Allegro pessimismo

Abbiamo letto in classe il libro di Qohelet, “l’uomo dell’assemblea” che riflette sulla vanità di tutte le cose, sulla nebbia che avvolge il mondo distante e impenetrabile. Un libro molto bello, pieno di riflessioni profonde, ma anche di contraddizioni. Ve ne segnalo una. Qohelet dice (4, 1):

Ho poi esaminato tutti i soprusi che si fanno sotto il sole. Ho considerato il pianto degli oppressi e ho visto che nessuno li consola. Dalla mano dei loro oppressori non esce che violenza: nessuno li consola. Allora ho detto beati i morti che già sono morti, più dei vivi che ancora sono vivi. Ma meglio ancora di tutti e due, chi non è ancora nato, ché ancora non ha visto tutto il male che si fa sotto il sole.

Poi però afferma (8, 15):

E allora ho esaltato l’allegria, perché per l’uomo non c’è altro bene sotto il sole, se non mangiare, bere e stare allegro. E’ questa la sola cosa che gli faccia buona compagnia nella sua fatica, nei giorni contati di sua vita che Dio gli ha dato sotto il sole.

Da una parte, dunque, Qohelet dice che, dal momento che il mondo è pieno di male, è meglio non nascere affatto; dall’altra dice che bisogna stare allegri. Come si può stare allegri, se il mondo è talmente pieno di male, che sarebbe meglio non nascere nemmeno?

Secondo voi è possibile conciliare queste due cose apparentemente inconciliabili? E’ possibile essere allegri senza essere superficiali? E se sì, come?

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25 pensieri su “Allegro pessimismo

  1. Secondo me si puo’ essere davvero allegri solo se si è “ignoranti”, nel senso che la cultura conduce inevitabilmente l’uomo verso la comprensione e l’accettazione del male. Per cui si può essere davvero allegri per esempio quando si è bambini, incontaminati, oppure se si è idioti, idiota nel senso di incapace di comprendere e quindi acculturarsi. Credo che la cultura sia quindi una medaglia a due facce: ci aiuta a comprendere e a cercare di vincere l’ignoranza, ma in realtà più ci si accultura più si diventa infelici.

    Ovviamente è solo una mia opinione 🙂

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  2. utente anonimo

    io non penso assolutamente che essere allegri significhi essere ignoranti anche perchè nessun uomo è colpevole dell’esistenza del male semmai l’unica colpa dell’uomo e quella di lasciarsi prendere da esso.L…

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  3. utente anonimo

    noi non siamo d’accordo con la prima tesi, poichè, secondo noi,se un individuo nasce, può cercare in qualche modo di migliorare la propria esistenza, indipendentemente dal male che lo circonda. in riferimento alla seconda tesi, non vediamo un nesso logico tra l’essere felici e la superficialità, in quanto si può essere felici pur non essendo superficiali.post-9

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  4. utente anonimo

    Ciao, siamo la post n.1 noi pensiamo che non sia molto contraddittorio, perché infondo il male o l’allegria sn aspetti complementari della nostra vita,nn ci sn momenti felici senza momenti brutti..perchè fa parte della vita degli esseri umani,un altro fatto è invece parlare del male che si fa a gli altri..questo non dipende dal corso della vita,ma solo dal comportamento umano,perchè non abbiamo ancora recepito il messaggio del rispetto reciproco e dell ugualianza,tutti siamo uguali e nessuno ha il diritto di degradare l’altro..

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  5. utente anonimo

    noi vorremmo rispondere a Daphnae, perchè è vero che la cultura porta alla comprensione del male e di tutto il resto, ma non è affatto vero che porta anche alla sua accettazione. inoltre avere una cultura non significa essere infelici.

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  6. utente anonimo

    secondo me il pessimismo non può assolutamente essere il primo passo per modificare il male…anche perchè se si parte con il pessimismo non si arriva da nessuna parte…L

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  7. utente anonimo

    secondo noi,katrina e mimy, l’allegria è un compromesso tra la realtà e la fantasia in quanto lo si diventa quando si raggiunge un qualcosa che si desiderava.Ridere in faccia alla realtà è sinonimo di menefreghismo verso la società e verso gli altri,accompagnata a volte anche dall’ignoranza..(n.6)

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  8. utente anonimo

    Sono d’accordo con quanto afferma Daphnae83 anche se solo in parte , e comunque io preferisco essere acculturata e infelice piuttosto che analfabeta e felice ,però a pensarci bene non credo ci sia differenza tra questi due punti perchè tutti e due mancano di qualcosa …ma credo anche che, oggi come oggi, nessuno sia realmente felice .felicità? no non ve ne è alcuna . nessuno è indifferente alle questioni del mondo perchè tutti ne facciamo parte. naty88

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  9. utente anonimo

    la felicità a volte non deriva nenche da noi stessi,a vlt la nostra stessa felicità ci viene privatadagli altri… ed è solo a qst che porta l’ignoranza!

    post 1

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  10. utente anonimo

    natascha tu stai malata come fai a dire che preferisci essere infelice ma acculturata non è detto xke qualcuno è felice contento ecc…sia ignorante la felicità è un sentimento umano che è difficile da ignorare almeno io la penso cosi…naty allora tu in questo momento che hai un ragazzo sei infelice

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  11. utente anonimo

    x noi la felicita viene da sola basta sapersi accontentare di qll che abbiamo…oggi x felicita si intende qll materiale, siamo piu contenti o meno se abbiamo o no qll determinata cosa invece si potrebbe essere piu felici con se stessi accontendandosi anche dell amore o dell affetto di chi ci circonda..post 5

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  12. utente anonimo

    Secondo noi,nella nostra societa’ è difficile o quasi impossibile essere allegri,perche’se vediamo il mondo cn una visione generale e’ inevitabile essere tristi e forse anche un pò pessimisti,visto che nel mondo l’uomo tende a primeggiare sempre sull’altro,distruggendo soprattutto i più deboli!…bibbi e sissi 2

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  13. utente anonimo

    Forse ciò che ho scritto non è stato pienamente compreso, o forse sono stata io ad esprimermi non

    correttamente… Io credo che la felicità nel suo aspetto più puro e incontaminato, la felicità pura

    e semplice possa essere vissuta solo se non si conosce affatto il male. E la cultura inevitabilmente

    ci porta verso una sua comprensione sempre maggiore, e quando parlo di accettazione del male, intendo

    dire che lo accettiamo come esistente, ma ovviamente ognuno è liberlo di approvarlo o meno. Il

    concetto di “accettare” è diverso da “approvare”.

    La felicità che noi assaporiamo nella nostra esistenza è qualcosa di contaminato, imputridito dal

    male, e ciò è inevitabile. Solo un bambino, o un idiota, o anche un pazzo, chiunque abbia espulso

    dalla sua mente l’aspetto razionale che condiziona ogni persona normale, può vivere davvero la

    felicità, perchè non conosce cosa sia il male e perciò non può che essere felice.

    Con questo non voglio dire di essere contro la cultura e a favore dell’ignoranza, poichè sono consapevole del fatto che la cultura sia uno strumento, o meglio, l’unico strumento valido per essere libero, per far valere se stesso, ma come sempre ci sono dei prezzi da pagare…

    daphnae

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  14. utente anonimo

    Noi siamo d’accordo con Alexander Neill perchè non bisogna rispettare solo per paura come accade oggi.Il rispetto deve essere naturale e darlo solo a chi lo merita.Però,sopratutto nei rapporti con gli insegnanti,è difficile dare rispetto in modo naturale perchè è come se fossimo costretti a darlo e molto spesso non lo riceviamo.

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  15. fernirosso

    In fondo ciò che oggi si fa è la stessa cosa che facevano al tempo in cui è stato scritto questo testo:NULLA DI NUOVO SOTTO IL SOLE. E come allora c’è gente che festeggia e sta allegra mentre altra, che le è uguale in modo e sostanza,stessa identica specie, non ha null’ altro che la morte per essere felici e da festeggiare, perchè li trae fuori dalla nefandezza del degrado in cui altri uomini, che falsamente si dicono loro fratelli, li hanno gettati e abbandonati. Questa è la tragedia ed è maggiore se si pensa che basta poco all’uomo per essere allegro,gli basterebbe mangiare e bere,cantare sotto il sole,non desiderare ciò che gli procura fame e sete di altri vacui desideri.ferni

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  16. Victor Victorius

    Sto realizzando notevoli progressi nel mio cammino di fede e di vita. Dalle parole che ho letto in alcuni dei Vs. commenti ho avvertito una “fonte di dolore” scusate se scrivo così ma non saprei definire meglio la sensazione. E’ qualcosa che spesso capite anche a me quando dimentico la serenità che nasce dalla semplicità o, se preferite la semplicità che genera la serenità.
    Domani non so cosa mi riserverà il futuro anche se ho fatto tutto quello che potevo perché sia il migliore futuro possibile per me. Sapendo che contro il naturale scorrere degli avvenimenti realmente nulla posso, mi accontenterò di qualunque cosa accada, nella maniera più semplice e serena che riuscirò a provare ricordando come tutto sia vanità e che la vanità non è mai sazia perciò l’invito è di farla morire di fame. A tutti auguri di buona vita.

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