Peppino Impastato


Il potere non è affare dei politici, ma qualcosa che riguarda profondamente ciascuno di noi. In disaccordo con il libro di testo, abbiamo approfondito l’idea di potere come possibilità di fare qualcosa, di scegliere la propria vita, di muoversi, di creare, di produrre, di pensare, di fare. Il concetto di potere ci è apparso così legato a quello di libertà. Come la libertà, il potere appartiene a tutti, o non appartiene a nessuno. In una società in cui tutti abbiano rinunciato alla libertà, chi volesse essere libero sarà perseguito come criminale. In 1984 di Orwell il protagonista è costretto a scrivere il suo diario di nascosto, poiché nella società in cui vive ogni gesto è spiato da schermi televisivi, ed il minimo atteggiamento non previsto dal sistema viene punito duramente. E’ per questo che facciamo scelte politiche anche non volendo: la nostra vita quotidiana, la decisione, ad esempio, di passare le giornate a guardare la televisione, o a discutere e riflettere, non è privata, ma contribuisce a rendere migliore o peggiore la vita di tutti.

Un sistema nel quale le possibilità degli individui – il loro potere e la loro libertà – sono fortemente limitati, è quello clientelare-mafioso. Pur sussistendo apparentemente le garanzie democratiche, in un tale sistema la possibilità di azione è subordinata alla sottomissione a chi detiene il monopolio delle possibilità, il boss mafioso o politico (chiameremo questo monopolio non potere, ma dominio). Le possibilità (ad esempio di lavorare) sono concesse dal boss mafioso o politico al proprio cliente, mentre ne è escluso chi non accetta tale sottomissione. Il sistema si regge sull’indifferenza, la tacita accettazione, l’omertà, la rinuncia alla libertà da parte delle popolazioni vittime di tale sistema. Popolazioni che non sono, forse, solo quelle delle zone tradizionalmente considerate mafiose, poiché v’è chi sostiene che il modello clientelare-mafioso possa essere utile anche per analizzare il funzionamento di alcuni grandi Stati, democratici ed altamente industrializzati.

Uno che non accettò il sistema clientelare-mafioso fu Peppino Impastato. Domani sera RaiDue trasmetterà un film dedicato alla sua vita: I cento passi, di Marco Tullio Giordana. Vi consiglio di vederlo. Se lo perdete, potremo vedercelo con calma a scuola.

Peppino Impastato nacque nel ’48 a Cinisi, in provincia di Palermo. Veniva da una famiglia mafiosa, e perciò la sua scelta precoce di porsi contro il sistema fu fin dall’inizio dolorosa. Nel ’76 diede vita a Radio Aut, una radio autogestita, dai cui microfoni denunciò, anche attraverso una satira feroce, gli affari malavitosi del boss Tano Badalamenti. Fu ucciso l’8 maggio del 1978. In un primo momento si disse che era morto nel tentativo di compiere un attentato terroristico; poi, che si era suicidato. Infine, anche grazie all’impegno del Centro di documentazione a lui intitolato, si è giunti al riconoscimento della matrice mafiosa del delitto, ed alla condanna (nel 2002) all’ergastolo del boss Badalamenti.

Raccontata così, sembra la storia di un fallimento. Sono sicuro che la visione del film riuscirà a convincervi del contrario.

 

 

 

 

Risorse

 

 

 

 

Centro Siciliano di Documentazione “Peppino Impastato”

Peppino Impastato

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7 pensieri su “Peppino Impastato

  1. ciao sono toni da novara
    un ingegnere chimico

    che fa il suo lavoro nel settore della protezione ambientale

    ma che vuole essere informato e che crede che
    la scuola e anche l’università dovrebbero essere completamente rivoluzionate

    sono un appassionato lettore di Ivan illich, Paul Goodman, Nietzsche, Max Stirner e tanti altri

    hai per caso visto il film di vittorio de seta che hanno fatto a rai3 durante le vacanze di natale??
    ciao

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  2. a dire il vero ci sono tanti altri che mi hanno molto influenzato:

    t. veblen, wright mills, noam chomsky, gore vidal
    whyte ( l’uomo dell’organizzazione)
    ernesto rossi ( sui monopoli e il vaticano)
    paul duesberg (sulle menzogne dell’aids)

    mino pecorelli, giuseppe fava, peppino impastato,
    giuseppe marrazzo,

    mi piacerebbe tanto conoscere il pensiero di marcello bernardi e di francisco ferrer
    emma goldman

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  3. Avevo visitato qualche giorno fa il tuo bel blog su Tim Buckley, un cantante che ho scoperto da poco grazie ad un’amica. Lorca, Song of the Magician, Dream Letter sono state la colonna sonora di queste festività. Mi fa piacere trovarti sul mio (anzi, sul nostro) blog. Purtroppo mi sono perso il Diario di un maestro di De Seta. Chomsky l’ho prestato alla mia alunna prolissa, ma non credo che le sia piaciuto. Su Bernardi ti consiglio quest’ottimo profilo sulla Rivista Anarchica: http://www.anarca-bolo.ch/a-rivista/270/20.htm
    Illich mi riprometto di trattarlo in primavera. Torna a trovarci.

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  4. non ho visto il film, ma spero di vederlo a scuola nei prossimi giorni…bè ,io penso che sia anche un pò normale il fatto che ci sia qualcuno posto sempre ad un gradino più in alto di noi..xkè se non ci fossero coloro che detengono il potere sono certa che si vivrebbe nel caos…e non sono daccordo sul fatto che il potere o appartiene a tutti o non appartiene a nessuno..sappiamo tutti quanto è grande la voglia di prevalere sugli altri..e se il potere fosse un privilegio di tutti scoppierebbe il finimondo….e sappiamo anche non può NON APPARTENERE A NESSUNO…quindi si cerca di affidare questo potere a chi più ne ha le capacità..c’è chi ne abusa,ma infondo non siamo mica tutti santi.

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  5. utente anonimo

    Secondo me il potere e’ un argomento che interessa l uomo nel corso della sua vita o meglio l occompagna in ogni istante della sua giornata.Qualsiasi cosa noi facciamo,una scelta,uno stato psicologico in cui ci troviamo il potere e’ la prima cosa che interviene nelle nostre reazioni.Facendo riferimento al film “I CENTO PASSI” colgo l occasione per dire che non ce’ bisogno di spostarci alla mafia Siciliana o ai grandi e “potenti”stati che influenzano,sottomettono senza pudore i piu deboli nei piccoli paesi tra cui il mio,nelle scuole,nei gruppi c e’ sempre qualcuno che tende ad essere superiore,senza rispettare le persone in generale.Io penso che il potere alla fine dei conti lo hanno tutti il bello e’ che pochi lo sanno utilizzare.

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