Il senso di irrealtà

Abbiamo letto nel Chuang-tzu la storia di Chou che sognava di essere una farfalla, che potrebbe essere anche la storia di una farfalla che sognava di essere Chou. Il sogno dell’uno è la realtà dell’altra, e viceversa. “Come posso sapere – scrive Chuang-tzu– se l’amore per la vita non sia un’illusione? Come posso sapere se l’avversione per la morte non sia lo stato d’animo di un bimbo smarrito, che non sappia come tornare a casa? (1). Dall’altra parte del mondo, in Grecia, Eraclito sostiene una cosa simile: “Morte è quanto vediamo da svegli; sogno, quanto vediamo dormendo.” (2)

La loro posizione non è isolata, né particolarmente bizzarra. La lista dei pensatori e scrittori che hanno sostenuto una tesi simile (la realtà è illusione, la vita è morte) è lunga. Cito ancora, tra i più recenti, il filosofo tedesco Arthur Schopenhauer: “”La vita e i sogni sono pagine di uno stesso libro. La lettura continuata si chiama vita reale” (3).
Né la tesi appartiene soltanto ai filosofi. La sociologia ha studiato, ad esempio, il modo in cui noi costruiamo la realtà attraverso le interazioni sociali. Il mondo in cui siamo, che ci sembra naturale, è in realtà costruito, artificiale, edificato grazie al tacito consenso degli individui, che si rassicurano l’un l’altro sulla sua realtà: non riuscendo tuttavia ad evitare del tutto il senso di irrealtà, che ci sorprende in alcune situazioni in cui siamo più indifesi. Lo illustra questo bel passo di Peter Berger e Thomas Luchmann: (4)

“…l’aspetto insolito degli oggetti considerati familiari al momento del risveglio dopo un sogno inquietante, lo stupore di non riconoscere la propria faccia nello specchio del bagno, l’inespriminile sospetto, più tardi, che la propria moglie e i propri bambini siano degli estranei misteriosi. La maggior parte degli individui soggetti a paure riesce ad esorcizzarli in una certa misura nel corso dei suoi riti mattutini che svolge molto metodicamente, in modo che la realtà della vita quotidiana sia instaurata, anche solo in maniera incerta, al momento in cui esce di casa. Ma la realtà comincia a essere salda solo nell’anonima comunità del treno dei ‘pendolari’. Diventa massiccia quando il treno entra in stazione: ergo sum, l’individuo può ora mormorare a se stesso, e recarsi in ufficio ben sveglio e sicuro di sé.”

Vi chiedo se vi è mai capitato di avvertire questo senso di irrealtà, e se vi spaventa e vi induce a cercare rassicurazione o al contrario vi spinge a riflettere.

(1) Chuang-tzu, Mondadori, Milano 1998, pp. 24-25.
(2) G. Colli, La sapienza greca, vol. III: Eraclito, Adelphi, Milano 1980, p.47 [A 32]
(3) A. Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, Laterza, Roma-Bari 1991, vol. I, p. 48.
(4) P. L. Berger-Th. Luckmann, La realtà come costruzione sociale, Il Mulino, Bologna 1969, pp. 205-6.

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Un pensiero su “Il senso di irrealtà

  1. marco

    ciao io ho 17 anni e dopo aver fatto 3 tiri di canna ho avuto gli stessi sintomi, ricordo ancora quando mi guardai allo specchi in bagno e dissi:”oddio ho fatto una cazzata stasera ci lascio le penne”e la mia vita è stata stravolta. per 3 settimane ero colpito da ininterrotti stati di ansia e paura poi pian piano le cose si sono ristabilite pero’ ogni tanto mi viene un pochino la sensazione non fisica ma mentale che le cose a cui penso non debbano essere vissute da me…. pero’ devo dire che sono migliorato moltissimo… TRANQUILLI RAGAZZI PASSA TUTTO DA SE QUANDO AVETE UN ATTACCO DI PANICO FOTTETEVENE TANTO NON SUCCEDE NULLA: MORIRE NON MUORI SVENIRE NEMMENO… TI VIENE SOLO UNA CAGA IMMENSA MA NIENTE DI CHE…. VIVETE LA VITA E PENSATE PIU’ A VOI STESSI….. METTET DA PARTE GLI ALTRI PER UNA SANTA VOLTA E DITE :”IO SONO ME STESSO””IO SONO IO!!” PERO’ DITELO CON CONVINZIONE…….. DAI UN CALCIO ALLA VITA E VIVI NELLA POSITIVITA’…….. SOPRATUTTO QUELLO CHE MI HA AIUTATO E’ STATO IL BUDDISMO BASTA LEGGERE UN LIBRO E TUTTO CMBIA.. IO PIANGEVO DI FELICITA’…… DOPO QUESTO RACCONTO VI SALUTOO

    CIAOOOOOOOOOO

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