K’ung-fu-tzu

Colui che noi occidentali chiamiamo Confucio nacque nel 551 avanti Cristo nello stato cinese di Lu. Il periodo in cui nacque è uno dei periodi più importanti della storia. Secondo il filosofo Karl Jaspers in questo periodo – chiamato periodo assiale- avviene un grande risveglio culturale in diverse parti del mondo e vengono gettate le basi di una visione del mondo destinata ad avere successo per molti secoli a venire. E’ questo il periodo in cui in Cina compaiono, oltre a Confucio, Lao-Tze e Chuang-Tzu, in India vive il Buddha (nato nel 566 a.C circa), in Persia (l’attuale Iran) Zarathustra fonda una religione etica, nell’attuale Israele i profeti presentano una visione universalistica della fede: ed in Grecia nasce la filosofia. La nascita della filosofia in Occidente appare dunque, in questa prospettiva, come un momento di un risveglio mondiale di coscienza, che in Occidente ha assunto senz’altro un carattere particolare, ma non al punto che non sia possibile operare confronti con quanto è stato pensato altrove. Di famiglia povera, anche se nobile, Confucio fece l’insegnante, poi diventò magistrato e ministro della giustizia. Un biografo così commenta i risultati della sua attività di ministro: “Dopo tre mesi che egli governava lo Stato, polenta di cereali, agnello e maiale non aumentarono di prezzo; uomini e donne non andavano insieme per via; non ci si appropriava di oggetti lasciati per la strada; gli ospiti, giunti da ogni parte nella città, erano bene accolti da tutti” (Sima Qian, Memorie dello storico, lib. 47). Ma non durò molto. Poiché i suoi consigli non venivano ascoltati, se ne partì, e vagò per circa tredici anni, cercando un posto in cui le sue idee filosofiche e politiche potessero essere applicate. Deluso, tornò nello stato di Lu, dove si dedicò all’insegnamento fino alla morte, avvenuta nel 479 a. C. Il suo pensiero ci è stato trasmesso attraverso i Dialoghi (Lun-yu), La Grande Dottrina e Il giusto mezzo, scritti dai suoi discepoli.

Confucio non intende creare un nuovo sistema filosofico, né fondare una religione. Egli si inserisce in una tradizione che vuole perpetuare. Come altri pensatori cinesi, Confucio ritiene che in passato sia esistita un’età dell’oro, in cui tutto era integro e perfetto, che è andata poi perduta in seguito ad una crisi storica. Il suo sforzo è quello di guardare a quest’età perduta per imparare ciò che è giusto per il presente. Il centro di tutto il pensiero di Confucio è l’uomo. Se vogliamo istituire un confronto con il pensiero greco, dobbiamo pensare ai Sofisti ed a Socrate. E’ con loro che l’asse del pensiero greco passa dalla speculazione sulla natura del mondo alla riflessione sull’uomo e sulla società. Il problema di Confucio si può esprimere così: chi è l’uomo? E: quali caratteristiche deve avere un uomo per essere come deve essere?

L’uomo, risponde, non va preso in astratto, ma considerato all’interno di tutte le sue relazioni. L’uomo fa parte di una società, ha legami familiati, ha obblighi verso gli altri. L’uomo, insomma, è un essere sociale e politico. Poiché ogni uomo è legato agli altri, la prima qualità da sviluppare è lo jen, che si può tradurre con solidarietà o umanità. Ognuno di noi deve agire considerando la rete di relazioni in cui è immerso, e avvertendo la conseguenze remote delle sue azioni. Si trova in Confucio un principio etico importantissimo, chiamato principio della regola aurea: non fare all’altro quello che non vorresti che fosse fatto a te:

Ziong domandò: “C’è una parola che faccia da guida per tutta l’umanità?” Il Maestro disse: “E’ la reciprocità. Quel che non desideri per te, non farlo agli altri.” (I Dialoghi, libro XV, 23).

Come sapete, nel Vangelo si trova una affermazione molto simile:

“Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti” (Matteo, 7, 12).

In questo caso si tratta di fare e non di non fare, ma il princìpio (principio di reciprocità) è lo stesso. La solidarietà ed il rispetto favoliscono il mantenimento dell’ordine sociale. Come alcuni sociologi contemporanei, Confucio pensa alla società come un sistema statico, che si regge sulla stabilità di alcune relazioni e sul rispetto di alcuni rituali. Tutto ciò è compreso nel concetto di li. E’ li il rispetto delle buone maniere nelle relazioni interpersonali, la cura estrema nell’esecuzione dei rituali religiosi, il rispetto della propria posizione sociale e dei ruoli. In famiglia i rapporti devono essere rigorosamente gerarchici: la moglie subordinata al marito, il figlio al padre, il fratello minore al fratello maggiore. Nella società, il suddito è subordinato al sovrano, cui deve obbedienza (ma anche il sovrano, per il principio dell’ordine, deve rispetto al suddito). Confucio desidera una società in cui regni l’ordine più rigido, convinto che questo ordine possa riflettere e promuovere l’ordine dell’universo.

Quella di Confucio è una filosofia dell’immanenza, e questo è un suo aspetto attuale. Per immanenza si intende la considerazione del mondo umano a prescindere dal Divino. Confucio non nega la divinità – il Tao -, ma non se ne occupa. La sua è una filosofia per l’uomo immerso nella società. Un secondo aspetto attuale è il carattere ecologico della sua antropologia. Confucio, cioè, si rende conto che non è possibile pensare l’uomo se non all’interno delle relazioni con gli altri uomini e, più in generale, con l’ambiente. L’ordine umano è un riflesso dell’ordine della natura. Questo approccio al problema dell’uomo è molto prossimo ad alcuni modelli ecologici diffusi nella psicologia contemporanea, come quello di Urie Bronfenbrenner. Un aspetto per il quale invece il confucianesimo appare distante è la concezione sostanzialmente autoritaria dell’ordine sociale. Per questo motivo il confucianesimo è stato fortemente osteggiato in Cina nel secolo scorso, accusato di essere responsabile dell’arretratezza sociale e della permanenza di un sistema economico-politico feudale. Mao Tze-tung, il leader comunista che più di ogni altro ha plasmato la Cina contemporaneo, era fortemente anticonfuciano. Solo in anni più recenti il pensiero di Confucio ha trovato alcuni interpreti, che propongono l’umanesimo confuciano come alternativa tanto al comunismo quanto all’economia di mercato.

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2 pensieri su “K’ung-fu-tzu

  1. utente anonimo

    IL MICIO CONFUCIANO

    Cinque cimici cinesi

    ed un micio confuciano

    si facevano da mesi

    la battaglia sul divano.

    Schiaccia questa, mordi quella,

    graffia quella, scaccia questa,

    gli rimase la più bella

    ben nascosta sulla testa.

    Ma Confucio disse al micio:

    “Lascia vivere l’insetto:

    meglio fare un sacrificio

    che restar solo nel letto”.

    Così il micio confuciano

    donò a cimice la vita,

    se la tenne sul divano

    e la battezzo Prurita.

    (R. PIUMINI)

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