Crocifissi nelle aule

Una sentenza del tribunale dell’Aquila ha ordinato al preside di una scuola elementare di far togliere il crocifisso dall’aula. La sentenza ha dato ragione ad Adel Smith, presidente dell’Unione Musulmani d’Italia, che in passato è stato oggetto di un pestaggio da parte di alcuni militanti di Forza Nuova negli studi di una emittente televisiva privata.

In questo articolo della Repubblica trovate i dettagli della notizia, mentre quest’altro riporta le reazioni ed i commenti, tra i quali spicca quello di monsignor Ersilio Tonini.
Cosa ne pensate?

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44 pensieri su “Crocifissi nelle aule

  1. utente anonimo

    crediam
    o sarebbe opportuno che qualcuno andasse a rileggersi Spengler o, quantomeno, che finalmente si facesse una seria analisi su una giustizia resa in modo solo formalmente rispettoso dei principi dell’ordinamento, ma in realtà asservita a narcisismo dell’estensore e strumentalizzata ai fini di personaggi che con l’ordinamento (almeno con il nostro) non c’entrano proprio niente.
    A quando una bella pronuncia che imponga il burka e liberalizzi la infibulazione quale ulteriore frontiera del liberalismo dei nostri nuovi maitres à penser?
    i fratelli De Mérode

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  2. Spero che non vi dispiaccia se, invece di Spengler, mi rileggo Rensi. Io ho una certa passione per i filosofi minori. Scriveva dunque Rensi nel’24, a proposito della introduzione nella scuole italiane dell’insegnamento della religione cattolica (questione analoga a quella dei crocifissi): “Vi sono ebrei, protestanti, atei? Hanno essi, cittadini italiani, diritti pari ad ogni altro di accedere all’istituzione scolastica che lo Stato deve fornire a tutti, senza venir offesi nelle loro convinzioni? Allora non vi è che un mezzo: che l’istituzione scolastica si fermi per quanto riguarda la religione su una base puramente negativa (cioè su quella del non insegnamento), perché solo così è evitata a ciascuno la lesione che all’uno o all’altro verrebbe da un’affermazione positiva. ciò, naturalmente, tranne per gli spiriti sopraffattori, i quali riscontrano un’offesa non solo nel fatto che sia insegnata una religione che essi non vogliono ma nel fatto che non sia insegnata quella che vogliono essi. Se tale spirito sopraffattore è quello del cattolicesimo, peggio per esso. Si corregga. In altre parole. Solo se e quando esiste una assoluta unità di coscienza religiosa, se e quando essere cittadini di un dato Stato, possedere una data nazionalità, vuol dire insieme professare una data religione (come forse in uno Stato ebraico o maomettano), solo allora lo Stato ha il diritto di insegnare la religione. Ma non più quando, come nei nostri Stati occidntali civili, l’unità di coscienza religiosa si è irrimediabilmente spezzata e il possedere una data nazionalità o cittadinanza è un fatto che si è interamente svincolato dal fatto di professare una data religione. (…) Ritenete in quanto Stato che una data religione sia verità, tanto che la insegnate? Allora dovete obbligare tutti i vostri cittadini, tutti coloro che appartengono alla vostra nazionalità, a professarla, o dovete cacciar fuori dal vostro seno, togliere nazionalità e cittadinanza a chi non la professa… (…) Siamo come è noto, la terra classica del diritto. Ma non si sa nemmeno capire dov’è e dove non è che il principio della maggioranza può avere applicazione. Non si sa nemmeno vedere che vi sono ambiti (e tra questi quello della religione e del suo insegnamento nelle scuole di Stato), in cui neanche la unanimità meno uno ha maggiori diritti di quest’uno.” (Giuseppe Rensi, Realismo, Unitas, Milano 1925, pp.32-37).
    Rensi, tra l’altro, era un conservatore.
    Quanto al burqa, bisogna essere davvero molto distratti per non accorgersi che è proprio la presenza dei crocifissi – la limitazione al principio di laicità – a dar ragione agli integralisti. In Francia, dove i crocifissi nelle scuole non ci sono, non è ammesso nemmeno il velo alle ragazze islamiche.

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  3. utente anonimo

    Eppure c’è qualcosa che stride in questo impedire che esso sia il velo alle ragazze o il crocifisso al collo, lo avverto come un’ingerenza della laicità in un fatto privato. Certo non è più un privato chiuso nella propria casa e nascosto è un privato che si mostra in pubblico.

    Le istituzioni pubbliche senza alcun dubbio non devono appropriarsi o esibire simboli religiosi – o peggio servirsene, brandendoli in nome di difese di identità e civiltà, mostrandosi così in tutta la loro incivile miseria – dovrebbero garantire non uno spazio vuoto, ma uno spazio libero. Essere una garanzia di libertà ai singoli di esprimersi.

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  4. Sulla faccenda del velo c’è un dibattito enorme, in Francia. Anch’io sono propenso a credere che si tratti di una imposizione, anche considerando che non sono poche le donne musulmane – scrittrici, intellettuali – che considerano il velo una conquista femminile. E poi si potrebbe usare la parola religione alla maniera di Durkheim: come visione globale della realtà propria di un gruppo sociale. Allora anche il laicismo sarebbe una religione. Impedire la testimonianza delle proprie convinzioni religiose è forse fanatismo laico – fino a che questa testimonianza non pretende il possesso esclusivo dello spazio pubblico, né comporta violazioni dei diritti umani.

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  5. utente anonimo

    sinceramente,nemmeno io sono convinta che la scelta del tribunale sia quella giusta,credo bisogna dare spazio agli altri di esprimersi e di dimostrare le proprie credenze senza imposizioni ed obblighi che possano limitare in qualche modo la volontà altrui!!non lo considero affatto normale che si”piombi”in classe carichi solo di “non altruismo”e nient’altro con l unico desiderio di far valere la propria volontà per qualche motivo che per chi ne consegue è valido ma per chi lo riceve può sicuramente essere una cretinata!ribadisco che vivere in una società multietnica vuol dire anche”cogliere l’occasione”per confrontarsi e trarre vantaggi, per acculturarsi e conoscersi e non per imporre all altro le proprie idee GIUSTE O SBAGLIATE CHE SIANO!!!!!!!

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  6. utente anonimo

    io sono un pò sconcertata di fronte a questo fatto di cronaca! è difficile emettere un giudizio definitivo, questo comporterebbe una lunga riflessione. la mia, anche se poi non così lunga, mi porta a dire che nei panni di quel giudice la mia sentenza sarebbe stata differente! io sono pienamente d’accordo con il totale rispetto verso le culture e le religioni diverse dalla nostra, partendo dal presupposto che non ci sono culture “superiori”. le minoranze devono essere tutelate. questo non vuol dire che le altre culture non debbano rispettare noi! io sono favorevole alla presenza dei crocifissi nelle aule perchè non credo che questi possano essere in qualche modo offensivi nei confronti di chi non crede in Gesù Cristo. quell’oggetto, quel simbolo che per noi ha un grande valore, per gli atei o per coloro che credono in altre religioni non significa niente. allora cos’è che provoca fastidio? dopotutto in classe è appeso il poster di un belloccio mezzo nudo che a me non piace, ma il suo sguardo fisso su di noi durante le lezioni non mi provoca imbarazzo! chiunque a mio parere è libero di affiggere qualsiasi immagine o simbolo che non sia offensivo per altri, e non credo che il crocifisso lo sia!

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  7. utente anonimo

    penso che ognuno di noi deve rispettare il prossimo .per esperienza personale posso dire che ogni inizio è duro,abbandonare la propria patria.le proprie tradizioni,la religione non è una cosa semplice.con il passare del tempo ho imparato a condividere le loro tradizioni e anche la religione,cosi come le persone che mi circondano hanno imparato a risprttarmi.

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  8. utente anonimo

    Vorrei essere giusta…la presenza del crocifisso non mi pone problemi o limiti(poiche’la fede c’e’, e non viene minimamente “disturbata” da un simbolo che non fa parte della mia vita)…ma volendo mettermi in discussione mi pongo su due fronti diversi,il primo positivo cioe’ cerco di tollerare ciò che non mi lidentifica,ma dall’altro lato credo che se ci deve essere “lui”tutti devono testimoniare delle proprie credenze,questo non avverrà…mai…perche?….

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  9. utente anonimo

    a mio parere se la mia fede è ferrea la presenza di un crocifisso non influenzerà mai il mio”credo”di conseguenza sarebbe giusto affiggere alle pareti i simboli di tutte le religioni che gli alunni professano!!!non sono daccordo con a.teresa perchè non credo non sia possibile!!!e da quello che ha scritto è un pò contraddittoria!!!!

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  10. utente anonimo

    no comment…la fede resta tale!!!penso ke si debbano rispettare tutte le religioni e che ognuno debba portare dentro di se la propria…un crocifisso non attesta la tua fede…

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  11. utente anonimo

    crocifissi!!!!o per tutte le religioni o per nessuno!e’ una forma di rispetto nei confronti degli altri..e chi non ne ha per altri ..non ne ha per se stesso!!per me e’ indifferente la presenza del crocifisso..ma se c’e’ per noi deve esserci per gli altri!

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  12. utente anonimo

    secondo il NOSTRO parere è giusto che si rispettino le religioni altrui,non fa differenza avere nelle scuole persone di cultura diversa…anzi è forse più bello che negli istituti ci siano oggetti di diverse religioni…
    E’ PAZZESCO HO LETTO TANTE CRETINATE E SECONDO ME NON è GIUSTO ABOLIRE UNA CULTURA RELIGIOSA CRISTIANA.

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  13. Per Sara: appendere alle pareti i simboli di tutte le religioni può essere complicato. Meglio forse lasciare la parete bianca, ed ognuno vi proietta quello che gli pare. Per Eleonona: il problema non è solo quello del rapporto tra la nostra cultura e le altre. Il crocifisso può sembrare inopportuno anche a chi è ateo: a chi, cioè, appartiene pienamente alla nostra cultura, ma non è cattolico né cristiano. Il problema è che la nostra cultura non è compatta, comprende punti di vista diversi, ferma restando l’importanza della tradizione cristiana. Per Emilia: in questa faccenda ognuno accusa l’altro di imporre qualcosa. Chi è contrario accusa i cattolici di imporre il crocifisso, chi è cattolico afferma che in questo caso viene imposta la rimozione di un simbolo della loro identità. Forse non è difficile capire chi ha ragione, se riflettiamo sul significato della parola imposizione. Per Seema e Milena: forse esagerate, parlando di “abolire la cultura religiosa cristiana”. Noi il crocifisso non l’abbiamo, e non mi sembra che venga abolito nulla. Al posto del crocifisso abbiamo due immagini della Madonna. Immagini che rispetto pienamente, perché le avete messe voi – così come rispetto, in quinta, il poster di Kledi e l’immagine (che mi piace molto) di un cucciolo di cane che gioca con un cucciolo di gatto. A me non piacciono – chi di voi mi conosce meglio dovrebbe saperlo – le decisioni che vengono dall’alto. Mi piacerebbe che anche la scelta delle cose da attaccare alla parete fosse il risultato di una decisione interna alla classe, in modo da corrispondere non ad una ipotetica identità del popolo italiano, ma alla identità vostra. Ma considerate anche che l’identità non è un feticcio, una cosa intoccabile e sacra, ma un processo continuo.

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  14. utente anonimo

    è vero che a noi la sentenza di togliere il crocifisso (se non sbaglio revocata) è sembrata un’imposizione, così come ai contrari al crocifisso l’imposizione sembra lasciarlo al suo posto…..secondo me è stato alzato un gran polverone che da una parte è stato utile per affrontare il problema della tolleranza nei confronti delle minoranze, dall’altra ha portato ad una sorta di “mini-conflitto interno”(tra coloro che la pensano in maniera differente) facilmente evitabile. a mio parere non era strettamente necessario rivolgersi direttamente al tribunale per ottenere la scomparsa dell'”oggetto-simbolo” frequentemente chiamato in causa nell’ultimo periodo…..non si poteva cercare di instaurare un DIALOGO prima di avviare la “lotta agli armamenti”?

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  15. utente anonimo

    Sono di nuovo qui…voreei rispondere a quanti hanno definito il mio intervento contraddittorio!io non sono di religione cattolica quindi la presenza o meno del crocifisso non mi tange! Ma tempo fa sono stata protagonista di un fatto spiacevole,con una persona che si ritiene cattolica mi chiedo se sia giusto avere solo i simboli non accompagnati da atteggiamenti che rispecchiano il tuo credere…a questo punto perche’ avere solo il crocifisso?ci sono modi di pensare non conosciuti perche’ non condivisi…vi e’ una chiusura a tutto cio che non si comprende con le proprie conoscenze o attraverso le tradizioni!SPERO di ESSERE stata chiara questa volta!

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  16. utente anonimo

    ciao
    per noi il crocifisso in classe ci deve essere e nn condividimo affatto ke bisogna togliere solo perkè ci sn ragazzi ke appartengono ad altre religioni!!!tutti noi dobbiamo adattarci e rispettare le idee degli altri e per questo nn pretendere di far togliere il crocifisso!

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  17. Sì, Anna, sei stata molto chiara. E do ragione anche ad Eleonora: certe questioni delicate andrebbero risolte con buon senso. Però le relazioni interpersonali spesso sono difficili, ci si scontra con chiusure e intransigenze. Rivolgersi ad un magistrato per ottenere ragione è pur sempre un modo civile di affrontare i problemi, una volta fallita la via del buon senso.

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  18. utente anonimo

    cara a.teresa, è vero che a volte si predica bene e si razzola male, ma sarebbe un errore fare di tutta l’erba un fascio! io credo che in ogni campo, in ogni categoria, in ogni cultura…..ovunque ci siano persone che lo fanno. non puoi dire che questo avviene solo tra i cattolici. è anche vero che ci sono cattolici(o musulmani, o buddisti…)rispettabilissimi, che credono pienamente nella loro religione e nei loro valori. comunque non sei stata abbastanza chiara ed esaudiente nella tua affarmazione-risposta!

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  19. utente anonimo

    ciao a tutti belli e brutti in classe secondo me non ci deve essere solo il crocifisso ma anche altri simboli appartenenti ad altre religioni cosi nessuno reclama e in questo modo si riesce a far contenti tutti asia e bianca

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  20. utente anonimo

    parliamo di tolleranza,di rispetto per le altre culture,di apertura ad ogni genere di confronto costruttivo con le altre culture?sn d’accordo con quanto è stato detto fin’ora:totale apertura mentale per chi la pensa diversamente da me ma cio’ non toglie che se io decidessi di trasferirmi in un paese islamico credo proprio che mi sarebbe negato di interferire in qualche modo sui simboli riguardanti la loro religione..bè non avrei nessuna voce in capitolo!…QUINDI non capisco perchè noi dovremmo rinunciare al simbolo della nostra religiono,di stato,tra l’altro!non vedo che genere di fastidio possa dare un simbolo che per queste persone è privo di alcun significato!mi dilungherei ancora molto ma temo di dovermi interrompere!è l’una!!

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  21. utente anonimo

    Alessia, la Costituzione italiana non riconosce più – come faceva lo Statuto albertino cui si richiamava la legislazione fascista – alcuna religione di stato e questo è anche stato quanto affermato dal nuovo concordato fra Stato e Chiesa.

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  22. utente anonimo

    I crocifissi nelle aule scolastiche e nei tribunali (dove, addirittura, era una circolare ministeriale del periodo fascista che ne imponeva la presenza!)?
    La questione si potrebbe vedere da due punti di vista:
    1) dal punto di vista delle fonti del diritto. La costituzione italiana, LAICA e che dichiara espressamente di considerare tutte le religioni uguali davanti alla legge, è, oltre che una norma superiore ai regi decreti o alle circolari ministeriali del periodo fascista, anche il testo fondamentale di uno Stato democratico e repubblicano nato dalle ceneri (si fa per dire) dello Stato fascista.Quindi, la sua stessa promulgazione avrebbe dovuto, dal ’48, risolvere il problema nel senso dell’abolizione del simbolo dai luoghi pubblici.
    2) da un punto di vista non strettamente giuridico, ma per così dire, sociologico e concernente la mentalità e le abitudini di un popolo, quello italiano, che ha familiarità con il simbolo della religione cristiana, anche se magari non è strettamente osservante. Qui il discorso si complica, credo. Ho quasi l’impressione (coadiuvata dai discorsi che sento fare al lavoro o sull’autobus in proposito) che per molti italiani il crocifisso sia, non tanto un simbolo, quanto un elemento di arredamento ovvvio e scontato.
    Ne ho uno di fronte anche io, per la cronaca. Le mie colleghe di lavoro sono tutte credenti. Infatti, il crocifisso l’hanno messo loro. e francamente se avessi di fronte il simbolo di un’altra religione, credo che lo tollererei allo stesso modo.

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  23. utente anonimo

    Pensiamo sia giusta la decisione presa dal giudice contro Adel Smith, in quanto, l’affissione del crocifisso in aula non influenza nè tantomeno degrada o offende gli appartenenti a diverse etnie religiose; poichè riteniamo priva di fondamenta il poter “contagiare” l’intera persona solo attraverso varie immagini cristiane.
    E’ importante manifestare, affermare e praticare il proprio culto.
    Così, concludiamo dicendo che siamo d’accordo con la “legge” dell’incaricato statale e, quindi, la conseguente riammissione dell’oggetto, per noi sacro, nelle sale pubbliche.

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  24. utente anonimo

    In merito alla questione vanno distinti i piani. Iniziamo da quello strettamente giuridico: non mi sembra giusto che un singolo individuo imponga alla maggioranza la rimozione del proprio simbolo, a meno che non sia un simbolo “contro” qualcosa o qualcuno. Nel nostro caso, certo non lo è il crocifisso. Se le minoranze rivendicano il diritto di disporre dell’identità – anche iconica – delle maggioranze, siamo alla sovversione di ogni elementare concezione democratica.
    In merito poi al valore morale del fatto, secondo me la paura o l’ostilità di Smith nei confronti della Croce è pericolosissima: se un simbolo fa tale effetto, le persone che sorte subiranno ?
    Consideriamo la questione dal punto di vista politico: è veramente giusto invocare lo spirito laico, come risolutore della controversia? La parete nuda è una soluzione ? Secondo me, la parete nuda imposta al di sopra delle parti, anche a dispetto di una maggioranza che vuole la Croce, è dispotica è totalitaria come qualsiasi simbolo: il suo vuoto evoca l’espulsione di Dio dalla società, senza che i suoi membri siano d’accordo. Non è laicità, ma laicismo. La laicità è parità di condizioni, e simboli non li rimuove, casomai li aggiunge, nè mortifica la coscienza collettiva, anche se religiosa. Il laicismo è una religiosità agnostica, che esclude la fede dall’orizzonte esistenziale, perchè la ghettizza nel privato, dimenticando che essa è una forza motrice della storia. Non a caso ha dato luogo a discriminazioni e persecuzioni. L’alleanza politica tra laicisti e fanatici religiosi in chiave anticattolica è un fronte sconcertante e squinternato: per odio a qualcosa, si mettono insieme atei e fondamentalisti !
    Mi sembra strano che certi liberi pensatori dimentichino che, sotto regimi teocratici, sarebbero mandati a morte…
    Meno male che il popolo italiano ha spontaneamente sostenuto il mantenimento di un simbolo che ricorda come 2000 anni fa qualcuno morì per tutti gli uomini…Penso sia educativo per tutti, cattolici e musulmani, credenti e atei. E credo non sia mai stato superato in valenza morale.

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  25. Dimentichi una cosa: una scuola non è una chiesa. Una croce è un significante, il cui significato: 1. non è univoco, 2. è legato al contesto. Questo vuol dire che: 1. a molti il crocifisso può sembrare tutt’altro che un simbolo di amore, e sai bene che storicamente ha avuto tanti significati, 2. nel contesto di un luogo statale può significare lo scadimento della fede a religione civile: cosa di cui non sarei contento, se fossi credente. Aggiungi che la questione è cominciata quando il preside ha impedito ai figli di Smith di porre accanto al crocifisso un versetto del Corano. Questo sarebbe stato un segno di laicità, come dici tu. Ma non è stato concesso, ed in ciò forse c’è qualche violenza, contro la quale Smith – del quale non voglio fare affatto l’apologia – ha reagito civilmente, rivolgendosi alla magistratura. L’alleanza politica tra laicisti e fanatici musulmani la vedi solo tu. Io vedo il bisogno di difendere la separazione tra luoghi statali e luoghi religiosi, proprio per bloccare sul nascere ogni tentazione fondamentalistica. Il crocifisso significa tutto e non significa niente. Per te significa che qualcuno si sacrificò duemila anni fa per tutti gli uomini. A me fa pensare a tutt’altro. E sarebbe il caso di rileggere L’ora di Kierkegaard, a proposito del significato che assume il cristianesimo quando è legato allo stato.

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  26. utente anonimo

    Nel messaggio di “anonimo – 09:37 del 15 novembre, 2003″ non è tanto chiaro come si realizzi il principio per cui ” la laicità è parità di condizioni”, che sembrerebbe portare rispetto al fatto che ogni individuo, anche uno solo, è portatore di diritti che nessuna maggioranza può negare e, appunto, il far riferimento e il reclamare, in tali questioni, la volontà della maggioranza. In tal modo viene a cadere la tutela di un diritto soggettivo inviolabile come la libertà religiosa.

    Non riesco a immaginare altra strada se non quella che l’istituzione scolastica – e sottolineo istituzione – resti imparziale. E se in questo si vede odio o alleanza con fanatismi religiosi in funzione anticattolica, credo si possa leggere:
    Spiritualità Sul crocefisso in classe di Vittorio Rapetti
    «oppure avviamo un percorso, certo più difficile ma anche più rispettoso e ricco, che getti le basi di una convivenza tra culture diverse e tra religioni diverse? E’ questa la scommessa più difficile: non è per nulla un “rinunciare” ai valori dell’occidente, anzi forse il modo migliore per applicarli nel concreto della nostra storia e non solo per proclamarli in astratto.»

    Non occorre ricordare poi che in nome della croce si sono compiute nei secoli nefandezze delle quali il papa attuale chiede di tanto in tanto perdono.
    Renata

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  27. utente anonimo

    per noi il crocifisso nelle aule sia una cosa di grande importanza sia per la nostra religione sia per noi stessi.Inoltre le persone di altra religione dovrebbero rispettare la nostra cultura.Quindi no all’abolizione del crocifisso nelle aule!

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  28. utente anonimo

    Come pensate, Tina e Giusi, che si possa esprimere il ‘nostro’ rispetto per le altrui culture, dato che non credo si possa solo richiedere il rispetto per la ‘nostra’?

    Ciao

    Renata

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  29. utente anonimo

    CIAO RENATA.SIAMO TINA E GIUSY QUELLO CHE DICI E’ VERO MA IL CROCIFISSO NELLE SCUOLE E’ STATO SEMPRE PRESENTE NON CAPIAMO PERCHE’ ALL’ ARRIVO DI PERSONE DI ALTRE CULTURE SI DEBBA ELIMINARE.DOVREBBERO CERCARE DI ADATTARSI!! SCUSA DI AVERTI RISPOSTO IN RITARDO CIAO!!!!!!

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  30. ciao darkness sono giusy.sono contenta che tu condivida il nostro pensiero sul crocifisso nelle aule.adesso sono sola perchè tina sta discutendo con un’altra persona.cmq ti ringrazio perchè alcune persone nn riescono a capire l’importanza di questa cosa.ti ringrazio darkness.ciao

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  31. utente anonimo

    per prima cosa il rispetto per queste persone lo esprimiamo nell’ accettarle nella nostra società, per rispondere meglio a questa domanda dovremmo vivere in prima persona questa situazione!

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  32. Renata chiedeva come si possono rispettare le culture (io ho detto religioni), non le persone. Si può realmente accettare una persona, senza accettare nulla della sua cultura, o senza consentirle di esprimere la sua cultura, o facendole capire da segni piccoli o grandi che la sua cultura non ha nulla a che vedere con la nostra e che non è gradita?

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  33. ciaooo giusy.. sono contenta che hai apprezzato la mia opinione.. è vero molte persone non capiscono l’importanza del crocifisso, non le capisco, ma rispetto la loro opinione…quindi anch’io: no all’abolizione del crocifisso!!!!!

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  34. utente anonimo

    loro possono esprimere la loro cultura e la loro religione ma essendo in un paese in cui il 90% delle persone ha una stessa religione devono rispettare almeno in parte le nostre tradizioni anche non condivendole

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  35. Almeno in parte, dici. Vuol dire che in parte no. Vuol dire che almeno in parte anche noi dobbiamo rinunciare a qualcosa, visto che ci sono milioni di persone che lavorano e pagano le tasse e contribuiscobno all’economia di questo paese?

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  36. Anonimo

    Non vorrei che questa mia opinione risultasse razzista ma io credo che gli emigrati mussulmani in italia debbano si svolgere anche il loro dovere di mussulmani,ma debbano anche rispettare i fondamenti base del paese in cui sono emigrati.Se l’italia quindi e un paese cattolico loro devono rispettare la religione piu’ praticata da questo stato poichè anche se il numero di mussulmani si fà sempre piu’ grande gli italiani cristiani sono sempre in maggioranza.Senza contare che se un italiano cattolico si reca nei paesi islamici puo’essere anche oggetto di mira del pericolossimo fanatismo dell’islam e mai e poi mai permetterebbo a lui di eliminare una figura sacra agli islamici.Se la popolazione italiana è prevalentemente cattolica che si lasci pure il crocifisso nelle scuole e che gli islamici si adattino al popolo che li ospita e che tralaltro lo tutela o cerca di tutelarlo in tutti i modi possibili.Certo nn mancano casi di puro razzismo ma questo è un capitolo a parte.Quindi che l’italia tuteli gli stranieri e che gli stranieri tutelino l’italia

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  37. QUELLI DI FORZA NUOVA SI SONO PURE MANTENUTI CON QUEL BEDUINO MANGIAMOSCHE IN QUANTO A PESTAGGIO; UNA DOMANDA… PERCHE’ NON METTIAMO UNA BELLA IMMAGINE DI SATANA CON I CHUPACABRAS CHE SGOZZANO CAPRETTI E VERGINI,COSI INIZAIMO GIA’ DA ADESSO I BAMBINI AL CULTO DI BELZEBU’.P.S. w SATANA E FORZA NUOVA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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