella vita tutti possiamo avere pensieri diversi…capito?da risp cia cia

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  14. utente anonimo

    nei libri di catechismo si è sempre raffigurato l’uomo lungo una strada,che rappresenta la sua vita..i bivii,che sono le scelte da fare ecc…che ci sia il sole o che piova,dio sarà sempre con te!se c’è il sole dietro te vedrai la sua ombra..se piove ti bagnerai..

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  15. utente anonimo

    Dio mette al mondo uomini uguali,a sua immagine e somiglianza.Con questo vogliamo dire che è l’uomo che decide le azioni da svolgere, è l’uomo che decide se essere buono o cattivo, è l’uomo l’artefice del proprio destino.Siamo noi che progettiamo i percosi della nostra vita, la funzione che noi abbiamo nella nostra società, etc…Non possiamo dire che in ogni momento della nostra vita c’è la presenza della mano di Dio.Certo è sempre qualcosa di superiorre a cui noi tutti dovremmo sottostare con dignità e umiltà.Non c’è bisogno di incolpare Dio di ogni nostra disgrazia, di ogni nostro progetto andato male o di situazioni spiacevoli.

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  16. da credente rispondo cosi’:

    dentro di noi c’e’ un granello di quell’Eternita’ che Dio ha voluto condividere con noi. Non e’ perche’ Lazzaro e’ resuscitato che dobbiamo felicitarci, ma perche’ c’e’ Lui, diceva Kierkegaard, chiedendosi che senso avesse far resuscitare Lazzaro, visto che comunque prima o poi sarebbe dovuto morire nuovamente. La morte, quella vera – continua Kierkegaard – non ha nulla a che fare con la morte del nostro corpo.

    La vera morte (la malattia mortale come la chiama) ha a che fare con la nostra anima e col peccato sopratutto.

    Ma non poteva Dio darci subito l’immortalita’ e la felicita’ eterna senza questo travaglio?

    Non so dare una risposta, non tutto ci e’ dato da capire, ma sono convinto che questo c’entri con la liberta’ che ci e’ stata concessa. Non nel senso di un prezzo da pagare, ma nel senso che solo cosi’ poteva essere forse: l’eterno inestimabile incarnato nella nostra finitudine, andando a toccare entrambi gli estremi, poteva solo portare a qualcosa di cosi’ drammatico. Ecco allora perche’ Cristo non e’ venuto a cancellare il doloro, ma a dargli un senso.

    da non credente, in tutta onesta’, non mi porrei neppure il problema.

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  17. Hmmm, pero’ ora non voglio che nessuno dica niente.. tutte le nostre opinioni hanno lo stesso peso e la stessa importanza. Anch’io come tutti gli uomini dubito, e ho le mie riserve. Sia chiaro, quindi, che posso anche aver aver detto una gran cavolata. Una rispettabilissima gran cavolata 🙂 Era solo il mio punto di vista. Anzi, diciamo che era il mio punto di vista in una prospettiva di autentica fede.

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  18. Caro slystone, il silenzio è dovuto al fatto che la nostra ora settimanale di discussione nel blog è finita alle 11.55 di ieri. Come puoi vedere, ci sono due commenti giunti proprio alle 11.55, cioè nell’istante in cui è suonata la campanella. Il che vuol dire che i miei studenti – tranne alcuni che sembrano quasi aver paura delle discussioni troppo serie – si appassionano e discutono volentieri.

    Risponderò con calma al tuo commento; può essere che decida di farne l’oggetto della prossima discussione. Tu continua a seguirci.

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  19. utente anonimo

    Ti espongo il mio pensiero che trae ispirazione dalla Fede Bhaà’ì.

    Generalmente si vede il Bene contrapposto al Male, mentre tutto quel che avviene è Bene (come per

    i buddisti, credo), la differenza è che c’è un Bene che comporta dolore e un Bene che non comporta dolore, e che il libero arbitrio umano è spesso (non sempre) responsabile nel capitare dell’uno o dell’altro.

    Se non fosse così Dio sarebbe non buono, ma cattivo.

    Ritengo che non si possa dare giudizi etici su ciò che avviene in natura, ma solo sul male che avviene a causa dell’uomo.

    Un ateo può permettersi di dire che la natura è matrigna, un credente no, deve

    rassegnarsi e accettare tutto per buono.

    Anzi io credo che molti uomini diventino atei proprio per non essere costretti a questa accettazione di un Dio-Natura che faccia del male.

    Per chi ha fede, Dio è buono e giusto, ma noi non siamo in grado di stabilire il perchè avvenga qualcosa di male e dobbiamo, se crediamo nella bontà di Dio , supporre che la sofferenza abbia una funzione positiva, e che quindi anche il male possa essere bene.

    Insomma a Giobbe non rimane che rassegnarsi perchè proprio dalla sua capacità di superare le sue disgrazie, che si evidenzia la sua forza e il suo coraggio.

    Vale la massima: è soffrendo che si “cresce”

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