René Girard

A lezione ho accennato a Girard, a proposito della affermazione di Durkheim che una società sofferente “prova il bisogno di trovare qualcuno cui imputare il proprio male, sul quale vendicare la propria delusione”. Ho detto che Girard ha elaborato una teoria della religione che intende il sacro come espressione della violenza di una comunità contro una vittima designata.

Vediamo un po’ meglio.
Girard è nato nel 1923 ad Avignone. Ha studiato negli Stati Uniti, ed attualmente è docente presso la Stanford University. Già nella sua prima opera, Menzogna romantica e verità romanzesca, Girard, studiando il romanzo moderno, individua la dinamica mimetica del desiderio: esso, cioè, non è semplice desiderio di un oggetto, ma si sviluppa imitando il desiderio dell’altro. La mimesi è alla base della teoria del sacro esposta nell’opera più importante: La violenza e il sacro (1972), pubblicato in Italia dalla casa editrice Adelphi. Così come il desiderio fa nascere desiderio, la violenza fa nascere violenza. Questa è la situazione di una società prima della nascita del sacro. La violenza si moltiplica, diventa difficilmente controllabile, alimentandosi da sé. Di qui la necessità di ricorrere al sacrificio. Per porre fine alla violenza mimetica, la comunità individua una vittima, e sacrificandola ritrova la propria unità. La vittima prescelta ha la caratteristica di non poter essere vendicata, poiché la vendetta instaura un meccanismo violento a sua volta infinito, mentre il sacrificio deve concentrare la violenza allontanandola dalla comunità. La vittima diventa sacra, proprio perché svolge un ruolo fondamentale per la stabilità della comunità. Questo vuol dire che le origini della religione sono intrecciate con la violenza, ma bisogna aggiungere che si tratta di una violenza che risponde al fine economico di diminuire la violenza generale. E soprattutto va considerato che per Girard il cristianesimo è al di fuori di questo meccanismo. Il Cristo che muore sulla croce è vittima di violenza, ma al tempo stesso è colui che denuncia il meccanismo della violenza mimetica. Gesù diventa il Dio delle vittime, e mostra una via diversa per superare la violenza mimetica. “Gesù raccomanderà di imitare lui e di cercare la gloria che viene da Dio, anziché quella che viene dagli uomini. Mostrerà che le rivalità mimetiche non portano ad altro che all’omicidio e alla morte. Rivelerà agli uomini il ruolo del meccanismo vittimario nel loro sistema culturale, e non nasconderà il fatto che essi permangono debitori di tutti gli assassini collettivi commessi ‘fin dalla fondazione del mondo’. Domanderà loro di riconoscersi figli di Satana, votati alla stessa menzogna del padre, l’accusatore, ‘assassino fin dall’origine'” (L’antica via degli empi, Adelphi, Milano 1994, pp.191-192).
Questa concezione del cristianesimo esercita un fascino notevole su molti pensatori, intenti a ripensare il significato del messaggio cristiano nell’epoca attuale.

Risorse:

La guerra per avere la pace? Intervista a René Girard

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2 pensieri su “René Girard

  1. Ho scoperto questo blog leggendo quello di Floria e mi ha colpito la coincidenza che proprio in questi giorni sto rileggendo il Libro di Giobbe ( versione Ceronetti) per poi leggere il libro di Girard sul Libro di Giobbe.
    Vagolo da un po’ di tempo nella blogosfera e trovare un blog stimolante, che incuriosisca e sorprenda non è facilissimo, sono contenta di aver trovato anche questo.

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  2. L’antica via degli empi è una delle cose migliori che siano state scritte su Giobbe da gran tempo. Ma non mi convince. In particolare, non concordo con la sua interpretazione della teofania finale. E credo che si debba dire di Giobbe quel che Girard dice del Cristo.

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