Il senso e il sacro

BlakeCominciamo dal sacro, allora. E cominciamo la nostra riflessione-discussione sul sacro non da un testo sacro (ci arriveremo, credo), ma da un fatto storico: Auschwitz. Fatto storico che rappresenta un po’ tutte le violenze e le violazioni, le sofferenze e le ingiustizie, le atrocità e le umiliazioni subite da uomini e donne nel corso del Novecento. Un libro recente, che vi consiglio, di Marcello Flores (Tutta la violenza di un secolo, Feltrinelli) fa un po’ il punto sulla violenza del secolo scorso: un secolo nel quale la violenza ha assunto le forme più assurdamente tragiche, dalle guerre mondiali (solo la seconda ha fatto più di cinquanta milioni di morti) ai campi di sterminio, dai gulag ai desaparecidos.
Il male è un problema religioso. Con la fede, abbiamo visto, si acquista il Senso della vita e al tempo stesso il senso della vita, la nostra vita trova senso all’interno dalla vita dell’universo. Ma la fede non sfugge del tutto all’inquietudine, è una risposta che non mette a tacere ogni domanda. La fede è chiamata a rispondere a questa domanda: se c’è Dio, perché il male? Oggi la domanda ha assunto questa forma: se c’è Dio, perché Auschwitz? Oppure: come pensare Dio, se c’è stato Auschwitz?
Abbiamo letto in classe la risposta del filosofo ebreo Hans Jonas nel libro Il concetto di Dio dopo Auschwitz (Il Melangolo). Per Jonas dopo Auschwitz bisogna scegliere tra la bontà e la giustizia di Dio. Se Dio non ha aiutato gli ebrei nel campo di sterminio, ciò è avvenuto per due ragioni possibili: o Dio poteva, ma non voleva, o voleva, ma non poteva. Cioè: o è potente ma non buono, o è buono ma impotente. Abbiamo visto che Jonas opta per la seconda soluzione, e sostiene che Dio dopo la creazione si è indebolito, affidandosi interamente all’uomo.
Ma la risposta di Jonas è solo una delle risposte possibili. Elenco di seguito le tesi possibili:
1. Dio è buono ma impotente (tesi di Jonas e di altri)
2. Dio è potente ma non buono
3. Dio è al tempo stesso potente e buono, ma non interviene nella storia per rispettare il libero arbitrio degli uomini
4. Dio non salva coloro che non sono di fede cristiana, e perciò è rimasto indifferente alla richiesta degli ebrei
5. Non sappiamo nulla di Dio e dei suoi piani. Egli è imperscrutabile
6. Dio non è né potente né buono: semplicemente non esiste
7. Dio esiste, ma esiste anche Satana, e tutto il mondo è in suo potere
Può essere che abbia dimenticato qualche tesi. Vi chiedo di prendere posizione a favore di una di queste tesi o di aggiungerne una nuova, criticando, tra le altre tesi, quelle che vi sembrano più assurde. Io, come sempre, vi criticherò qualunque sia la vostra tesi.

L’immagine è tratta da The book of Urizen di William Blake.

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14 pensieri su “Il senso e il sacro

  1. utente anonimo

    Instintivamente mi sento più vicina alla tesi numero 5, anche se credo che sia impossibile o perlomeno improbabile dimostrare che qualunque di queste tesi sia valida, è una questione che non ha soluzione perchè non siamo in grado di darla, o meglio io non sono in grado, non credo di avere i mezzi conoscitivi per poter affermare con sicurezza una di queste tesi. Le prime 4 tesi mi sembrano piuttosto scontate e derivate da una comune educazione scolastica ma abbastanza inutili, la 6 potrebbe essere una spiegazione valida ma comunque mai sicura ovviamente, la 7 deriva da una concezione del mondo fortemente cattolica, mi fa venire in mente il catechismo 🙂 In definitiva direi la 5 ma non ne sono convinta pienamente.

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  2. utente anonimo

    Anch’io sono convinto che i disegni di Dio siano imperscrutabili. Ma dimentichiamo l’esistenza di Gesù Cristo: se crediamo che è il Figlio di Dio, allora potremo avere una risposta, seppur misteriosa, nella sua incarnazione, passione e morte da innocente in quanto Egli è il Logos, il senso di tutto ciò che esiste. Egli, innocente, ha assunto il dolore dell’umanità su di sè per divinizzarla, cioè renderla partecipe della natura divina riscattandola dal peccato.

    Chi soffre innocentemente, partecipa al suo misterioso piano di redenzione..

    Non dimentichiamoci di questo, altrimenti tutto rimane completamente assurdo….

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  3. utente anonimo

    Si, questo è indubbiamente vero. Ma ha davvero a che fare con l’argomento trattato nel testo? Forse tenendo presente l’esistenza di Gesù, si potrebbe spiegare tutta la sofferenza che provano gli uomini, giustificandola come necessaria per ottenere la salvezza, ma allora che senso ha avuto l’avvento di Gesù? Non ha sofferto abbastanza Lui per tutti noi? Beh, forse davvero i disegni di Dio sono imperscrutabili, purchè tutto questo abbia davvero un senso…

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  4. All’anonimo del 12 ottobre:

    Hai ragione quando dici che non è possibile “dimostrare” nessuna di queste tesi. La dimostrazione appartiene alla scienza, mentre discorsi di questo tipo sono molto più rischiosi ed azzardati. Lo stesso Jonas, a conclusione della sua riflessione sul concetto di Dio dopo Auschwitz, ha detto che il suo era appena un balbettio. E tuttavia si tratta di un balbettio indispensabile, se vogliamo ancora parlare di Dio. L’alternativa è il silenzio. Anche il silenzio, a dire il vero, potrebbe essere un modo per parlare di Dio – ma questo ci porterebbe lontano.

    La tesi dell’imperscrutabilità ha questo effetto collaterale, notato dai miei studenti: con l’imperscutabilità si può finire per giustificare qualsiasi orrore storico. Perché, se i piani di Dio sono imperscutabili e possono comprendere anche Auschwitz, allora qualcuno potrebbe negare ad Auschwitz quel criterio di negatività assoluta che tutti (o quasi) gli riconoscono; giustificare, in qualche modo, Auschwitz, e con Auschwitz molte altre cose che invece ripugnano alla nostra coscienza morale.

    Io aggiungerei che la tesi della imperscrutabilità allontana Dio dall’uomo. Nella Bibbia si dice che l’uomo è fatto ad immagine e somiglianza di Dio, e nel Vangelo si invita a bussare, perché sarà aperto. In questo caso, invece, bisognerebbe pensarci bene, prima di bussare, perché dall’altra parte della porta c’è qualcosa che non possiamo capire; non c’è più il filo della ragione (anche solo della ragione morale: il senso del bene) ad unire Dio e gli uomini. Ma credo che torneremo sul tema dell’imperscrutabilità, quando leggeremo Giobbe.

    All’anonimo del 13 ottobre:

    A lezione ho parlato di Bonhoeffer e Moltmann, che ho omesso nel post per non stancare i lettori. Per Bonhoeffer in effetti il Cristo è il Dio debole, che accettando la condizione umana si è consegnato agli uomini, indebolendosi (kenosis). Devo ammettere che l’immagine di un Dio che assume la sofferenza degli uomini, e la proposta della fede come uno stare accanto al Cristo nella sofferenza, esercitano un notevole fascino. Poiché però qui devo fare la parte del critico, direi che è un bel problema la conciliabilità di questa idea con alcune affermazioni del Vangelo, come il già citato “bussate e sarà aperto”. E ancora: se Dio opera solo standoci accanto nella sofferenza, che senso ha pregare Dio affinché scongiuri la guerra, ad esempio?

    Per entrambi:

    Grazie del vostro contributo. Vi sarò grato se vorrete continuare a partecipare alle nostre discussioni, magari firmandovi anche solo con una sigla, giusto per identificare più interventi appartenenti alla stessa persona. (antoniovigilante)

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  5. utente anonimo

    Allora, sono l’utente del 12 ottobre 🙂

    Hai ragione dicendo che l’imperscrutabilità finisce per giustificare qualsiasi orrore storico, ma credo che essi possano essere giustificati anche ammettendo che Dio è buono e impotente, oppure che è potente ma non buono, insomma una qualunque di quelle tesi vuole essere una sorta di giustificazione per gli orrori di Auschwitz e per qualunque altro tipo di orrore.

    Hai anche ragione affermando che la tesi dell’imperscrutabilità allontana Dio dall’uomo. In effetti forse sarebbe più corretto parlare dell’imperscrutabilità dei piani di Dio piuttosto che di Dio stesso, poichè appunto la Bibbia dice che l’uomo è fatto a immagine e somiglianza di Dio, ma non rivela apertamente tutti i piani di Dio, essi sembrano imperscrutabili perchè non sufficientemente chiarificati, sono spesso oscuri.

    Ps. non riesco a registrarmi ed è per questo che non ho firmato i miei commenti. Cmq d’ora in poi sarò daphnae 🙂

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  6. utente anonimo

    Cara daphnae, non è vero che l’idea di un Dio buono ma impotente giustifica gli orrori storici, poiché un tale Dio sta accanto alle vittime, e con la sua vicinanza condanna i carnefici. Secondo un brano di Elie Wiesel che abbiamo letto in classe, alla domanda “Dove è Dio?”, fatta in un campo di concentramento di fronte allo spettacolo terribile dell’impiccagione di un bambino, qualcuno rispose: “E’ lì, sulla forca”. L’altra ipotesi, quella di un Dio potente ma non buono, è stata poco, anzi per niente esplorata, e sarebbe interessante chiedersi il perché. Credo che lo faremo. Ti dico sin d’ora, però, che non mi sembra che un tale Dio possa giustificare alcunché di storico. “Non buono” non vuol dire “cattivo”. Il Dio potente ma non buono non è il Dio degli Eserciti di cui parla la Bibbia. Mi fa pensare piuttosto alla Natura, che può essere madre o matrigna.

    La distinzione tra “Dio” e “piani di Dio” mi sembra troppo sottile. A mio avviso se Dio è comprensibile lo sono anche i suoi piani. D’altra parte la Bibbia non è che una sorta di manuale esplicativo del piano di Dio, dalla creazione alla fine dei tempi. E se poi, essendo i piani di Dio così misteriosi, qualcuno concludesse che non esiste nessun piano e che anzi Dio stesso non c’è, potrebbe questo qualcuno essere condannato per il suo ateismo? Se Dio si nasconde dietro i suoi piani imperscrutabili, che colpa ha l’uomo che non lo vede e lo nega?

    Ma è soprattutto l’idea di un “piano” di Dio che mi sembra poco conciliabile con il libero arbitrio. Bada: non dico che esiste qualcosa come un libero arbitrio; dico che la sua idea è inconciliabile con l’idea di “piano” divino. Mi spiego. La morte di Cristo sulla croce è un piano divino. Non è stato un errore, un incidente dovuto alla malvagità umana. Dio ha mandato sulla terra il Figlio affinché con il suo sacrificio rimediasse al peccato originale. Tra parentesi, sono davvero stupide le accuse di deicidio rivolte agli ebrei in passato, come se l’uccisione del Figlio fosse stato un crimine e non, invece, la conclusione del piano divino. Il punto è questo: come fare a realizzare questo piano? La condanna concreta del Cristo è avvenuta attraverso il tradimento di Giuda, l’ambiguità di Pilato e l’accanimento del Sinedrio. Ora, tutte queste persone agivano liberamente o no? Se agivano liberamente, abbiamo questa conclusione: il piano di Dio è stato realizzato solo per caso, solo per la fortuita combinazione che ha portato Giuda a tradire, Pilato a lavarsene le mani ed il Sinedrio ad accanirsi. Se invece non agivano liberamente, se ad esempio Giuda doveva tradire il Cristo affinché il Figlio fosse cricifisso, si giunge a questa conclusione assolutamente paradossale: Dio permette ad Adamo ed Eva di peccare per non intralciare il loro libero arbitrio, e poi per porre rimedio manda il Figlio a morire sulla croce, impedendo pereò ad alcune persone – Giuda in primis – di esercitare il proprio libero arbitrio. (antoniovigilante)

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  7. Quello che intendevo dicendo che qualsiasi tesi vuole giustificare gli orrori dell’umanità, è che chiunque di noi cercando di dare una risposta e tentando di scegliere una di quelle tesi, cerca a sua volta una giustificazione, una spiegazione ad Auschwitz e alle sofferenze umane.

    La distinzione tra Dio e piani di Dio è davvero molto sottile. E’ vero che la Bibbia è piuttosto esplicativa a proposito del progetto di Dio, ma è pur vero che non sempre è sufficientemente chiara, e non a caso è soggetta alle diverse interpretazioni degli uomini.

    La contraddizione libero arbitrio/piano di Dio è uno dei tanti punti oscuri della Bibbia, è una delle tante questioni su cui non c’è un’effettiva charificazione da parte delle scritture. Inoltre basarsi completamente sulla Bibbia è piuttosto errato a mio avviso. E’ comunque una raccolta di testi che l’uomo ha scelto, ce ne sono tanti altri messi a tacere sicuramente per motivi non religiosi. Forse ho messo troppa carne al fuoco, ma è una questione che bisogna osservare da molti punti di vista, e forse un forum è quasi troppo limitativo.

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  8. Cara daphnae, non credo che ogni tentativo di riflessione sul male comporti una sua giustificazione. Portano a giustificare il male solo quelle spiegazioni che lo fanno rientrare in un piano più ampio, nel quale anche esso trova un suo posto. Ti ricordi Ivan Karamazov? A lui bastava la morte di un bambino per rifiutare qualsiasi piano di Dio. “Hanno fissato un prezzo troppo alto per l’armonia; non possiamo permetterci di pagare tanto per accedervi. Pertanto mi affretto a restituire il biglietto d’entrata. E se sono un uomo onesto, sono tenuto a farlo al più presto. E lo sto facendo. Non che non accetti Dio, Alëša, gli sto solo restituendo, con la massima deferenza, il suo biglietto.”

    Sulla Bibbia hai ragione, in effetti è un testo tutt’altro che semplice, e qualcuno potrebbe chiedere come mai Dio, quando parla, parla in modo così confuso. Ma per fortuna, potrebbe aggiungere qualche altro, c’è la Chiesa che ci spiega per bene la Bibbia, e ci chiarisce i punti oscuri, e mette ordine nel mare delle interpretazioni, fornendoci l’unica interpretazione valida.

    Ma vedo che tu non riconosci troppa autorità né alla Chiesa né alla Bibbia.

    La questione del male è universale, e viene affrontata in tutte le religioni. Hai ragione quando dici che è limitativo interrogarsi solo sulla Bibbia. Sarebbe bello leggere un testo antichissimo come l’epopea di Gilgamesh – l’eroe babilonese che soffre per la morte dell’amico Enkidu – o la Bhagavad-Gita, in cui sembra che vi sia una sorta di giustificazione della guerra e che tuttavia è stato il testo su cui si è formato Gandhi, o ancora i sutta buddhisti (la prima verità del Buddhadhamma è l’esistenza del dolore), o ancora il Chuang-Tzu. Ma temo che ciò farebbe girare la testa ai miei studenti. Preferisco che riflettano e si interroghino sulla loro stessa tradizione religiosa. (antoniovigilante)

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  9. “Quanto ai bisogni religiosi, la derivazione dall’impotenza infantile e dalla nostalgia del padre da questa suscitata a me sembra incontrovertibile, tanto più che questo sentimento non si limita a perpertuarsi oltre la vita del bambino, ma si alimenta di continuo dell’angoscia di fronte allo strapotere del fato.”

    S. Freud, Il disagio della civiltà.

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  10. utente anonimo

    Come si possa conciliare il male nel mondo con la presenza di un dio al tempo stesso infinitamente buono e onnipotente è una questione antica. Mi domando: o Dio non è infinitamente potente o Dio non è infinitamente buono. Se in Lui ci fossero entrambe queste caratteristiche il male non ci sarebbe è ovvio.

    Discutendo sull’idea che il male è un problema religioso ritengo assurdo dare giustificazione dell’orrore di Auschwitz- ammettendo che si possa giustificare- con l’ipotesi di Jonas che Dio dopo la creazione si è indebolito. Io non voglio e non posso credere in un Dio debole perché non mi serve a nulla. Mi basta il mio essere debole nella mia vita. Ho bisogno di aiuto, di sostegno e di conforto quando soffro o mi sento sola e non c’è fede che mi conforti.

    Antonio mi spieghi bene il punto di Bonhoeffer? Vediamo se ho compreso: Dio accettando la condizione umana si è consegnato agli uomini indebolendosi, e poi continui su questa strada. Questo significa, sempre se ho capito bene, che la conseguenza del Dio che si è fatto uomo è inevitabilmente la crocifissione. Ora che sia stata pianificata o meno questa morte doveva salvare gli uomini. Allora mi domando perché Dio ha trovato legittimo e giusto salvare quegli uomini tanto da indebolirsi mentre non ha mosso un dito per Auschwitz ?

    A questo punto io aggiungo l’ipotesi numero 8: Dio o stava dormendo su sette cuscini o è completamente cieco.

    Concludo dicendo che l’idea del Dio debole è una grande paraculata e scusami l’espressione poco felice. Dare un senso alla sofferenza nel mondo prendendo posizione per una delle sette tesi da te proposte trovo che sia una consolazione del fatto che la vita è finita per quelle povere vittime. Come la volti e come la giri fatto sta che Dio non c’era in quel momento così come non è presente oggi in tanti altri disastri.

    Michela

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  11. Una decina d’anni fa per un esame universitario ebbi la fortuna di leggere un saggio di George Steiner intitolato “Sul tragico”. Nelle pagine conclusive si racconta una storiella yiddish in cui un rabbino entrato in sinagoga trova Dio inginocchiato, al buio, in un angolo. in preda all’emozione il vecchio ebreo gli chiede cosa ci faccia li; e Dio gli risponde con voce sommessa:”Sono stanco rabbi, tremendamente stanco…” Forse questa può essere un’alternativa da considerare.

    Un saluto, P.

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  12. Mi piacerebbe molto poter discutere liberamente di questa faccenda. Ma non è questo il luogo. Per Michela: non so tu, ma noi siamo abituati a discutere di temi delicati facendo attenzione al linguaggio. antoniovigilante

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  13. utente anonimo

    Chiedo scusa a tutti e soprattutto al lavoro di Antonio. In questo periodo sono ipercritica e nervosa. Se ho qualcosa da dire non penso troppo alla forma espressiva ne tantomeno al linguaggio. Spero di tornare presto a trovarvi. Alle 10:30 ho un esame di pedagogia speciale e quindi vi lascio.

    A presto, Michela.

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