Bowling a Columbine

Mercoledì vedremo questo film-documentario di Michael Moore, premiato a Cannes e vincitore di un premio Oscar. Il film di Moore è una vera e propria indagine sociologica sulla violenza americana, partendo da un fenomeno estremo e significativo: l’assassinio di tredici ragazzi della scuola di Columbine da parte di due loro compagni. La gravità della situazione americana è ben chiara dai dati sugli omicidi per arma da fuoco.Negli Stati Uniti muoiono ogni anno per arma da fuoco ben 11.127 persone, contro le 255 della Francia, le 165 del Canada, le 68 dell’Inghilterra, le 65 dell’Australia e le 39 del Giappone. Le cause di tanta violenza sono individuate da Moore nella facilità con cui negli States è possibile acquistare armi e munizioni, ma non solo: anche i canadesi amano le armi, ma le usano raramente per ammazzare la gente. Il problema è invece un altro. Gli americani soffrono di paura. Sono angosciati, hanno l’impressione perenne di non essere al sicuro, di doversi difendere da qualcuno, e di doverlo fare attaccando per primi. I mass media alimentano questa paura, enfatizzando gli episodi di violenza e concentrando l’attenzione sulla minoranza di colore, presentata come una minaccia per la sicurezza pubblica. La guerra portata dagli Stati Uniti contro stati anche molto lontani è una proiezione di questa stessa paura. A ciò si aggiunge la fragilità del sistema assistenziale americano, che non riesce ad affrontare la grande piaga della povertà e contribuisce anzi ad alimentare la situazione di degrado ed abbandono delle periferie.
Un film che vi consentirà di dare uno sguardo all’altra faccia dell’America, ma anche di cogliere alcuni pericolosi meccanismi sociali e psicologici che sono presenti – anche se in modo più lieve – nella nostra stessa società.
Se vorrete, potrete poi scrivere qui le vostre impressioni.

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6 pensieri su “Bowling a Columbine

  1. Strano che a definire BAC una “vera e propria indagine sociologica” sia un blog sociologico (posso chiamarlo così?): mettere sullo stesso piano Durkheim e Moore è quantomeno inquietante. Il film di Moore è grezzo, impreciso, talvolta in cattiva fede, sicuramente non rigoroso: pone i giusti problemi con appropriata tensione retorica e tenta alcune risposte, ma ha gravi difetti anche deontologici e non può pretendere di essere un “indagine sociologica” a mio parere. Dovrei rivederlo una seconda volta comunque…

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  2. Questo non è un blog sociologico, ma un più modesto laboratorio scolastico: con finalità, cioè, prevalentemente didattiche. Non ho messo sullo stesso piano Durkheim e Moore, mi pare. Se dico che Alberoni è un sociologo, metto sullo stesso piano Alberoni e Durkheim?
    Moore affronta un problema sociale, ricorrendo ad interviste, materiale documentario, analisi delle variabili indipendenti. Tutto ciò merita il nome di indagine sociologica. Che poi sia una buona indagine sociologica, è un altro problema. Moore non ha naturalmente gli strumenti concettuali e metodologici per un’indagine rigorosa. E tuttavia vi sono inchieste sociologiche anche famose, non meno approssimative dal punto di vista metodologico. Ad esempio Inchiesta a Palermo o Banditi a Partinico di Danilo Dolci. Anche lì una ricerca appassionata,
    e con scopi di denuncia. Un tipo di indagine che ha la sua utilità nell’evidenziare problemi ed abbozzare analisi che poi potranno essere approfondite con più raffinati strumenti metodologici.

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  3. scusa, non avevo capito che si trattasse di un blog “privato”… Comunque: il punto per me è che il film di Moore è utile per scatenare eventuali indagini serie, quindi sicuramente una buona premessa per riflessioni sociologiche (come può esserlo però anche “American Beauty” per dire…) ma visto il contesto in cui lo poni, propongo umilmente di interrogarsi non solo sul contenuti, ma anche sulla forma dell’indagine compiuta da Moore. Non parlo neanche di “rigore metodologico” (hai ragione: è solo un film in fondo) ma di etica e onestà – e di spirito critico per il fruitore. Qui un link in proposito: http://www.hardylaw.net/Truth_About_Bowling.html

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  4. Non ho detto che questo è un blog privato, ma che è didattico. E’ rivolto a tutti, ma principalmente alle mie alunne: e di ciò tengo conto nella scelta dei temi, e del linguaggio.
    Il contesto nel quale rientra la visione del documentario di Moore è un modulo sulla socializzazione, la devianza ed il conflitto; le alunne hanno studiato la metodologia della ricerca sociale al terzo anno: suppongo quindi che sappiano individuare da sé i limiti di un lavoro del genere.
    Moore ricorre a qualche forzatura (mettere sullo stesso piano NRA e Ku Klux Klan, forse), a qualche semplificazione (il cartoon sulla storia dell’angoscia americana), a qualche collegamento più o meno arbitrario (quello tra la tragedia nella scuola ed i bombardamenti nella ex Jugoslavia), per suscitare indignazione nello spettatore. Non mi sembra tuttavia che la sua critica della realtà americana sia ingiustificata e strumentale.

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  5. utente anonimo

    Prof,ci avevate chiesto di commentare il documentario visto qualche settimana fa sull’America…mi ha praticamente sconvolta,le armi sono alla portata di tutti anche dei bambini che dovrebbero pensare solo al gioco!Il mondo si è rovesciato non si riescono a definire i limiti;se i bimbi sono attratti da esse tanto da usarli contro i coetanei,dove arriveremo?ricolegandomi a quello che accade in Irak credo che l’America abbia solo manie di onnipotenza,arrivare prima degli altri per non essere attaccati e portare la morte a coloro che forse non sanno il significato di questo conflitto!

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