Politiche sociali per la devianza

Alla luce delle teorie studiate, esponete il vostro parere sulle politiche sociali che bisognerebbe adottare per affrontare le situazioni di devianza.

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9 pensieri su “Politiche sociali per la devianza

  1. utente anonimo

    Cosa farei io per migliorare il percorso ambiguo di queste persone che non riescono a raggiungere la loro realizzazione personale e cercano una via alternativa,oserei dire per arrivarci?In qualità di politico,ottimista o per meglio dire UTOPICO,cercherei la soluzione più lineare ovvero:ci sono disoccupati che rischiano di cadere nella grande ragnatela del commercio facile e sporco?Incrementiamo i posti di lavoro,intervenendo automaticamente sul loro successo personale e sociale!Mi sembra però un tantino fiabesco proporre un qualcosa a cui sicuramente molti dirigenti di questo settore aspirano lavorandoci duramente.Parliamo poi di devianza in base alla teoria dell’etichettamento perchè la società fa fatica ad accettare modelli diversi da quelli che impone giorno dopo giorno??Io,allora,politico intelligente,dovrei prima proporre di curare il gruppo sociale a cui appartengono prima di pormi il problema di cambiare le idee altrui,profondamente rispettabili tra l’altro come l’esempio dei gay,dovrei tener conto di quanto sia assolutamente libera l’opinione altrui.

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  2. utente anonimo

    Immedesimandoci in alcuni politici possiamo renderci conto della rilevanza dei problemi devianti ed in particolare di quelli giovanili.
    Robert Merton, attraverso l’anomia (intesa come la mancanza di leggi del singolo individuo: quest’ultimo si sente perso) spiega la devianza giovanile: la maggior parte dei giovani delinquenti sono ragazzi appartenenti a classi svantaggiate dal punto di vista socio-economico, che ottengono il successo con l’affermazione di sè nella violenza, in azioni criminali o teppistiche, in cui occorre mostrarsi abili, coraggiosi o spregiudicati.
    E’ “distruttrice” anche la differenza che vi è tra Nord e Sud: un esempio potremmo riscontrarlo nelle società mafiose, concentrate soprattutto nel Sud.
    Dopo aver osservato attentamente questo problema, bisogna creare nuovi posti di lavoro, in quanto, nel Sud c’è un alto tasso di disoccupazione dovuto a continui atti vandalici.
    Impegnando tutti quanti in un’attività lavorativa, è possibile risolvere la devianza.
    Anche il razzismo nei confronti degli immigrati ed i maltrattamenti nelle carceri, nel lavoro, nella scuola contribuiscono a sottolineare problemi devianti.
    L’obiettivo è quello di rendere la società più solidale con il prossimo, soprattutto se è il deviante.
    In questo obiettivo potremmo coinvolgere i mass-media e gli educatori con le loro informazioni e i loro consigli.

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  3. utente anonimo

    …La domanda che ci viene posta è questa:come si potrebbe migliorare tale squilibrio,ovvero una mancanza nel rispettare le norme nel sistema sociale?Nelle vesti di politici sarebbe più opportuno dare possibilità a queste persone di entrare nel mondo lavorativo,costruendo un maggior numero di fabbriche,e quindi incrementando stipendi, possibilità economiche e automaticamente la loro realizzazione personale.

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  4. utente anonimo

    In una città della Calabria (Cosenza?) l’amministrazione comunale ha affrontato il problema della microcriminalità costituendo una cooperativa di lavoro, (cioè una coop. il cui scopo è fornire ai soci occasioni di lavoro), riservata però solo a coloro che avevano avuto problemi con la giustizia. Diversamente da me, che credevo che l’esperimento si sarebbe trasformato in una forma di “ghettizzazione”, gli amministratori comunali sono riusciti a capire la difficoltà di spezzare il legame di solidarietà che vincola tutti questi soggetti gli uni agli altri, o a prevedere che l’inserimento nel mondo del lavoro di alcuni soltanto tra gli appartenenti ad una comunità per la maggior parte dedita alla malavita, avrebbe avuto inevitabilmente breve durata, anche per il probabile riproporsi delle occasioni criminose all’interno di un ambiente sostanzialmente immutato.
    L’occasione così proposta di una conversione collettiva delle attività di sostentamento ha visto con successo l’ingresso nel mondo del lavoro di soggetti che non sono stati alienati dal loro ambiente ed è stata affiancata ad una politica di incentivi fiscali e sovvenzioni per l’avvio di attività turistico-recettizie condotte a livello familiare dai membri della stessa cooperativa, nelle abitazioni del centro storico, in precedenza quasi inaccessibile per il pericolo di aggressioni e scippi, con conseguente riqualificazione ambientale, superamento del degrado urbano e rilancio dela turismo locale.
    Prof, non so se questo c’entri molto con quello che volevi sapere tu..
    Ludò

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  5. C’entra moltissimo con quello che volevo sapere io , e risponde anche ad alcune cose dette dalle mie alunne. Quella di cui parli è una iniziativa intelligente, che dice molto su quanto possono fare dei politici privi di pregiudizi.
    Raffaella e Rita (alle quali voglio ricordare che quello dell’anomia era Durkheim) parlano dei maltramenti nelle carceri, nel lavoro, nella scuola. I maltrattamenti nelle carceri sono in Italia un problema reale, di cui si parla poco. Amnesty International ha denunciato violenze e vere e proprie torture, nelle carceri rese già invivibili dal sovraffollamento. Il problema della violenza sul lavoro è anch’esso reale, ma mi sembra causa di malessere più che di vera e propria devianza. Quanto alla violenza nella scuola, vorrei che ne parlassimo subito.

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  6. utente anonimo

    Le situazioni di devianza sono presenti ovunque.Abbiamo studiato che essa è dovuta a uno squilibrio della società,perciò trovare una soluzione non è facile,ma se fossi una sociologa cercherei di conoscere le problematiche degli individui e immedesimarmi!|Bisognerebbe costituire luoghi dove tutti dovrebbero avere un compito in modo da sentirsi utile e cancellare le differenze che si creano.Ci sono alcune associazioni che si propongono di farlo ma vengono prese “SOTTO GAMBA.”bisognerebbe fare una società a misura di tutti ma …è un sogno!

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  7. utente anonimo

    Io credo che per cercare di prevenire il fenomeno della devianza si potrebbe cominciare dal creare nuovi posti di lavoro, importanti per ridimensionare lo squilibrio tra fini e mezzi, che secondo Merton è alla base della devianza. Sarebbe necessario anche che i mass-media non divulghino ideali distorti della società; di una società fatta solo di ricchi, belli e simpatici. C’è bisogno, ancora, di un ritorno ai valori, che non derivino necessariamente dalle religioni, ma semplicemente che incrementino le definizioni negative verso certi comportamenti, la cui minoranza rispetto a quelle favorevoli, crea secondo Sutherland questo fenomeno. Bisognerebbe inoltre eliminare la violenza e la distruzione dell’identità dell’individuo nei carceri.

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  8. utente anonimo

    Voglio intervenire nuovamente,io inizialmente parlai della costruzione di un luogo,adesso Ludo una persona che è intervenuta per esprimere la sua opinione ha detto che in Calabria hanno dato vita a una cooperativa per le persone in difficoltà ,ma essa ha portato in un certo senso alla nascita di un mondo a parte,almeno è quello che io ho capito(accetto correzioni),beh è vero.!Allora nella società dovrebbero essere meno pregiudizi e cercare di lavorare insieme per far si che il mondo sia diverso…..!

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  9. utente anonimo

    Ciao Anna, leggo solo ora il tuo post. No, la coop. non ha isolato i lavoratori: questo è quello che temevo io. Io pensavo: perchè mettere insieme tutti quelli che hanno avuto problemi con la giustizia, e non integrarli con gli altri? Invece , vedi, è difficile che un ex pregiudicato, che vive tra amici, parenti, vicini dicasa, ancora dediti a piccole attività criminose, si trovi da solo un lavoro onesto. Per lui è molto più complicato. Questo farà si che gli altri lo guardino con diffidenza, per esempio, che si senta un alienato nel suo ambiente, o che si senta addirittura dare del “traditore”; ma anche che tutti quelli intorno continuino sistematicamente a riproporgli di associarsi a loro nel prossimo furterello e via dicendo. Per lui sarebbe difficile non farsi convincere. E,comunque, sarebbe un uomo solo, se resta nel luogo in cui è nato e tra la gente con cui è cresciuto. Se tutti insieme hanno invece l’opportunità di lavorare, le cose cambiano. E’ vero, poi dovranno anche integrarsi con gli altri: ma questo sarà più facile, in un quartiere dove, per la diminuzione dei furti e degli scippi, per la nascita di piccole attività commerciali o turistiche, tutti gli altri si recano più facilmente e spesso. E, soprattutto, sarà più facile a persone che, avendo una attività lavorativa onesta, sono più accettate socialmente. E’ vero anche che ci vuole il tempo e, negli altri, il superamento di tanti pregiudizi.
    Ciao, Ludò

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