Johan Galtung e l’11 settembre

Trattando dei conflitti ho accennato alla peace research, gli studi sociali sulla pace per comprendere le cause (sociali, psicologiche, culturali, economiche) della guerra e cercare la via per superare i conflitti senza violenza. Il più importante rappresentante di questi studi è il sociologo norvegese Johan Galtung, fondatore dell’Istituto di Ricerca per la Pace di Oslo, ed attualmente direttore del programma ONU “Transcend”, per il trascendimento nonviolento dei conflitti. Galtung è autore di testi fondamentali, come Ci sono alternative! (Edizioni Gruppo Abele), Pace con mezzi pacifici (Esperia) e La trasformazione nonviolenta dei conflitti. Il metodo Transcend (Edizioni Gruppo Abele).

Tra gli aspetti centrali del pensiero di Galtung c’è un’analisi della violenza che sottolinea in particolare il ruolo della violenza strutturale e culturale. Per violenza strutturale Galtung intende quelle realtà di ingiustizia, sfruttamento, povertà, che costringono gli individui a vivere in situazione di notevole disagio, senza che apparentemente nei loro confronti venga compiuta alcuna violenza. La violenza culturale è invece tutto ciò che fa parte dei nostri universi simbolici (religione, filosofia, arte, scienza) e che giustifica, promuove, esalta la violenza diretta o strutturale.
Un esempio della sua analisi dei conflitti è un saggio dal titolo “11 settembre 2001: diagnosi, prognosi, terapia”, tradotto in italiano nel primo numero della rivista Quaderni Satyagraha, che, benché nata da poco, si sta imponendo come la più importante rivista italiana di studi sulla pace.
Galtung comincia la sua analisi distinguendo due forme di terrorismo, dal punto di vista tattico: un terrorismo di stato ed un terrorismo non di stato. Entrambe le forme di terrorismo colpiscono vittime civili, ma nel primo caso l’azione è diretta da uno Stato contro i propri nemici, mentre nel secondo caso si tratta di gruppi che, utilizzando la tecnica della guerriglia, attaccano uno stato. Dal punto di vista ideologico, invece, il terrorismo è caratterizzato sempre dal fondamentalismo, vale a dire quel modo di pensare che distingue rigidamente il mondo in dui: da una parte (dalla propria parte, ovviamente) il bene, dall’altra il male, senza che tra le due parti sia possibile alcun accordo. Questo modo di ragionare appartiene indubbiamente ad Al Qaeda; ma esso, per Galtung, è proprio anche di Bush jr. Galtung fa riferimento alle convinzioni religiose di Bush jr, e cita un’affermazione di Colin Powell, secondo la quale “l’America è stata designata dalla divina provvidenza a guidare il mondo”. Lo scontro tra gli USA e Al Qaeda è quindi, secondo questa analisi, uno scontro tra fondamentalismi.
Ma Galtung si spinge oltre, ed afferma che quella dell’11 settembre è stata una rappresaglia, “probabilmente motivata soprattutto da una combinazione di odio, di disperazione e ‘violenza, il solo linguaggio che comprendono’, in altre parole dal blocco del processo comunicativo”. Per argomentare questa tesi, Galtung enumera la lunga serie di interventi militari degli Stati Uniti dalla Seconda Guerra Mondiale in poi, che intendono accreditare l’immagine degli Stati Uniti come la guida del mondo, ed inevitabilmente creano un forte risentimento in chi si trova a subire il peso dell’influenza economica e del potere militare statunitense.
Galtung indica sette vie per impedire che la violenza dell’11 settembre porti alla violenza della rappresaglia:
1. Riconoscere lo stato palestinese
2. Ritirare le basi militari americane in Arabia Saudita, perché ciò è percepito dai musulmani come un sacrilegio (è come se ci fossero basi militari in Vaticano)
3. Abolire le sanzioni contro l’Iraq
4. Avviare un dialogo pubblico sui rapporti tra occidente cristiano ed Islam, accettando l’indito del presidente iraniano Khatami
5. Evitare la presenza americana in Afghanistan
6. Creare zone libere dalla globalizzazione nelle regioni del mondo in cui la globalizzazione provoca morte
7. Riconciliarsi, seguendo l’esempio della Germania nei confronti degli ebrei
Come sapete, la storia è andata in tutt’altra direzione.

Risorse

Transcend. A Peace and Development Organization for Conflict Transformation by Peaceful Means

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Un pensiero su “Johan Galtung e l’11 settembre

  1. Fa sempre piacere scoprire nel mondo del pensiero unico e incontrovertibile , una voce che dice una verità sempre più sepolta e tacitata.
    Pensiero unico la cui ideologia è il libero mercato, il libero sruttamento di popoli e nazioni, il mantenimento di un ordine economico in cui 4/5 dell’umanità muoiono di fame per consentire a quel quinto residuo di intossicare il pianeta con i propri consumi abnormi. Sì perché non è che le ideologie siano morte , ne è rimasta solo una, quella più dannosa di tutte.
    Sono importanti questi discorsi, queste riviste, questi studi, questo impegno civile.

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