Orientarsi nella storia della pedagogia

Quest’anno avete iniziato lo studio della storia della pedagogia. Nel triennio studierete l’evoluzione delle concezioni pedagogiche dagli antichi Egizi ad oggi. Ne sentirete di tutti i colori: troverete chi sostiene che i bambini sono tentati dal Diavolo, e perciò bisogna sottoporli al più presto ad un intervento educativo massiccio, e chi afferma che sono naturalmente buoni e vanno sottratti quanto più è possibile all’influsso negativo della società; chi sostiene che bisogna studiare tutto, e chi vuole che la formazione si limiti alle conoscenze utili; chi pensa che l’educazione non debba fare distinzione tra maschi e femmine, e chi invece sostiene che le donne devono ricevere un’educazione minima, giusto l’indispensabile per dedicarsi alla cura della casa: e così via.

Come orientarsi in questa selva di opinioni? Vi fornisco qualche criterio, che vi raccomando di tener presente nello studio delle diverse pedagogie.

Vi sono, in primo luogo, pedagogie della continuità e pedagogie di rottura. Secondo le prime, educare vuol dire trasmettere i valori ed i modelli della propria cultura, adattando la persona che si aduca alla società in cui si trova a vivere. Le pedagogie di rottura invece interpretano il processo educativo come il momento in cui si sottopone a critica la cultura, nell’atto stesso di consegnarla alle nuove generazioni. Attraverso l’educazione si cerca di realizzare una nuova società, migliore di quella presente. Queste pedagogie mirano a suscitare dei “disadattati”, persone che si pongano consapevolmente contro il sistema e lottino per modificarlo.

Ogni pedagogia discende da una particolare concezione dell’uomo. Vi sono pedagogie ottimistiche e pessimistiche. Per le prime, l’uomo è un essere sostanzialmente positivo, in possesso degli strumenti – la ragione, soprattutto – per dominare il mondo e realizzare pianamente se stesso. Le pedagogie pessimistiche invece considerano tragica la nostra condizione, sostengono l’inadeguatezza della ragione ed evidenziano il male, l’errore, il vizio come limiti ineliminabili, che impediscono la realizzazione di un mondo umano assolutamente positivo.

Legato alla visione antropologica è il problema dell’autorità. Vi sono pedagogie autoritarie e pedagogie antiautoritarie (o libertarie). È chiaro che, se penso che la natura umana sia buona, non sento il bisogno di ricorrere all’autorità: saranno sufficienti minimi, sporadici interventi per aiutare la natura dell’educando a svilupparsi secondo la sua naturale bontà. Se l’educando ha invece una natura cattiva, dovrò intervenire con durezza, impedire la sua libera espressione, spezzare la sua volontà e sostituirla con la mia.

Vi sono poi pedagogie individualistiche, che mirano alla formazione di un particolare individuo, preoccupato esclusivamente del proprio destino lavorativo, della propria tranquillità o della propria salvezza, e pedagogie comunitarie, nella quali la formazione del singolo non è mai separata dalle esigenze della collettività.

Infine, troverete pedagogie dell’immanenza e pedagogie della trascendenza. Immanenza è il mondo dell’esperienza umana, in particolare quello naturale e storico. Trascendenza è ciò che va oltre l’esperienza umana: il mondo del Divino. Per alcune pedagogie, il destino umano è legato alla natura ed alla storia, per altre invece l’uomo è un essere destinato alla salvezza ultraterrena ed all’incontro con Dio.

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10 pensieri su “Orientarsi nella storia della pedagogia

  1. PER QUANTO RIGUARDA LE PEDAGOGIE DELL’IMMANENZA E DELLA TRASCENDENZA NON MI è MOLTO CHIARO IL CONCETTO…CIOè PER QUANTO RIGUARDA L’IMMANENZA,SECONDO QUELLO CHE VOI AVETE SCRITTO, STA A SIGNIFICARE CHE ESSA è IL MONDO DELLE ESPERIENZE UMANE…….QUELLO CHE VORREI CAPIRE…..è LA PEDAGOGIA CHE SI OCCUPA DELL’UOMO IN RELAZIONE AL MONDO ESTERNO???SE COSì FOSSE XKè DARE TUTTI QUEGLI SPUNTI RACCHIUSI POI IN UNICO CONCETTO?”IMMANENZA”

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  2. Le pedagogie dell’immenza considerano l’uomo come un essere storico e naturale, prescindendo dalla dimensione soprannaturale (la vita eterna). I concetti hanno una funzione economica. Se li approfondisci, scopri sempre una molteplicità di spunti.

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  3. ESSERE STORICO E NATURALE!QUESTO NON CAPISCO…CIOè L’UOMO IN RELAZIONE ALLA NATURA E ALLA STORIA!?QUELLO CHE DICO IO……..QUESTO SOLO TERMINE NON AVREBBE LO STESSO DESIGNATO L’INTERO CONTENUTO?O FORSE HO SEMPLICEMENTE MAL INTERPRETATO IO IL TUTTO.

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  4. Allora. Io posso essere un uomo nato nel 1971, destinato a morire a quaranta, cinquanta, cento anni, fatto di un corpo che può ammalarsi e soffrire, e risultante da un’evoluzione naturale. Oppure posso essere uno che è nato nel 1971, che morirà tra cent’anni, e che dopo la morte è destinato al paradiso o all’inferno (nel mio caso, all’inferno). In questo secondo caso, io appartengo a due dimensioni: quella storica e naturale e quella soprannaturale. Le pedagogie dell’immanenza negano questa dimensione ulteriore. Certo, si poteva dire anche “pedagogie che considerano l’uomo come essere naturale e storico”, ma se dico “pedagogie dell’immanenza” risparmio parole. Per questo ho detto che “immanenza”, come tanti altri termini della filosofia, ha una funzione economica. Ci consente di risparmiare parole.

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  5. utente anonimo

    non sempre la pedagogia ottimistica ha sempre ragione,non è detto che con la ragione si può ottenere tutto il mondo,e quindi migliorare anche se stessi.L’uomo è sempre stato preso come un burattino in grado di fare qualsiasi cosa,sin dall’antichità esso è stato sottoposto a molte educazioni seguendo certe norme,idee,concetti,e cosi si è creato un proprio mondo culturale e individuale;oltre alle norme non esiste niente altro per lui.l’essere deve avere una certa quantità di conoscenze e di esperienze utili per poi applicarli nella vita,queste cose per me sono da bocciare.attraverso l’educazione noi non cerchiamo solo di creare una societa nuova per le nuove generazioni,ma all’interno di questa società ci sono anche gravi disagi, in quanto alcuni possono schierarsi contro essa perchè non è alla loro altezza e che non li soddisfi abbastanza.Non è vero inoltre che il destino dell’individuo è legato alla natura e che non sarà mai distinto da Dio per ottenere la salvezza.A volte neanche io credo che tutte queste cose siano vere, non metto in discussione i pensieri dei grandi protagonisti della storia, ma penso che per loro la vita non era un granchè in quanto erano legati a certe cose assurde…kiss by Arysu’

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  6. Il nostro linguaggio tende sempre all’economia. Tu non dici “per favore, passami quelle cosa con quattro gambe ed un fondo che serve per sedersi”, ma dici “passami quella sedia”. Eppure quando diciamo “sedia” possiamo intendere tante cose diverse. Una sedia può avere quattro, tre, due, una sola o nessuna gamba. Può avere o meno lo schienale, e così via. In filosofia e nelle altre scienze succede la stessa cosa. Si usano termini che consentono di risparmiare lunghi giri di parole.

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