Area di progetto

In questi ultimi mesi ci concentreremo nella stesura dell’Area di progetto su La cultura di pace in Puglia. Il lavoro prevede anche una ricerca esplorativa (limitata alla popolazione del paesello) sulle opinioni correnti su guerra e terrorismo. Intanto questa è la premessa. Trattandosi di un testo collettivo, sono non solo accettate, ma richieste correzioni, modifiche, aggiunte da parte di alunne e colleghi.

Di fronte alla crisi mondiale che stiamo vivendo, nella quale alla violenza dell’imposizione di un modello economico iniquo e discriminatorio risponde la violenza del terrorismo, capita di restare senza parole. L’afasia non è conseguenza solo della paura, dello stupore, dell’impaccio del pensiero di fronte all’orrore della violenza, ma anche della inadeguatezza delle vecchie visioni ideologiche, dei linguaggi politici del Novecento, degli slogan ricevuti dalle passate stagioni della contestazione. Si può vincere l’afasia solo cercando con fatica un nuovo linguaggio, nuove categorie, nuovi slogan, al di fuori di quelli ormai logori ed anacronistici delle ideologie. Parole che sono state già adoperate per battaglie giuste, ora acquistano una nuova concretezza, come strumenti linguistici e concettuali al servizio dell’ humanitas nell’epoca della globalizzazione.
Molte di queste parole ci vengono da Gandhi: poiché la battaglia di Gandhi per l’indipendenza dell’India è stato il momento più nobile della storia del Novecento.
Del lessico gandhiano fa parte la parola swadeshi, che in italiano è stata tradotta con autosufficienza o fedeltà alle tradizioni. Più aderente alle intenzioni gandhiane può essere l’espressione fedeltà al territorio. Lo swadeshi è l’aspetto culturale ed economico dell’indipendenza politica. Per il Mahatma un popolo può diventare realmente indipendente soltanto quando giunge ad appropriarsi delle proprie risorse, liberandosi dalla dipendenza da prodotti ed ideologie create altrove. Anche le strutture politiche devono essere calate nel territorio e fare i conti con la sua storia, le sue istituzioni, la sua religione. Per questo la democrazia indiana doveva essere, più che una democrazia parlamentare, una democrazia fondata sui consigli di villaggio, istituzioni politiche antiche e radicate nel popolo. Così come l’economia, invece di inseguire il modello occidentale dell’industrializzazione, doveva valorizzare le industrie di villaggio ed il lavoro familiare della filatura. Il progetto costruttivo gandhiano, come è noto, non è stato attuato. L’India si è incamminata sulla via della modernizzazione: ed oggi, ben lontana dall’autosufficienza, è uno dei paesi finiti nella logica perversa del Fondo Monetario Internazionale, a partire dalla Nuova Politica Economica, inaugurata nel 1991. (1)
Questa ricerca sulla cultura della pace in Puglia è ispirata al principio della fedeltà al territorio. La convinzione che ci muove è che la Puglia ha una autentica vocazione alla pace: una vocazione che è scritta nella sua storia e nella sua geografia, nella presenza dell’altro, tangibile nei nostri antichi monumenti come nel recente sbarco di migranti, nel territorio, caratterizzato dalla presenza di quell’ulivo che è simbolo di pace per eccellenza, nell’indole della gente, aperta per radicata mentalità commerciale od ospitale per l’antica solidarietà dei poveri. Questa vocazione è anche confermata dalla presenza di testimoni e maestri della pace, uomini che hanno portato il contributo di un pensiero limpido e di una prassi ferma nella difesa dell’uomo e del territorio. Ne abbiamo individuati tre: Lanza del Vasto, don Tonino Bello e Dino Frisullo. Un cattolico inquieto aperto alle religioni orientali, un vescovo ed un comunista. Forme diverse di impegno, diverse impostazioni culturali, ma un medesimo impegno umanistico.
Ma la Puglia non è solo la loro terra. È anche una regione ampiamente militarizzata, avamposto strategico per i piani militari della Nato. È anche la regione che fornisce all’esercito molti dei suoi giovani, spinti dalla prospettiva di un lavoro sicuro, quanto mai allettante in una terra ammalata di disoccupazione. È, ancora, la regione nella quale la gestione dell’arrivo dei migranti – quelli che le forze politiche e dell’informazione chiamano clandestini – è viziata spesso da approssimazioni, da colpevoli mancanze, quando non da vere e proprie speculazioni.
Luci ed ombre, quindi. Il prevalere delle prime sulle seconde dipenderà dalla presa di coscienza dei cittadini, oltre che dalle scelte dei politici. Dipenderà dalla difesa collettiva di un territorio contro chi vorrebbe snaturarlo, costringendolo dentro logiche che non gli appartengono. Dipenderà da una presa di coscienza delle popolazioni meridionali contro chi vorrebbe ridurre il Sud a terra di scarico delle scorie della modernità o di deposito per gli arsenali che minacciano quella parte di mondo che la nostra storia ci chiede di amare e comprendere.
Questa ricerca intende contribuire, nel suo piccolo, a questa presa di coscienza.

(1) Sugli effetti della Nuova Politica Economica in India, cfr. M.Chossudowsky, La globalizzazione della povertà, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1998, pp.147 ss.

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5 pensieri su “Area di progetto

  1. Prima di risolvere la vostra perplessità sulla scheda,voglio dirvi che il progetto ha la mia approvazione…scherzo…comunque mi piace!Adesso veniamo a noi,siccome l’ intervista l’ho rivolta ad una persona con le mie stesse idee la sua risposta è stata coerente:la guerra è stata una conseguenza poichè l’obiettivo era diventare più potenti attaccando uno stato “debole”,capito?

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