Risposta a Drita

L’ultimo commento di Drita al post sulle Opinioni dei docenti merita una risposta un po’ più ampia di un semplice commmento. Di seguito ricopio in corsivo il commento di Drita; segue la mia risposta. Naturalmente questo non è un dialogo tra me e Drita, ma è aperto al contributo di tutti.

Se democrazia significa “governo al popolo” la scuola non è democratica e non lo può nemmeno essere perchè viene governata dall’alto!!!!!!se per democratico intendiamo il rispetto delle libertà tra cui qulla di espressione, allora può esserlo. Però è chiaro che un proffessore può facilmente coprire con la propria autorità e col proprio sapere opinioni anche sbagliate, per cui meno si esprimono su argomenti non strettamente scolastici e meglio è. La scuola è un luogo di educazione, ma deve rispettare i principi che le famiglie hanno dato ai giovani, e non sovvertirli, a meno che non sia il giovane stessoa cercare il confronto. Parlare di politica o di religione o di altre scelte strettamente personali può essere poi indelicato e scorretto. Secondo me è giusto che i professori esprimono le proprie opinioni o le loro esperienze, ma senza influenzare l’alunno!

1. Non è vero che la scuola è governata dall’alto. La gestione della scuola è affidata ad una molteplicità di soggetti: il dirigente scolastico, i docenti, i genitori e gli alunni stessi. Queste componenti hanno strumenti propri per partecipare alla gestione della scuola: strumenti che il più delle volte vengono usati poco e male. La scuola è aperta alla partecipazione dei genitori, ma i genitori non se ne interessano, delegando ai soliti due o tre genitori più attenti e responsabili; la scuola è aperta alla partecipazione degli alunni, ma gli alunni finiscono per usare le assemblee di classe come occasione per non far nulla, e quelle di Istituto come rumorosi raduni, dove c’è qualcuno che parla e nessuno riesce a capire che dice: nella migliore delle ipotesi (ho visto anche assemblee d’Istituto fatte da una decina di studenti, mentre gli altri se ne stavano a casa). Probabilmente nella scuola c’è un’offerta di democrazia e di partecipazione che è anche superiore alla richiesta.
2. Hai ragione, il docente ha sull’alunno il vantaggio di una cultura senz’altro superiore, per cui non gli occorre molto per far prevalere il suo punto di vista. Ritengo per questo che il docente debba esprimere le proprie convinzioni in forma debole, per così dire; in modo tale, cioè, da favorire la replica dello studente; ed evitare, sempre, il fanatismo e la condanna ideologica.
3. Non credo che si possa fare una distinzione tra argomenti scolastici e argomenti non strettamente scolastici. La religione, ad esempio, è un argomento extrascolastico? E Spinoza, e Pascal, e Rosmini, e Lambruschini, e Kierkegaard, e Nietzsche (la lista potrebbe continuare per un bel po’) non hanno niente a che vedere con la religione e l’ateismo? La politica è un argomento extrascolastico? E la Rivoluzione francese, e il Risorgimento, e il Fascismo, e il Comunismo non sono fatti politici? Ma forse vuoi dire che di questi fatti – religiosi, politici – bisogna parlare, perché rientrano nei programmi di studio, ma guardandosi bene dal ragionarci su. E’ un’idea di scuola un po’ triste – teste chine sui libri, intente a ripetere fatti e date, facendo bene attenzione ad evitare i giudizi e le interpretazioni. E mi chiedo a chi possa realmente servire una scuola del genere.
4. La scuola deve rispettare i principi educativi delle famiglie se questi sono rispettabili, non se questi sono in contrasto con i principi educativi della scuola stessa. Poiché, al di là delle opinioni e della formazione personale dei singoli docenti, la scuola come istituzione ha dei valori spirituali e civili da diffondere: la democrazia, la solidarietà sociale, l’antirazzismo, l’antifascismo. Valori che sono scritti nella nostra Costituzione. Se un alunno ha ricevuto in famiglia degli insegnamenti razzistici (cosa tutt’altro che infrequente) io ho non solo il diritto, ma anche il dovere di intervenire, di costringerlo ad argomentare i suoi giudizi, di metterlo in difficoltà per mostrargli quanto miserabili sono le sue convinzioni. In altri casi, ovviamente, non sono autorizzato a farlo.
5. Non c’è nulla che un professore possa fare, senza influenzare l’alunno. Quando ho cominciato a insegnare, avevo l’impressione che tutto ciò che facevo in classe lasciasse ben poche tracce sui miei studenti. Un’alunna invece mi spiegò che non era così: che, senza che io lo sospettassi, certi miei alunni erano arrivati al punto di vestirsi come me.

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9 pensieri su “Risposta a Drita

  1. penso che abbia ragione infatti x me nella scuola non esiste la democrazia non abbiamo tutti gli stessi diritti.A volte anzi spesso gli alunni non vengono ascoltati e penso che invece i professori debbano farlo.Stare dietro la cattedra non significa essere Dio!!!!!!!!!!!!!!!

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  2. utente anonimo

    Anche i miei alunni dovrebbero sentirsi in dovere di ascoltarmi, ma spesso non lo fanno: e allora devo costringerli a farlo. Se ti aspetti che gli altri ti rispettano, senza che tu faccia nulla, credo che avrai molte delusioni dalla vita. Impara a far rispettare i tuoi diritti.

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  3. Il verbo ascoltare ha un significato diverso, nei due casi. Io l’ho usato nel senso di ascoltare le lezioni. Ed è una cosa che un docente non dovrebbe nemmeno chiedere. Se venite a scuola, sapete che venite ad ascoltare lezioni (non solo questo, naturalmente), così come se andate al cinema sapete che assisterete alla proiezione di un film. Non ha senso venire a scuola e poi lamentarsi perché bisogna ascoltare delle lezioni. So perfettamente che le lezioni – anche quelle ben fatte – sono tutt’altro che divertenti, e che stare cinque ore seduti su una sedia di legno è una vera e propria tortura. Ricordo perfettamente tutto il mio disagio, il fastidio, la rabbia di quand’ero studente. Ma il professore in questo caso non ha colpa. Non è stato lui ad imporvi di passare le vostre mattine in quel modo. Ed anche se le sue lezioni fossero noiose, non me la sentirei nemmeno di incolparlo: perché non è detto che la filosofia e la matematica, la biologia e il diritto debbano essere cose divertenti. Potrà sembrarvi scandaloso, ma a questo mondo non tutto è divertente. Né facile. Ci sono cose noiose e difficili, che però sono importanti.
    Voi avete usato il verbo ascoltare nel senso di ascoltare le ragioni dell’altro. Avete ragione: i docenti dovrebbero imparare ad ascoltare un po’ di più le ragioni degli alunni. Ma vorrei che le cose da ascoltare fossero, qualche volta, diverse dalle richieste di sconti di pena, per così dire. Così come vorrei che ci fosse un po’ di autocritica da parte vostra. Perché quando ascolto le ragioni di una di voi – ragioni che spesso sono serissime – molte volte vado a sbattere contro l’ostilità e l’incomprensione delle altre: perché voi esigete un trattamento rigorosamente uguale per tutte, una giustizia senza equità, un andare avanti senza guardare in faccia nessuno; e se uno si ferma a considerare le difficoltà, parlate di favoritismo.

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  4. utente anonimo

    Un insegnante deve tenere presente nel suo lavoro che, se si insegna la
    libertà di espressione in libertà di espressione e si
    dà libertà di espressione, si è sempre sul taglio
    di una lama affilata e si potrebbe cadere in mille pericoli più
    o meno gravi: dispersione, pressappochismo, superficialità,
    ipocrisia, imposizione, autoritarismo, seduzione, mortificazione.

    Eppure questo “camminare sulla lama” è ciò che fa crescere
    insegnanti e alunni insieme nel confronto delle opinioni. Sì,
    perché insegnare è sempre anche imparare.

    E «un’idea di scuola un po’
    triste – teste chine sui libri, intente a ripetere fatti e date,
    facendo bene attenzione ad evitare i giudizi e le interpretazioni
    »
    non è solo triste, ma con tutta probabilità falsa.
    Pensiamo alla storia, la sola scelta,
    operata dal docente o dal libro di testo, di determinati fatti e
    l’esclusione di altri presuppone già una interpretazione,
    interpretazione forse ancora più pericolosa perché
    subdola e nascosta sotto l’etichetta dell’oggettività o della
    neutralità.
    Uno studio il più possibile asettico, neutrale, privo di giudizi
    ed interpretazioni porterebbe poi davvero a non influenzare l’alunno e
    a rispettare la sua libertà? Libertà dell’alunno e
    addirittura di quella dei suoi genitori? Non sarebbe invece
    rinchiuderlo in una gabbia di convinzioni mai messe alla prova e in
    fondo negarlo alla libertà?
    La libertà è una questione che resta sempre aperta e ci
    consente non solo darci risposte ma accrescere il numero di domande che
    ci poniamo.

    Penso vi possa divertire leggere queste vecchie notarelle di un
    professore sugli Insegnanti neutri.

    Riporto inoltre un
    passo
    , che rimanda ad un pensatore Giovanni Gentile, sulla
    libertà di insegnamento, sancita anche dalla nostra
    Costituzione: […] Gentile contro padre Gemelli difese la
    libertà di insegnamento del professore di filosofia (e, quindi,
    di tutti) e spiegò che la filosofia, poiché favorisce
    l’esercizio dell’analisi critica e della ricerca, avrebbe avuto un
    effetto grandemente positivo sulla formazione dei giovani proprio
    perché libera. L’insegnante, quindi, non poteva essere concepito
    come mero esecutore. La sua identità professionale non
    può esser tutta nel suo ruolo burocratico di impiegato:
    l’insegnante è definito anche dalla libertà con cui
    interpreta e trasmette la cultura. La libertà di insegnamento
    è quindi essenziale alla definizione della sua
    identità.[…]

    Buone discussioni.
    Renata

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  5. utente anonimo

    Io penso ke oggi nn solo nella scuola ma anke al di fuori,siamo arrivati ad un punto ke nessuno sa più ascoltare l’altra persona,e questo secondo me vuol dire mancanza di rispetto.Altrimenti nn si spiegherebbero tutte le cose ke accadono ogni giorno!!!!

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