Uno sconfinato silenzio

Mi ha colpito molto una dichiarazione del pubblico ministero Vincenzo Maria Bafundi, che ha indagato sull’omicidio di Giusy Potenza. “Indagando su questa vicenda – ha affermato – ho accertato che a Manfredonia vi è una realtà sociale molto difficile e vi è uno sconfinato silenzio nel rapporto tra genitori e figli. In questa vicenda mi ha preoccupato molto la sconfitta della genitorialità biologica, ci sono stati reciproci silenzi e ho constatato una distanza tra genitori e figli, non so se per negligenza o se per distanza anagrafica”.
Sarò felice se vorrete discutere questo giudizio.

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8 pensieri su “Uno sconfinato silenzio

  1. utente anonimo

    Io credo che tra genitori e figli il silenzio ci sia sempre stato. La pretesa di essere considerati come “amici” da parte di alcuni genitori credo sia alquanto assurda e ridicola. Esiste un divario generazionale che non può essere cancellato. Non era possibile cancellarlo nell’era della rivoluzione scientifica, quando era definito “rivoluzione” un cambiamento epocale avvenuto nel corso di decenni, non può esserlo a maggior ragione oggi, nell’era della tecnologia che cambia a distanza di mesi, se non di giorni, per non parlare dell’informazione, che cambia da un minuto all’altro.
    La constatazione così rivelata sembra addirittura etichettare Manfredonia come una città dilaniata da una piaga sociale che sarebbe quella dello “sconfinato silenzio” tra genitori e figli. A me pare una constatazione cosmopolita che le sole ragioni del caso e della fatalità riconducono alla città manfredoniana.
    Quasi fosse un ambiente con le caratteristiche adatte allo sviluppo di un omicidio di quella efferatezza, come ad esorcizzare la possibilità che possa avvenire altrove, dove, invece, anzichè esserci un silenzio tra genitori e figli, risulta esserci addirittura un odio impensabile, la causa degli omicidi avvenuti negli ultimi anni in Italia.

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  2. Ritengo assurdo che genitori e figli vivano sotto lo stesso tetto ma di fatto lontani centinaia di miglia. Sicuramente i genitori sbagliano a non prestare attenzione ai silenzi dei figli che a lungo andare ritengono i genitori non in grado di capirli. Questo muro comunicativo può essere abbattuto solo cedendo parte delle proprie convinzioni e superando l’atavica credenza che i figli siano sempre eterni bambini, quindi, da assolvere sempre perchè “incapaci”. Credo che i ragazzi si sentono da un lato fortunati ad avere dei genitori, che pur di non ammettere le loro inadeguatezze son pronti a ricoprire i figli di beni materiali…che potrebbe essere letto anche come un : “basta che mi lasci in pace”. Dall’altro i ragazzi perdendo la sana abitudine comunicativa interiorizzano che basta “rompre le scatole” per poi ottenere…ma alla fine questo li porta a diventare trasparenti a sè, ai genitori e agli altri.
    A volte, credo che un sano conflitto-discorsivo, anche ad alta voce, sia meglio di tante ricche tombe-famiglia.

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  3. utente anonimo

    crediamo che nella nostra città ci sia una realtà difficile nei rapporti genitori-figli, ma non bisogna generalizzare il problema.Ogni famiglia gestisce il rapporto comunicativo in modo diverso in base,secondo noi,alla loro educazione.Ogni adolescente deve capire che bisogna perdere la convizione che i silenzi servano a risolvere i loro problemi.Si deve realizzare un rapporto basato sulla comunicazione reciproca solo così si potrà arrivare ad una realtà diversa. 

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  4. utente anonimo

    Penso che il rapporto tra genitori e figli,sia condizionato dai figli stessi perchè molte volte i loro problemi li tengono dentro credendo di poterli risolvere da soli e senza l’aiuto di altre persone.secondo me tutto questo è sbagliato perchè quello che ci prende dentro il cuore,essendo così importante, non può rimanere muto ma deve "esplodere" all’esterno senza condizionamenti.Solo così il silenzio sconfinato può essere sconfitto. 

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  5. utente anonimo

    Noi riteniamo che realmente ci sia silenzio tra genitori e figli nella nostra società,ma crediamo che non si tratti di un silenzio "sconfinato".In ogni famiglia ci sono periodi positivi e negativi,giornate speciali e giornate da cancellare per sempre e questo lo è per ogni componente del nucleo familiare.In quei periodi negativi,in quelle giornate no è difficile per un figlio sfogarsi con i propri genitori e viceversa,forse per la differenza di età,forse per un differente modo di vedere le cose.Non si riesce a considerare un genitore così come si considera un amico.A volte si preferisce addirittura un semplice diario su cui annotare tutto e versare lacrime,ma non instaurare un dialogo con un genitore.il troppo silenzio,quello sconfinato crea molti problemi,ma anche la troppa complicità non genera un rapporto sano….TERESA E ILARIA

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  6. utente anonimo

    E’ vero che nella società in cui viviamo c’é un grande silenzio tra genitori e figli!Quasi sempre i genitori sono tenuti all’oscuro su ciò che succede ai loro ragazzi,sulle loro compagnie abituali,non sanno nemmeno quali sono i luoghi che essi frequentano.Sicuramente siamo noi figli che cerchiamo di allontanarli il più possibile dalla nostra vita,raccontando un’infinità di bugie e ribbellandoci alle loro premure;ma sicuramente c’é anche tanta debolezza e superficialità da parte loro che non riescono ad abbattere questa barriera,credendo sempre che i propri figli siano migliori degli altri e non abbiano nessun problema.Lucia e Adriana.

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  7. utente anonimo

    Sono molto d’accordo con Teresa ed Ilaria quando dicono che anche la "troppa complicità non genera un rapporto sano", difatti spesso questa visione del rapporto genitori-figli fa più comodo ai genitori. Essi infatti giustificano talvolta il loro comportamento lassista nei confronti dei loro ragazzi dicendo appunto che lo fanno perchè sono più "amici" che genitori. Secondo me questa è anche una maniera per sottrarsi alle proprie responsabilità. Ho vissuto sulla mia pelle l’esperienza di genitori molto severi e vivo anche ora l’esperienza di genitori per nulla severi verso mia sorella. Ora lei sta avendo molti più problemi di me perchè non ha un freno, si crede che i genitori amici siano solo i genitori meno severi, ma i lati negativi di questa cosa restano, quelli positivi passano in secondo piano.

    Sono d’accordo anche con Lucia ed Adriana quando dicono che alcuni genitori pensano che i propri  figli siano migliori di quelli degli altri e questo li porta a trascurare l’aspetto della comunicazione. Ricordo che i miei genitori hanno sempre parlato bene di me quando avevo ottimi voti a scuola, e quando mi diplomai con 100/100. Ricordo anche ,però, che quando ebbi una crisi di identità all’università, conseguente ad una crisi depressiva molto profonda, questi miei sentimenti furono tramutati in svogliatezza e voglia di non far nulla. Le parole dei miei genitori ai miei parenti incidevano sul mio cuore come lame a punta rotante. Forse in quel caso il mio silenzio sarebbe stato per me molto meno doloroso del comunicare i miei stati d’animo che alla fine non sono stati compresi.

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