Durkheimplatz chiude

Lo scorso 29 ottobre ho scritto un post intitolato Il senso di irrealtà . Come potete vedere, quel post è privo dei commenti dei miei alunni. Si tratta, infatti, di un post rivolto ai miei alunni di terza. Dall’inizio dell’anno sono riuscito solo una volta a portare la terza nel laboratorio di informatica. Dal 29 ottobre non mi è stato ancora possibile fargli leggere quel post.

Scrivere un post per un blog didattico non è una cosa facilissima. Nel caso specifico, ho preso quattro libri – Eraclito, Chuang-tzu, Schopenhauer, Berger e Luckmann – e li ho sfogliati per un po’ alla ricerca dei passi da citare; quindi ho scritto il post; infine l’ho pubblicato. La cosa mi ha portato via non meno di un’ora.
Un’ora non è tanto. Lo diventa, se hai altre cose da fare. Soprattutto, quell’ora ti pesa se ti rendi conto che è stata un’ora persa. L’ora impiegata per scrivere quel post – ed altri – è stata un’ora persa. E mi pesa.
Durkheimplatz è andato avanti così: lavoro extra, fatto per il semplice piacere di farlo. Non era un progetto, una di quelle cose dai nomi pomposi o fantasiosi che tanto piacciono alla scuola di oggi: e che tanto costano, anche. Durkheimplatz non costava niente. Costava solo a me, per il tempo di connessione ad Internet. Poca roba, comunque.
Ne parlo al passato, perché da oggi Durkheimplatz non esiste più. Avevo chiesto due sole ore settimanali di accesso al laboratorio di informatica. Due ore: un’ora per lavorare con la classe quinta ed un’ora per la classe terza. Come potete constatare, mi è stato concesso di lavorare solo con la classe quinta. Troppo poco per questo blog. Troppo poco, se penso a colleghi che hanno ottenuto dieci ore settimanali di accesso.
Non mi aspetto che nessuno mi dica bravo per il mio lavoro extra. Mi aspetto, però, che la mia scuola mi metta nelle condizioni di lavorare. Se così non è, lascio perdere. Faccio il necessario, e rimando il resto a tempi migliori (anche se dubito fortemente della possibilità che vengano tempi migliori).
Torno in classe, dunque, a fare il mio lavoro nel modo più tradizionale possibile.
Grazie a tutti coloro che hanno contribuito a questo esperimento.

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8 pensieri su “Durkheimplatz chiude

  1. Non sono un’insegnante, e ormai non più neppure uno studente del liceo, ma parente stretto di un’insegnante. Trovo ammirevole l’impegno che voi docenti dedicate alla vostra attività, spesso anche dedicando parti ragguardevoli del vostro tempo libero. Ma spesso una domanda scaturisce spontanea: perchè continuate con tanta dedizione se il vostro impegno non vede nè un riconoscimento economico adeguato (IMHO) nè un riconoscmento ‘etico’? Dove traete tanta voglia, se le strutture vi ignorano od osteggiano e i genitori osannano spesso solo gli indolenti?

    -Marco-

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  2. sto scrivendo una tesi sul blog come risorsa per l’apprendimento. Avevo già visitato Durkheim Plaz e mi spiace, tornando oggi, trovare questo post.
    Lo capisco.
    Citerò comunque la vostra esperienza nella mia tesi e forse anche i motivi di questa chiusura, se non crea problemi.
    ciao :Delia

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  3. Leggo solo ora questo post e sono molto dispiaciuta per la tua scelta, che, pero’, comprendo.
    Se non mancherà alla tua scuola, questo blg mancherà a chi, come me, veniva a leggerlo.
    Dici che Durkheimplatz non era un progetto, dissento: forse non è un progetto scritto, ma tutto qui dentro è Progetto
    Approfitto della tua ospitalita’ per rispondere a Marco: per quel che mi riguarda, tiro fuori la “voglia” guardando diritto negli occhi i miei ragazzi.
    carla

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  4. Leggo anch’io questo post solo ora e mi dispiace molto! Purtroppo siamo messi in condizione di fare delle scelte come questa … spero tanto che tu possa tornare a scrivere qui.
    Molti non capiscono la nostra voglia di cambiare qualcosa!!!
    mtb

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  5. E’ un vero peccato! Ma capisco il senso di frustrazione e le difficoltà di lavorare in un’istituzione poco propensa alle sperimentazioni a costo zero, all’apprendimento cooperativo ed al dialogo costruttivo. Meglio le speculazioni che si fingono progetti, le lotte per la sopravvivenza e le rigidità propagandistiche.

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